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Piano Concerto - Forum pianoforte
Bianca

Cara nipote

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Dopo qualche indecisione ho cercato di raccogliere l’invito di Frank e… non avendo un giornale a cui spedirla l'ho messa qui ;)

“Cara nipote,
visto che non potrei mai occupare più di un underscore sull’acrobatica linea della tua esistenza, men che mai vorrei sprecare l’occasione di farne un segno che tu possa allegare alle tue raccolte di nomi e interpretare, quando la strada ti appare più tortuosa.
Il mondo in cui io vivo forse ti apparirà un mondo passato, come a me già ora pare passato quello in cui sono cresciuta e potrai ritenere che a nulla servano i consigli di chi è vissuto in circostanze che sono totalmente dissimili da quelle in cui ti troverai. E sarà la tua una convinzione del tutto conforme a quella che ciascuna generazione ha sempre nutrito nei confronti delle trascorse, fino a che non è diventata, essa stessa, la generazione precedente. Però, ascoltami, la tua opinione di adesso, è davvero l’opinione corretta: tu vivi probabilmente in un mondo diverso, di cui la maggioranza di noi può avere solo poca contezza e per il quale potrebbe essere completamente inadatta. Invecchiando, non cadere negli errori e nelle lusinghe della memoria, che a volte si trasforma in nostalgia, altre in pura fantasia. E non cadere neppure nell’errore opposto, pensando che il tuo presente sia predestinato a creare un futuro migliore: già troppe volte questa speranza è divenuta un pretesto. Rendi migliore il tuo presente, per quanto puoi.
Vedi, per il genere umano, la realtà attuale, passata e futura è come un sontuoso banchetto, opulento e sterminato e pieno di ogni prelibatezza, così come di sorprese amare, ma è imbandito una volta soltanto. Non si approvvigiona ed esaurisce le proprie dovizie man mano che il tempo passa. Quelli che sono giunti prima, sono stati certamente più fortunati, non necessariamente migliori, perché hanno avuto più vasta scelta a disposizione. Poco alla volta hanno consumato le vivande gustose, quelle a portata di mano e poco alla volta i seguenti sono stati costretti ad esplorare i confini lontani per trovare ancora qualcosa di appetibile. Sebbene il convito possa apparire inesauribile, nella speranza di trovare nuove delizie dovremo spingerci sempre più verso remoti estremi e affrontare rischi crescenti. Per questa ragione la tua impresa comincerà con un verso certamente più eroico del mio. Tuttavia le rime che seguiranno, la storia che vorrai raccontare e l’esito che avranno, quelle spetteranno a te e a te soltanto e dipenderà dalla tua capacità di affrontare il presente se il tuo futuro interiore si manifesterà oscuro o sereno.
Decifrare la realtà si rivela un’opera impegnativa che richiede attrezzi speciali e molti saranno quelli che proveranno a venderti il loro pacchetto di soluzioni, alcuni in buona altri in mala fede. Prendili tutti in considerazione sapendo già in partenza che di molti non ne potrai comunque fare a meno. Non mostrarti superba, perché la superbia non ti aiuterà, però non rinunciare mai a scoprire da te la via, a costruire da sola l’aratro per coltivare la tua terra e lo scafo per navigare i tuoi mari, a scrivere le canzoni per cullare i tuoi bimbi. Non sarà facile e ti farà sentire spesso probabilmente sola.
Dedicherai buona parte della vita a costruire le fondamenta e i pilastri dell’intera tua esistenza. Si tratta dell’insieme delle regole che da un certo momento in poi caratterizzeranno il tuo gioco e che distingueranno la tua personalità dalle altre, dei principi che, una volta consolidati, ti sarà difficile se non impossibile trasgredire: in una parola, della tua morale. Devi capire che la foggia con cui queste colonne sono edificate è varia, il materiale differente, il numero e la disposizione mutevoli, ma unico è il modo con cui esse prendono forma, per qualsiasi animale dotato di un intelletto, e tale modo è l’abitudine. Il momento in cui questo insieme raggiunge una struttura stabile, è il momento della maturità. Il momento in cui questo insieme cessa di evolvere e non è più in grado di adattarsi, quello è il momento della vecchiaia. Comunque vada questo sistema ti sarà indispensabile per vivere nel mondo e l’aspetto che gli avrai dato sarà fondamentale per i risultati che potrai ottenere. Non fraintendere però la funzione dell’abitudine con un atteggiamento passivo, poiché saranno necessarie curiosità, intraprendenza e tutta la tua intelligenza per compiere un’opera così imponente. Ti troverai di fronte a scelte, le sbaglierai e ricalibrerai il tuo progetto fino a che non ti garantirà delle risposte soddisfacenti. Attenzione a non fare che l’abitudine diventi di ostacolo, semplicemente sfruttala a tuo vantaggio, poiché non ne potrai fare a meno. Ti servirà in ogni circostanza, dalla più insignificante alla più complessa, ma sii sempre vigile affinché non comprometta mai il tuo giudizio.
Ecco, proprio questo, se dovessi puntare tutto su qualcosa, è quello su cui punterei, sulla tua capacità di giudizio, alla quale spetterà guidare ogni azione, ogni decisione e ogni tuo pensiero. Impara ad esercitarla, ad essa dedica la tua cura maggiormente che ad ogni altra facoltà, mantienila sempre in primo piano senza cessare di metterla a fuoco. Fai in modo che nulla e nessuno mai si sostituisca ad essa. Questo è il rischio più grande, proprio perché essendo la cosa più difficile è anche quella che si preferisce delegare, consciamente o inconsciamente. Su una simile debolezza punta chi vuole vendere facili miti, progresso a buon mercato, guerre sante o sedicenti politiche sociali. Ti vorranno dire cosa è bello e cosa è brutto, cosa è meglio e cosa è peggio, chi seguire e chi evitare. Dubita sempre del giudizio altrui, anche quando è onesto, perché non c’è cosa più preziosa o perdita più grande di questa facoltà. Coltiva il dubbio, compagno discreto ed elegante, non come una protesta distruttiva, ma come il principio di una nuova ricerca. Metti in discussione i tuoi e gli altrui traguardi e cambia prospettiva, ma ricorda che questi non sono fini, bensì strumenti per arrivare ad ulteriori risultati.
È solo grazie ad essi che puoi costruire una morale efficace e solida, la quale a sua volta dovrà servire a corroborare il tuo giudizio, come in un gioco dinamico e continuo. Difficile è indicare un luogo o un modo specifico in cui apprendere una simile arte, anzi impossibile. Quel che è certo è che oltre ad una predisposizione naturale, importanti saranno i tuoi maestri, i quali purtroppo non potranno dipendere da te che in minima misura. Tu potrai solo giudicare se essi sono all’altezza del loro compito e il tuo scopo sarà il metro con cui dovrai valutarli. Sappi che non vi è nozione che ti potranno insegnare con tale obiettivo che possa sostituirsi all’esempio che ti forniranno. Perché la capacità di giudizio non è fatta di tecniche e di calcoli, siccome è proprio quella che serve per scegliere laddove calcoli e metodi non arrivano più, sia per limitatezza della conoscenza che per l’indeterminabilità stessa delle cose, e perché la capacità di giudizio è quanto ti rende umano. Cerca allora la conoscenza più che puoi, sia essa di qualunque tipo e secondo le tue più genuine inclinazioni, e trova sempre in essa la tua umanità, che si rivela nel tuo giudizio, senza la quale nulla, di quel banchetto, potrà mai avere alcun sapore.
Altro non aggiungo, se non l’augurarti che un giorno, in un futuro lontano, quando avrai magari dimenticato del tutto queste poche parole, e quando forse a tua volta ti toccherà l’arduo mandato di indicare ai tuoi nipoti quali orizzonti seguire, anche allora, ti sia rimasto quel segno, invisibile e muto, mai sbiadito o spento, che solo ti avrà garantito la dignità umana.”
 

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Bianca ,quello che hai scritto è molto bello.

 

Ho letto e riletto e tutt'ora continuo a leggere, domandandomi se ha un senso abbandonare uno scritto così personale e importante in una piattaforma qualsiasi essa sia - dove, difficilmente, troverà una risposta. Ho sperato che qualcuno desse almeno un segno di interesse verso quello che hai scritto .... ma per ora invano.

Certo tu non sei Umberto Eco e dunque le tue parole per quanto importanti e profonde siano non hanno quella potenza che avrebbero se tu non fossi "solo" Bianca.

 

Mi sono domandato che cosa ti saresti aspettata, dopo aver impiegato un certo periodo del tuo tempo nello scrivere e nel pensare, da questo forum.

 

Non penso il silenzio che è seguito - e dunque il nulla - ma una qualche reazione, positiva,  o così così, o negativa ... E comunque fosse stata sarebbe stato meglio del nulla.

 

Avrei voluto estrapolare alcuni passi di questo tuo scritto che mi hanno colpito particolarmente e su cui sono profondamente in sintonia, ma poi mi rendo conto che sono in sintonia con tutto e che tutto quello che scrivi è importante.

 

L'unica cosa che posso dirti è che "la capacità di giudizio", non è mai stata l'arma più forte dell'umanità. Un'umanità che nella sua stra-grandissima maggioranza,  giudica in base al suo torna conto più spicciolo e più immediato, senza porsi troppe domande che vadano ben oltre la punta del naso, ovviamente è incapace di avere "capacità di giudizio". Oggi come oggi poi direi, che quella capacità è ancora più offuscata da una densa nebbia fatta di invidie, paure e rancori.

 

Ma.. io sono un beethoveniano :)  e mi piace finire sempre con l'ottimismo. Chissà? Forse la tua ipotetica nipote che avrai in futuro saprà ragionare in maniera assai migliore delle generazioni che ora popolano questo nostra Terra e saprà veramente usare con giudizio la sua "capacità di giudizio"!! 

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C'era un filosofo che sostenveva che un popolo si distingue dai suoi pregiudizi. In fondo è vero, nessuno può esserne vermante sgombro e questi spesso sono LA CIFRA di un popolo.

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Un tattato più che una lettera, nel senso che è molto pregna e forse troppo avulsa per un'adolescente....ma molto bella. Brava!

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Bianca ,quello che hai scritto è molto bello.

....

 

Grazie Daniele. Anche se un grazie è poco. Vedi, se anche fosse una sola la voce che risponde, questo sarebbe già abbastanza, o forse addirittura tutto quello di cui abbiamo bisogno. D’altra parte credo che una sola risposta sincera abbia un valore ineguagliabile da tutti gli applausi di questo mondo, pieni o vuoti di giudizio essi siano.

E grazie anche a tutti quelli che hanno letto, che abbiano condiviso o meno.

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 ho cercato di raccogliere l’invito di Frank e…

 

Magari ad ogni mio invito qualcuno "rispondesse" sempre così...sarei sicuramente più ricco.

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Torno dopo una vita ... e mi imbatto in questo scritto di Bianca ... che dire ... complimenti ... mentre lo leggevo mi scappava un mezzo sorriso sbilenco di approvazione.

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Torno dopo una vita ... e mi imbatto in questo scritto di Bianca ... che dire ... complimenti ... mentre lo leggevo mi scappava un mezzo sorriso sbilenco di approvazione.

 

Bentornato! era da un po' che mi chiedevo che fine avessi fatto :)

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La Moralità che trascende in struttura e cardine della vita. Direi... COMMOVENTE, vorrei aver ricevuto io a suo tempo una lettera del genere.

GRAZIE.

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La Moralità che trascende in struttura e cardine della vita. Direi... COMMOVENTE, vorrei aver ricevuto io a suo tempo una lettera del genere.

GRAZIE.

 

Grazie per l'apprezzamento...

 

 Daniele, tutto sommato Frank ci ha visto giusto anche questa volta ;)

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:P

 

Sei un po' impegnativa Bianca, ho dovuto rileggere un po' per mettere a fuoco un po' tutto

meno male pensavo di essere l'unica!

però cercando di raggiungere la concentrazione giusta (mia carenza in  questo periodo ) ho apprezzato molto e condiviso.grazie Bianca

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Sono riuscito a trovare solamente oggi il tempo di leggere questo denso e pregno trattato di vita. Mi sono riservato di attendere perché leggendo qualche giorno fa le prime righe ho subito capito che questo post meritava del tempo da potergli dedicare. Che dire Bianca? Complimenti sentiti!! Se solo la metà delle persone del mondo prendessero come spunto di esistenza un decimo delle parole che hai scritto probabilmente il nostro sarebbe un mondo migliore. 

Nella malinconia della tua lettera data dall'ambiente vissuto da chi ha osservato a lungo i passi compiuti ed ha provato ad immaginare quelli ancora da compiere, mi ha impressionato la naturalezza nella scelta di termini così arditi e ricercati che sembrano fuoriuscire con grande facilità dall'animo. 

Tuttavia ho percepito un fondo di ottimismo che accompagna tutta la lettura, un "se saprai scegliere allora vedrai che...".

Purtroppo in alcuni casi non riusciamo ad essere padroni della scelta. Gli eventi ci cadono addosso e dobbiamo cercare di accettarli per quello che sono, magari cogliendone gli aspetti positivi, ovvero l'idea che tutto sommato siamo esseri effimeri; per alcuni la vita si presenta come un'oasi bellissima simile al paradiso, altri sono costretti a vivere come se fossero mosche nell'oceano in balia delle onde ed è proprio per questi ultimi che è difficile trascorrere la loro esistenza riflettendo sulle scelte da compiere o cercando di cogliere gli insegnamenti delle scelte passate: giuste o sbagliate che siano. Penso a chi è cresciuto in mezzo alle strade e non ha avuto la fortuna di avere genitori o zii come te, che hanno cercato di dare linee guida sull'esistenza. Penso a chi muore di fame e la preoccupazione non è quella di trovare gli errori cogliendone le sfumature positive con l'opportunità di crescere, ma quella di procurarsi del cibo vivendo nell'inferno di non sapere se domani continueranno ad aprire gli occhi per procurarsene altro. Penso a chi, colto da malattie gravi, si chieda perché mai il destino gli abbia riservato questa fine. Penso che per molti la vita sia ingiusta perché tutti dovrebbero avere l'opportunità di confrontarsi con le tue parole, fare delle scelte, farsi la propria vita, scegliere come vivere la propria esistenza ed è qui che il concetto chiave secondo me va a spostarsi sul tempo, che possiamo interpretare come un nostro carnefice o come un nostro alleato. Siamo schiavi di una dimensione che ci sfugge inesorabile e probabilmente se potessimo controllarla oppure se non esistesse, le nostre scelte sarebbero molto meno oculate. La necessità di fare i conti con il tempo ci mette nella condizione di pensare bene alle nostre scelte perché come ricordi nella tua lettera, le scelte decideranno il verso della nostra vita. Le nostre scelte influenzano il tempo della nostra vita e la qualità del tempo che viviamo. Ma la tua lettera mi da una forte dose di speranza perché nonostante noi, esseri così piccoli, al cospetto del creato rappresentiamo un nulla, siamo comunque in grado di forgiare dalle nostre menti pensieri così alti con lo spirito di migliorare la nostra esistenza e quella delle generazioni future per lasciare qualcosa di noi ai posteri, ai nostri figli, ai nostri nipoti, proprio come hai fatto tu nella tua lettera tentando, se non altro, di continuare a vivere anche dopo la morte nei pensieri, nel cuore e nella vita di altre persone che avranno letto, condiviso e fatto propri i tuoi pensieri. Ancora complimenti. 

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Sono riuscito a trovare solamente oggi il tempo di leggere

 

Grazie Simone per le tue bellissime parole, che forse neppure merito...

 

E grazie ancora a tutti gli altri per aver condiviso.

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Chi mi conosce sa che sono notoriamente scarso di complimenti... Forse sono io invece che difficilmente riesco ad esprimere la bellezza di ciò che hai scritto. 

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Ma guarda secondo me non è cambiato nulla. Umberto Eco credo abbia preso un abbaglio in questo contesto. 

Prima c'erano i libri per fare informazione, oggi c'è internet, è cambiata la modalità di assorbimento e la velocità con cui poter reperire informazioni ma non vedo questo stravolgimento tale da mettere in discussione l'esistenza di un professore. 

Una volta avrei potuto prendere un libro e studiare autonomamente, oggi posso aprire internet e studiare autonomamente, non comprendo i connotati di questo stravolgimento... Il professore sta lì per semplificarti il lavoro, per colmare i tuoi dubbi; è un pozzo al quale attingere quando ne abbiamo bisogno, nel cartaceo così come nell'era digitale. Studiare matematica su un sito web o su un libro è la stessa cosa e richiede tempo, molto tempo, studiarla con un professore è molto più veloce e intuitivo: può farti degli esempi, svolgere degli esercizi, svolgere più passaggi per farti capire ed entrare in testa un metodo. 

Personalmente quando ho dovuto studiare da solo sui libri ho impiegato più tempo a incamerare le nozioni e comunque sempre in modo molto volatile. Non ricordo bene i dettagli di cosa ho studiato da solo e spesso devo riprendere il libro per leggere qualche costrutto. 

 

Ricordo molto bene tutto quello che ho studiato ascoltando la lezione e prendendo appunti, al punto che, soprattutto in università, non ho quasi mai aperto libro. Ristudiavo i miei appunti ed utilizzavo il libro solo per integrare qualche informazione magari solo accennata dal professore. 

 

Pertanto, tolti anche tutti i meriti di formazione del professore sull'alunno, parlando proprio di trasmissione di informazioni insegnante-studente, io sinceramente non riesco a vedere questo tremendo cambiamento al punto di dire: "A cosa serve il professore?". A fare quello che faceva prima, e forse in modo migliore visto che oggi è possibile reperire informazioni in un batter di ciglia. 

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Giulio Cesare, nel libro sesto della Guerra gallica, descrive i druidi e la loro usanza di vietare la codifica mediante scrittura della loro dottrina. Poiché parla di un’iniziazione di vent’anni possiamo immaginare che questa richiedesse uno sforzo di apprendimento notevole. Tale usanza, dice Cesare, aveva un duplice scopo: evitare la divulgazione  della loro dottrina e delle loro formule e impedire l’infiacchimento della mente (“…accade a tutti, infatti, che potendosi avvalere dello scritto, ci si applichi meno nello studio…”)
Ho un collega, che non è certo Giulio Cesare, ma che da sempre si rifiuta di utilizzare la calcolatrice per svolgere la maggior parte dei conti, come invece quasi tutti facciamo. Il motivo è semplice: dice che preferisce tenere allenato il cervello.
Ora, il fatto di avere a disposizione quasi tutte le informazioni in tempo reale è un problema molto complesso e di grande portata, che forse non si può liquidare in poche righe.
Fai comunque una semplice prova: quante volte ti è capitato di dover ricercare una cosa che già avevi cercato? E il motivo non è solo perché non te la ricordi più, ma forse perché non ti ricordi più nemmeno del modo in cui l’avevi capita: “non fa scienza, senza lo ritenere, avere inteso”
La scuola da sempre deve formare più che informare e questo lo si sa, ma troppe volte fallisce ed ha fallito in questo scopo. Paradossalmente oggi (e in questo integro quanto dice Simone, che condivido), dove più grande sembra il rischio, gli stessi insegnanti hanno un’opportunità in più rispetto al passato per  dimostrare di essere in grado di realizzare questa loro funzione. E qui ovviamente ritorna l’importanza di saper sviluppare e coltivare memoria e giudizio.
È anche chiaro che bisogna distinguere tra informazione e comprensione, chiunque può trovare e leggere il teorema di Chauchy, ma non per questo lo capisce, e compito di un insegnante è spiegarne il significato e l’uso. Anche se è pur vero che in rete si può trovare chi o cosa ad un insegnante si sostituisce, e parti di questo forum ne sono un esempio.
Qui allora arriviamo ad un punto che nell’articolo non mi sembra sia toccato: l’importanza sociale della scuola e degli insegnanti. Sociale, non “social”. Io credo infatti che quand’anche tutti gli altri aspetti della formazione e dell’istruzione possano essere trasformati e fagocitati da un fenomeno come la rete, quello dell’importanza del rapporto sociale e umano che la scuola e l’insegnante reale introduce, rimangano per definizione ancora insuperabili.
 

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Qui allora arriviamo ad un punto che nell’articolo non mi sembra sia toccato

 

Occhio Bianca che Frank ti chiedere di scrivere un'altra lettera :D

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In accordo pieno!! Un insegnante già solo per il fatto che sia un "adulto" restituirà allo studente le stesse nozioni che si possono trovare ovunque ma associate all' esperienza. Quindi l'allievo potrà apprendere meglio (utilizzando appunto il "metodo" messo in opera dal docente) i concetti arricchiti dal bagaglio del maestro.

Credo che il tutto stia nell'entusiasmo che il professore metterà al momento della "comunicazione" di certi concetti e aspetti della materia e credo fermamente che sia questo l'importante. I ragazzi a parer mio devono percepire che chi insegna "crede" fermamente in quello che insegna, allo stesso modo in cui crederà in loro come persone. Tutti questi aspetti andranno a creare un filo sottile tra allievo e maestro dove l'allievo vorrà sempre dimostrare di essere all'altezza al suo maestro che con gioia come di riflesso, cercherà di rendere lo studio sempre più interessante e approfondito. 

Cartaceo o internet direi che non cambia nulla e anzi... un grande aiuto, lo scambio culturale immediato via mail che ai miei tempi non era per nulla in voga.

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Per me, come fa cenno Fabio, c'è di mezzo il concetto di metodologia

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