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Piano Concerto - Forum pianoforte

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  1. Last week
  2. Ciao a tutti! Ho ascoltato tempo fa questo brano, ma ancora non sono riuscito a trovarne il nome! Spero qualcuno mi possa aiutare. Grazie! piano.m4a
  3. Momi sì, in alcuni brani, soprattutto quelli di qualche anno fa. Filidei forse, saltuariamente. Billone direi proprio di no. No, il codice era un mezzo per raggiungere il distacco dalla materia. Senz'altro. Nella tesi che ho citato ci sono anche diverse interviste a suoi allievi degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta... Sì e no. Il risultato in realtà, almeno a partire dagli anni Settanta, ma forse anche prima, non corrisponde all'alea. Al contrario, l'applicazione di un codice può determinare una certa omogeneità. Ad esempio, filtro una pagina dodecafonica mantenendo solo i suoni Do Re Mi Fa Sol La Si: ottengo una rilettura diatonica. Oppure vedi alle pp. 91-94 della tesi, dove si parla di Argot: lì troviamo la rigorosa applicazione di codici, ma il risultato è tutt'altro che aleatorio (difatti ci troviamo di fronte una semplice sequenza di scale ascendenti e discendenti).
  4. Buonasera, è possibile individuare il modello di questo Steinbach mediante le targhette nelle due foto? Grazie
  5. e comunque mi pare di capire che lui annullasse la sua volontà compositiva soltanto nei risultati che erano appunto automatici.... ma nella costruzione del codice la volontà c'è, per cui quel risultato aleatorio lo otteneva partendo da un costrutto di sua personale invenzione...
  6. ah ecco. Quindi si tratta dei famosi "casi particolari" di cui parla con Restagno. Se ad esempio seleziono 5 note ma la quinta nota forma un'ottava posso mettere in atto un automatismo (emendamento) per correggerla, ad esempio facendola scendere di un semitono...... se quindi un codice automatico genera una cellula con le note re; mi; fa fa#; fa# (8va sopra) emendamento del codice: faccio scendere di 1 ST l'ultima nota che forma l'ottava quindi risultato: re; mi, fa; fa#; fa naturale alla fine il codice è costruito secondo una logica ferrea, ma il risultato sembra sempre aleatorio...
  7. Puoi differenziare la dinamica della prima voce rispetto alla seconda, che di fatto è un basso (sol# la sib la)
  8. L'emendamento potresti considerarlo come un cambio di regola a fronte di un evento voluto o NON voluto. Che ne so, applicando tutti gli automatismi finisci su un'ottava...che fai? Parti da questa e la "sviluppi", oppure la "elimini" ... derogando la regola generale. Non so se chiaro
  9. Bel topic, sto leggiucchiando la tesi...ricco documento.
  10. Una tecnica di questo tipo la puoi applicare a tutti i parametri del suono...non escluso il timbro. Per cui la discriminante non è la/una tecnica ma il risultato estetico che si vuole ottenere
  11. @Feldman, come scrive Red ...Donatoni ha sicuramente affinato nel tempo l'uso dei codici. Non solo nella sofisticazione e nell'uso degli emendamenti ma anche nel senso "estetico" che lo stesso poteva rappresentare (come noti, anche attraverso esperimenti più o meno riusciti). Per quanto riguarda i suoi testi (di Donatoni) e le interviste poi bisogna capire il suo livello di "senno"; secondo me sarebe più genuino un "mediatore" che ha vissuto quei periodi e sappia non solo descriverti il senso ma anche l'applicazione pratica. Come dicevo ho avuto la fortuna di lavorare con uno dei suoi allievi più rappresentativi, per cui il discorso che faccio io non tiene solo conto delle "dichiarazioni" di Donatoni ma anche di come venivano vissute le sue intuizioni dai suoi coevi e che hanno lavorato con lui direttamente.
  12. Frank, a proposito di questo provo a sintetizzare: 1) per Donatoni il codice era un fine 2) per i compositori successivi il codice diventa un mezzo (quindi processo per l'espressione musicale) Leggevo proprio di un brano orchestrale di Donatoni, To Earle Two , un brano mastodontico fatto di quaranta pannelli consistenti in brevi riletture molto diverse fra loro in cui 16 mesi di lavoro solo per formalizzare tutto attraverso i codici automatici reprimendo qualsiasi interesse per i risultati concreti..... la prima fu un fiasco totale e la musica risultante era un caos inascoltabile, a quanto pare.....
  13. Grazie Red! Caspita, mi piacerebbe avere la partitura di Duo pour Bruno per analizzare l'applicazione dei codici.... stavo leggendo e mi pare di capire che "l'emendamento" sia una sorta di "eccezione alla regola", come se di quella regola enunciata esistono dei casi particolari che evitano la rigidità della regola e danno plasticità al gesto....anche se non sono tanto sicuro.... Certo è che in questo modo posso comporre un intero brano semplicemente applicando i codici e dando loro la funzione di generare il materiale senza mettermi problemi di "coscienza" su cosa è meglio fare o non fare in termini di scelte compositive ed espressive.... ma secondo voi i compositori attuali (penso a Billone, Momi, Filidei, etc.) scrivono sempre pensando ai codici donatoniani? o meglio, hanno una poetica completamente diversa e legata più al suono..... ma nella formulazione logica del brano (parlo di formalizzazione, connettivi, etc.) i codici sono sempre basilari per dare coerenza e direzionalità al discorso?
  14. Esattamente, il codice è ciò che hai descritto. Niente di particolarmente complesso, in sé. Vuoi un esempio concreto di codice in Donatoni? Vedi a p. 174 https://www.scribd.com/document/246448246/Tesi dove si riportano degli appunti di lavoro di Duo pour Bruno. In alto si legge "b. 82 (da b. 55)": vuol dire, evidentemente, che la battuta 82 è una rilettura di battuta 55. Di seguito si leggono in codici, applicati alle famiglie orchestrali. Alla prima riga si legge il codice riservato agli ottoni: "dai clarinetti, ottava sotto, leggono sempre secondo la non-ripetizione: accentano (pp - ff) le note del tema". E così via. Per quanto riguarda gli emendamenti del codice e i sottocodici, suggerisco di leggere le pp. 103 e 176, in particolare dove si parla di plasticità. Tieni presente che l'intervista di Restagno è del 1990 ma Donatoni parlava di codice già negli anni Sessanta: in trent'anni ha senz'altro modificato il suo modo di concepire le tecniche compositive. I princìpi sono però quelli che abbiamo detto. L'esempio di codice che hai portato tu è corretto. Tieni presente però che Donatoni spesso preferiva non iniziare da una cellula (tre note) da far proliferare: più di frequente prendeva una pagina, sua o di altri compositori, e ad essa applicava i codici. Ad esempio (banalizzo) prendeva una pagina di un brano di Stockhausen e applicava un filtro: "rimangono solo le note pp", oppure "rimangono solo le note Do Mi Sol" (in quest'ultimo caso si potrebbe prendere Gruppen e farne uscire una rilettura diatonica).
  15. L'articolo centra il problema ma è troppo unilaterale, non riconosce l'espressività di cui la Wang è talvolta (non sempre) capace. Corretto il paragone con Lang Lang, salvo il fatto che, sul piano espressivo, la Wang sa andare, all'occasione, ben al di là di quanto Lang Lang sia in grado di fare. E lasciamo perdere la Khatia Buniatishvili, che non regge il confronto ed è totalmente dedita allo spettacolo. Ho assistito a un concerto della Wang al Lingotto di Torino. Nella prima parte ho ascoltato una virtuosa dalle bellissime gambe, e sarei stato tentato di dare ragion all'articolista. Ma nella seconda parte ha dato vita a una ottava sonata di Prokofiev di livello assoluto: mai sentita così viva, emozionante, commovente. La bella ragazza dalle dita d'acciaio si era trasformata, nell'occasione, in una pianista di assoluta qualità, da paragonare ai grandi. E l'ottava sonata è la più difficile non tanto sul piano tecnico, quanto proprio sul piano interpretativo. Invito dunque a (cercare di) ignorare le gambe e ascoltare senza pregiudizi. Si possono avere sorprese
  16. Grazie per la risposta, ma come andrebbe suonata un passaggio di una voce da una nota all'altra? Purtroppo sto imparando a suonare da solo,quindi molti termini non li so.
  17. Ma come si applicano questi codici? O meglio, in cosa consistono? Se dovessi fare un esempio banale... ho tre note: do do# re. Provo ad applicare un codice: 1) realizzo trasposizioni della cellula quante sono le note, ovvero tre, concatenandole all'originale: do do# re - re re#mi - mi fa fa# - fa# sol sol# 2) prolungo la sequenza con il suo "negativo" sulla natura intervallare, usando seconde maggiori: do do# re re# mi fa fa# sol sol# - - - do re mi fa# sol# la# 3) faccio un retrogrado del negativo con una sequenza definitiva ascendente/discendente: dodo#rere#mifafa#solsol#la#sol#fa#mi re do questo che ho appena inventato potrebbe essere un codice automatico alla Donatoni? Ora rileggendo il risultato del "codice": dodo#rere#mifafa#solsol#la#sol#fa#mi re do potrei ricominciare da capo ottenendo 14 trasposizioni ( una per ogni nota della sequenza) e quindi facendo "proliferare" il materiale come diceva lui.... secondo voi si potrebbe considerare un automatismo? Ho già in mente di assegnare il cromatismo ascendente ai violini staccati e l'esatonale discendente (negativo) ottenuto ai flauti in flutterz. quindi potrei ricavarne un gesto... che ne dite? E se volessi applicare a questa struttura ottenuta un "emendamento del codice".... cosa dovrei fare?
  18. Sì perché hanno più forza, ma questo sistema le sfibra. Il pianoforte non deve stare un semitono sotto! Non dipende dal telaio, invece bisogna verificare la tenuta delle caviglie. Può essere anche semplicemente perché non accordato per molto tempo. Il lavoro va eseguito con prudenza per evitare la rottura di corde. Ciò può comunque accadere , ma va riportato a 440 comunque, stabilizzandolo con più accordature.
  19. In effetti Dante ho un po' "viziato il discorso"; Donatoni (ma anche Maderna) ha avuto l'intuizione tecnica che è stata poi usata anche dai suoi allievi come Solbiati e dagli allievi degli allievi come me Di fatto ogni generazione ha fatto un uso diverso delle intuizioni di Donatoni e con un senso estetico e senso compositivo diverso; per Donatoni non contava l'esito ma solo il viaggio per arrivare a quel risultato compositivo...spesso si addormentava alle sue prime; una forma di "disinteresse" indotto al risultato compositivo. Ben diversa è come il tutto è stato inteso e usato dai suoi allievi, non si tratta di veri automatismi ma di automatismi governati dagli obiettivi del compositore. Oggi come oggi, per me, questi "automatismi" possono esistere come tecniche finalizzate a processi musicali..che sono la parte più importante della questione
  20. Se non erro Donatoni usava degli automatismi senza alcuna "finalità", ovvero senza che gli stessi condizionassero una direzionalità del materiale compositivo. Praticamente stabilisce una regola generale, una sottoregola e una sottoregola ancora demandando agli automatismi gli esiti compisitivi.
  21. Indica il passaggio di una voce da una mano all'altra.
  22. grazie mille per la delucidazione, ho notato da poco che il pianoforte è intonato un semitono sotto rispetto alla norma.. probabilmente per il telaio.. comunque pur sbagliando i tasti funzionano come da nuovi dopo il tiraggio delle molle
  23. Buonasera a tutti,nel brano sottostante c'è una linea tratteggiata tra due note che non so come suonarla,devo suonare la prima nota e la seconda nota unite dalla linea con la stessa mano? Grazie.
  24. https://soundcloud.com/user-651682912/studio-modale-cromatico-ultimate?utm_source=soundcloud&utm_campaign=share&utm_medium=facebook&fbclid=IwAR22xRWIqYrkHhUIpc5FiDonE7ElrT9HrBZwpvDTMC8etpSk8Lt1a3R6PQw
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