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Piano Concerto - Forum pianoforte

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  1. 2 points
    Chopin - Berceuse op. 57 Se deciderai di cimentarti in questo brano, ti lascio alcuni appunti avendolo approfondito negli anni. È un brano che si portava all'ottavo anno del vecchio ordinamento e che ho portato anche io all'esame di ottavo, ecco perché lo conosco molto bene. Il nome berceuse (alcune volte anche accompagnato dal suffisso "Cradle Song o Lullaby", ovvero ninna nanna) sono nomi ideati dall'editore. Il nome attribuito da Chopin a questo brano era "Variazioni". Suonarla come una ninna nanna è dunque un modo errato di interpretare il brano. Spesso si è inclini ad interpretare Chopin con estremo romanticismo. Il romanticismo di Chopin non è mai troppo accorato, è sempre molto misurato, soprattutto nel rubato. Prenditi i giusti respiri ad ogni inizio e termine di una variazione, non è un mero esercizio tecnico, non ti corre dietro nessuno ed hai tutto il tempo di poter iniziare e ragionare sulla nuova variazione ogni volta che si presenta. Negli accordi fai sempre uscire la nota di canto che è molto chiara e netta, riprendendo ogni volta il tema iniziale che rappresenta un po' il sommario di quello che accadrà all'interno del brano. La berceuse è un brano di grande effetto e non è affatto difficile una volta compresi i meccanismi di ogni variazione. È sicuramente un brano ritenuto più difficile sia del Claire de Lune che del Valzer op. 34 n. 2 ma che non ti impegnerà più di qualche settimana per lo studio delle note.
  2. 2 points
    Il 31 Ottobre ho sostenuto l'esame di laurea di primo livello e ho portato anche questo brano, era la prima volta che lo eseguivo in pubblico. Ho preso 110,sono contentissimo. E niente....volevo condividere con voi questo successo 💪
  3. 1 point
    Ho cercato di dare una coerenza al ritmo, senza perdermi in troppi rubati. Però ho notato che dovevo curare di più il legato e la differenza dei vari colori...in ogni caso è un brano che mi è piaciuto nella sua semplicità, sembra una ninna nanna Spero vi piaccia!
  4. 1 point
    Salve a tutti! Apro questa nuova discussione,perchè oggi con la mia professoressa di matematica,stavo parlando delle mie attività fuori dalle aule,e fra queste è spuntata la musica...Ella sostiene che la matematica c'entra molto con la musica e sostiene che chi è musicista è anche un pò matematico,e chi è matematico è anche un pò musicista...Io all'inizio ho dato ragione alla mia insegnante,ma poi sono rimasto nel dubbio...Esiste o non esiste il legame fra musica e matematica?E se esiste in che modo si manifesta?In questa discussione invito tutti gli utenti più esperti a rispondermi...Grazie dell'attenzione e mi raccomando rispondete!!!!!!!!!!
  5. 1 point
    Ciao mi chiamo Mimmo e sono il papa' di una bambina, di quasi 10 anni, che si appresta ad iniziare il terzo anno di pianoforte. Fino ad ora si è esercitata su di un piano digitale (Casio CDP 200R), ma ora, visti i progressi è necessario passare ad un piano acustico verticale. Non posso permettermi di acquistarne uno nuovo e, purtroppo, più acquisisco informazioni e più la scelta si fa complicata.
  6. 1 point
    Salve a tutti, ho sempre suonato svariati strumenti in vita mia, sempre o quasi sempre però a vista/orecchio/imitazione, cosa che mi riesce abbastanza bene. A 34 anni suonati ho deciso di apprendere come si deve la "teoria musicale" e ho trovato i vostri video didattici su youtube molto interessanti. grazie a tutti in anticipo.
  7. 1 point
    Eccomi qui, pronto ad affrontare forse l’ultima avventura della mia vita. ho superato i sessant’anni e la musica mi ha accompagnato già da prima che venissi alla luce. Dopo un inizio sulle ginocchia di mamma al pianoforte mi sono appassionato alla chitarra classica e ho portato avanti gli studi con grande piacere e anche con qualche buon risultato. Ma la musica non è stato il mio mestiere. Adesso sono in pensione con qualche acciacco ma con un immutato amore per la musica e la pratica strumentale. E così mi avventuro ad imparare a suonare il pianoforte. Vedremo.
  8. 1 point
  9. 1 point
    CriytalPiano, temo che la domanda iniziale: "Come prepararsi a suonare con la giusta umidificazione dei polpastrelli ?" abbia un po' depistato; alludi alla "preparazione", per cui nessuno si è orientato alla "novità scientifica". La questione posta in questi termini richiede sicuramente una specializzazione medica in quanto la richiesta sembra più orientarsi alla risoluzione di una patologia che a qualcosa di superabile in altro modo. Premesso che non sono un medico, sicuramente ci sono rimedi della nonna per mano fredda. La mano tremante potrebbe essere legata alla sfera emotiva...che può anche portare ad eccessiva sudorazione. Sulla mano troppa asciutta, la classica crema idratante (usata costantemente) può aiutare...non prima di suonare, altrimenti senti le dita impastate.
  10. 1 point
    già.. e che dire del coretto finale ollellè facciela vedè facciela toccà...??? 😂
  11. 1 point
    So che dicendo ciò che sto per dire avrò addosso molti di voi. Tutto questo dipende dalla nostra emotività. Sia la sudorazione che la cattiva circolazione che provoca le meni fredde dipende da un fattore emotivo. Molti bravi e conosciuti pianisti indossano addirittura guanti di lana prima del concerto o devono "scaldarsi" su di un pianoforte dietro le quinte (ammesso che ci sia). Si provi a "saltare a pié pari" questa fase e ad entrare subito nella Musica, pensando a tutto ciò che dobbiamo e possiamo esprimere. Dolcemente e leggermente si prenda confidenza con la tastiera e si cerchi di non pensare assolutamente agli impedimenti che il meccanismo mette in atto frapponendosi tra noi e il suono. Denis Devallant dice nel suo meraviglioso libro LE PIANO di pensare direttamente di suonare sulle corde. Del resto è l'eterna dannazione del pianista essere "lontano" dalla produzione del suono. Bisogna, secondo me, e non solo, trovare subito il contatto sincero con lo strumento affidandosi ad esso piuttosto che sfidandolo! Ed ecco che ritorna sempre il concetto che crescere con un riferimento giusto sotto le dita, ci fa capire "dove siamo" e non ci fa smarrire nell'assortimento del "gesto pianistico". All'inizio di un concerto scegliere quindi un pezzo che ci fa prendere confidenza con la tastiera, senza richiedere troppe raffinatezze. Maurizio Pollini, nei suoi giovanili concerti, dopo già aver vinto il concorso Chopin di Varsavia, apriva spesso con la suite op. 14 di Bartok per poi affrontare un denso programma dedicato a Chopin. La suite, tutt'altro che facile, è però un buon pezzo di apertura, con un primo tempo di forti sonorità, dove si può ben provare anche gli effetti del pedale di risonanza. E' invece utile respirare profondamente e controllare che non aumentino i battiti cardiaci. Questo può influire nella alterazione della velocità dei tempi. Consiglio di leggere anche il bellissimo libro di Monique Dechsaussé ( spero si scriva così) " L' HOMME E LE PIANO" Ultimo suggerimento: pensare ,prima di inziare il pezzo, all'incipit...Quando inzieremo, saremo già "dentro la Musica"! Buono studio
  12. 1 point
    Purtroppo c'è poco in rete ma se ne comprende anche la ragione proprio per le motivazioni già dette. Un libro interessante ma che presuppone già delle conoscenze è quello di Giovanni Bettin : Il pianoforte da concerto Steinway & Sons. Manuale di regolazione, accordatura, intonazione e messa a punto Comunque la categoria degli accordatori non si sta estinguendo ma lei ha perfettamente ragione nell'osservare che c'è reticenza nel diffondere questa disciplina . In Francia ed in Germania ad esempio ci sono scuole professionali che danno una preparazione accurata ed un diploma , qui no. Esiste un solo corso extracurriculare al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma .
  13. 1 point
    Senza ombra di dubbio si tratta di falsi. Penso che lo scopo dell'autore non fosse ingannare ma divertire.
  14. 1 point
  15. 1 point
    Vi posto questo link di Wikipedia... http://it.wikipedia.org/wiki/Quoziente_d%27intelligenza#Ereditariet.C3.A0 Resta comunque da certificare che il talento sia correlato all'intelligenza. Certamente un grande musicista avrà sviluppato un'intelligenza particolarmente evoluta in quell'ambito dell'esperienza umana pertanto sotto questo punto di vista sembra che il quoziente intellettivo ed il talento possano essere in qualche modo correlati. Il quoziente d'intelligenza non deve essere scambiato per una misura sull'intelligenza totale di un'individuo in quanto questa dipende da diversi fattori. Il quoziente d'intelligenza da comunque alcune indicazioni sulla capacità di un'individuo di risolvere dei problemi, specialmente logici, che sollecitano l'uso della corteccia Prefrontale del nostro cervello. Chi ha un alto quoziente intellettivo sarebbe pertanto una persona che meglio degli altri riesce a risolvere problemi ed in modo più veloce rispetto alla norma. Si è anche dimostrato che la musica ed in particolare saper suonare uno strumento incrementa il QI. Di enorme importanza sono i fattori ambientali. Nel link viene trattato anche l'argomento dell'ereditarietà. Per ulteriori informazioni potete far riferimento al link del Mensa Italia in cui vengono trattati alcuni temi riguardanti l'intelligenza e la sua misurazione. http://www.mensa.it/cos-e-il-mensa
  16. 1 point
    Sono certo che ci siano, io avevo letto qualcosa sui legami tra "talento musicale" (che comunque è un concetto che non mi sento di definire...) e tratti sessuali (definiti in modo molto preciso e scientifico, quindi con valutazioni di tipo ormonale e genetico). Le persone con tratti androgini, ovvero con rilevabili caratteristiche del sesso opposto al proprio (ma non si parla di omosessualità o intersessualità, si parla di caratteristiche anche meno rilevanti, tipo la struttura fisica, i tratti somatici etc), avevano intrapreso più spesso e con più successo studi e carriere musicali. Magari a prima vista questa non sembrerebbe una ricerca sull'ereditarietà e sulla genetica, ma il problema principale di ricerche simili è distinguere caratteristiche squisitamente genetiche da elementi "esterni". Non ha senso fare una ricerca sulla figlia di Muti, perchè non riuscirei a capire se i risultati sono legati a fattori genetici-fisiologici o al semplice fatto che è stata allevata in un contesto favorevole al talento musicale. E poi entra in gioco quel tabù che eviterei di superare fino in fondo, ovvero la definizione di talento musicale. Jovanotti probabilmente sarebbe stato cacciato da qualsiasi scuola di canto esistente sul globo terracqueo, ma attualmente ha più successo di me e di voi messi insieme. Come valuto il "talento" mio e di Jovanotti? Chi fa musica "brutta", o comunque non opere d'arte della madonna, ma la fa bene (Allevi, per esempio, o un qualsivoglia neo-melodico napoletano), ha talento o no? Il problema di queste ricerche è che spesso sono direzionate a scoprire caratteristiche di cui non conosciamo niente. Ahimè gli studi genetici non hanno senso se non c'è una base psicologica, analitica. Prima psicanalizzi mezzo mondo per capire COSA E' il talento musicale, e poi cerchi di trovare degli ipotetici "correlati genetici" o comunque fisiologici. E poi ti scervelli per trovare una metodologia di studio che ti permette di distinguere cos'è genetica da cos'è istruzione, società etc. Ci sono molti studi sull'orecchio assoluto, per esempio, e molti sono stati fatti su bambini in fase pre-linguistica, quindi anche con meno di un anno. Ecco, pare che un numero spropositato di bambini abbia dato prova di avere l'orecchio assoluto... ma visto che l'orecchio assoluto è raro per tutti le altre età, allora probabilmente l'evoluzione di questa caratteristica (e probabilmente di altri "talenti") segue criteri che ancora non conosciamo. Se domani scopro che tutti abbiamo l'orecchio assoluto appena nati ma che, non so, lo sviluppo del linguaggio interferisce e solo pochi riescono a mantenere l'orecchio assoluto, allora ho elementi maggiori per indirizzare la mia ricerca, anche genetica. E una delle ragioni per cui queste ricerche vengono affrontate con successo negli USA e non in Italia, è che lì si possono permettere di fare un gruppo di ricerca formato non solo da genetisti ma anche da musicologi, pediatri, psicologi, pedagogisti etc etc Perchè qui il problema non è scoprire qualcosa, ma intuire cosa c'è da scoprire. Non so se mi sono spiegato...
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