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Piano Concerto - Forum pianoforte

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  1. 1 point
    Il tempo metronometrico è sempre relativo. Sappi che Bach nei suo 24 preludi e fughe non ha mai indicato la velocità del tempo. Comunque non è veloce. L'indicazione suggerisce che non devi, in esecuzione, intenderlo in 3 bensì in 1. Differenza? Un solo accento ogni inizio battuta. Quando studi, studia a "rallentatore" e non "lento" cioè : suonando lento si pensa in 3! A rallentatore si pensa, come in esecuzione, in 1, con un accento!!!! Questo renderà le cose più facili e ti farà acquisire un importante principio musicale. In quanto agli staccati, di queste soluzioni ne troverai molte nella letteratura pianistica. Lo staccato si riferisce al gesto della mano e non all'effetto che è sotto pedale. Vai a vedere l'inizio dello Scherzo in si b minore 0p. 31 di Chopin che ho eseguito molte volte: dopo le interrogative terzine c'è una nota staccata e un accordo nella parte opposta della tastiera. Tutto sotto pedale ( scritto da Chopin!).Significa " lascia subito la nota per portarti verso l'accordo" (gesto). Sotto pedale (deve risultare legato). Qui non so, inoltre se il pedale è di Beethoven o di Pozzoli ( che comunque era un grande didatta!)
  2. 1 point
    Ho cercato di dare una coerenza al ritmo, senza perdermi in troppi rubati. Però ho notato che dovevo curare di più il legato e la differenza dei vari colori...in ogni caso è un brano che mi è piaciuto nella sua semplicità, sembra una ninna nanna Spero vi piaccia!
  3. 1 point
    Discussione vasta come l'Africa!!!! Forse è meglio trattare l'argomento....a puntate !!! Allora .io vorrei cominciare riflettendo sul fatto che gli strumenti moderni non sono affatto uguali a quelli d'Epoca. Scarlatti suonava sul gravicembalo e oggi noi ci troviamo ad eseguire le sue sonate ( ammesso di non scegliere uno strumento simile a quello d'Epoca, per esempio un semplice clavicembalo) su di uno Steinway, magari grancoda. Che fare? Dobbiamo fare una scelta interpretativa. Alcuni pianisti inorridiscono nel sentire le sonate di scarlatti eseguite con il pedale di risonanza. Escono dalla sala e hanno a disposizione tutte le facili "cattiverie" per poter criticare una esecuzione magari interessante. Si lasciano ascoltare , pronunciando a voce alta la frase: "...e poi tutto quel pedale..." Il pianista protagonista del concerto potrebbe rispondere: "...Secondo me, suonando su di un moderno strumento non si deve rinunciare e/o sacrificare il suo suono e la mia interpretazione diviene attuale, destinata ad un ascolto e ad una estetica interpretativa contemporanea"....Mah.... Altri insegnano o insistono che converrebbe suonare i classici e, figuriamoci, i clavicembalisti senza pedale. Suono asciutto e tecnica quasi poco legata, imitando il suono dell'Epoca. Lascio a voi l'ardua sentenza. Dico solo che troppo spesso si demonizza il pedale di risonanza e piuttosto, come ha sostenuto Marcy63 bisognerebbe insegnare ad usarlo meglio, magari anche quello in battere, molto poco usato, e sentire bene il cambio di armonia. Fine della prima puntata...già troppe cose P.S. Proprio Mozart usando i primi Stein con pedale a ginocchio implementò la sua "espressione". Che dire del mondo in la minore, eseguito con generoso pedale ?( ascoltare Serkin nella raccolta Philips dei concerti per pianoforte e orchestra, probabilmente un bis dal vivo)
  4. 1 point
    Cambio di repertorio è cambio di strumento soprattutto... Suono uno Johann Andreas Stein del 1776 (copia) avrebbe la ginocchiera per sollevare gli smorzi volendo, ma non la uso praticamente dato che il mio attuale repertorio sul fortepiano spazia da Carl Philipp Emanuel Bach a Mozart
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