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Piano Concerto - Forum pianoforte
alanwaston

utilizzo del peso

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Salve a tutti volevo aprire una discussione sul concetto di peso del braccio nella tecnica pianistica.Io, non so se erroneamente, mi sono fatto questa idea(elementare se volete) che il peso serve a suonare più forte o più piano.Quindi partendo da un braccio che sfrutta il suo peso naturale avrò un suono pieno e forte mentre se vorrò un suono leggero dovrò sospendere questo peso.La cosa che mi riesce più difficile è separare il concetto del peso dalla forza muscolare delle dita cioè a volte suono sospeso con il  braccio e faccio più forza con le dita quindi ottengo un suono forte senza l'aiuto del peso.Dico giusto,faccio confusione o qualcuno può chiarirmi le idee?Ciao e grazie a tutti.

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Esiste un peso, che è quello naturale che ti permette di essere rilassato. Le dinamiche dipendono dalla velocità che imprimi sul tasto: più scende velocemente, più forte sarà il suono. Di soloto si insegna a suonare prima tutto forte per poi applicare le dinamiche; io faccio il contrario: suono tutto piano, ovvero abbassando lentamente il tasto, perché sostengo che, solo se acquisto la capacità della lentezza, sarò capace di velocizzare il gesto e di realizzare un forte "fisiologico". Poi considera che il gesto pianistico deve trasmettersi sul feltro del martello, che deve compiere un movimento veloce ed elastico: una forza impressa in modo snaturato, pestato (quando vedi suonare dall'alto, per caduta "incontrollata"), imprime al martello una corsa frenata nel momento più decisivo in cui si realizza il suono, il momento del contatto e della caduta dalla corda. La forza non viene dai muscoli delle dita (che poi si trovano nell'avambraccio!) o delle braccia, ma dalle spalle, dalla schiena e dal diaframma. Anzi, ti dico che per un forte deciso, la forza deve venire dallo sfintere anale, come se tu dovessi compiere uno sforzo evaquativo. Anche il modo in cui respiri è decisivo. Prova ad applicare lo stesso peso: in fase di ispirazione, tutto si muove verso l'alto (sospensione); in fase di espirazione, verso il basso. Il nostro respiro coincide col respiro musicale: ispirazione (suono sospeso), espirazione (suono "viscerale") e di nuovo ispirazione (suono sospeso). Se ci pensi, la gamba fa lo stesso: in ispirazione, poco o nullo pedale, in espirazione, pedale più abbondante; più il respiro è ampio, più il pedale affonda con la possibilità di essere cambiato senza mai essere tolto (il "tremolo di pedale"). Quindi anche il pedale non è solo un effetto, ma è il nostro respiro, l'equivalente, per il pianista, della bacchetta del direttore d'orchestra o dell'archetto degli strumenti ad arco. Tutto applicando lo stesso peso del braccio, che è solo un mezzo per collegare le dita ai nostri visceri, i veri partecipanti al tocco pianistico. Cerca di non sentire mai il fondo del tasto (energia sprecata, soprattutto nel coda), o caso mai il tuo fondo non deve corrispondere al tavolaccio sotto la tastiera, ma al feltro del martello. Pensa che il tasto sia il tuo martello e che hai la possibilità di venire direttamente a contatto con la corda. Logicamente dipende anche dalle regolazioni della meccanica: ci sono regolazioni che vogliono un impegno muscolare maggiore, altre (che preferisco) che danno la possibilità di un approccio più pensato e istintivo. Su questo ti può dare delucidazioni pianoexpert. Ti dirò una cosa: col mio approccio diventa paradossalmente più difficile suonare su una tastiera "facile", perché è più difficile gestire la "lentezza del tasto", quindi un maggior controllo dinamico; quindi diffido dall'aggiungere piombo per irrobustire la tecnica. Il senso del "tasto pesante" deve essere acquisito dalla tua mente. Con un giusto peso impresso ALLE dita, riuscirai a sentire pesante un tasto di 47 grammi! Un controllo dinamico pazzesco!

Questo è solo il mio modo di pensare e di suonare: ascolta anche altre campane.

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Molte cose interessanti dice Francesco. Però si fa prima ad esemplificare che a dirlo. Le parole, in questo caso sono più complicate.

Invito caldamente a leggere il libro di G.Sandor - come si suona il pianoforte. Titolo pretenzioso, ma che forse stimola molto alla lettura. Poi chi abbia un po' di tempo può riguardare i miei tutorial sulla tecnica pianistica. Tutt'altro che esaurienti, ma possono aiutare.

In realtà il peso è importante. Rubinstein insisteva molto sul peso e sulla gravitazione. Lo racconta anche Pollini su di un video. Lui si fermava molto a parlare (e lo fece anche con me) e ripeteva spesso questo principio con il famoso esempio che faceva sentire, appoggiando la sua robusta mano sulla spalla altrui, quale fosse la sua gravitazione nel cantabile. Col sistema della gravitazione si riesce a suonare su molte tastiere. La gravitazione e la conoscenza del fondo del tasto conduce ai movimenti di rotazione che rendono più potenti e meno stancanti alcuni passaggi alternati. Le corporature e le mani piccole dovrebbero sfruttare le rotazioni con polso leggermente alto. Ma gli esempi potrebbero essere molteplici. Indubbiamente imparare a togliere e mettere peso dalla spalla e dal braccio conduce ad una sicurezza e ad una minore fallibilità. Sì, a volte è opportuno studiare forte e sincero, come pure, nella velocità, non ostinarsi ad articolare e suonare di dita. In medium stat virtus. Mi sembra di intuire che il modo applicato da Francesco sia proprio della musica Francese, le jeux perleé tanto amato dai cultori di questa musica. In questa tecnica, non c'è bisogno di arrivare al fondo del tasto: lasciando cadere le dita col loro peso, la leva scappamento lancia il martello, il quale suona prima ancora che la leva sia scappata sotto il rullino e che il dito sia arrivato al fondo del tasto. A volte il martello, nel mezzopiano e nel pianissimo, non viene neanche "parato" ed è sempre più pronto a suonare di nuovo. Come se si suonasse su di una livellazione superiore della tastiera, come se ci fosse un fondo del tasto più alto. Non so se mi spiego. Ma non è tutto così. A seconda del tipo di passaggio e del tipo di Musica dobbiamo possedere e conoscere un vasto formulario di soluzioni tecniche del gesto pianistico. I libri di tecnica sarebbero nati proprio a questo scopo e non a quello di "ripetere" per "sciogliersi" e "scaldare " le dita. Per questo libri come Hanon non servono a nulla se non ad invitare il pianista nella "trappola" della ripetizione ginnastica. Ciò che risolve il passaggio definitivamente è proprio la comprensione di come superarlo, una volta per sempre, senza inutili "allenamenti". Quando ci mettiamo al pianoforte siamo "freddi" é perché dobbiamo entrare nella dimensione dei movimenti e dei micromovimenti e del coordinamento tutto. E' sufficiente cominciare a suonare per entrare "nella dimensione" e il rilassamento ci aiuterà subito a trovare il miglior "contatto" con lo strumento....cioè "scaldarci"

Poche mie idee, ma non sufficienti naturalmente. Siamo su di un "Terreno" molto vasto.

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Chi mi ascolta, dice che ho la tecnica per suonare bene Mozart e Schubert e Beethoven. Anche se amo moltissimo la musica di Chopin e Schumann, parte importante del mio repertorio. Ho sempre studiato applicando molto peso e una tecnica basata sulla caduta. Ma ho cambiato il mio modo di suonare da un anno, da quando ho acquistato il mio Yamaha C3, particolarmente scattante e sensibile rispetto agli altri presenti in negozio. Proviene dal negozio di Angelo Fabbrini e vendutomi dal fratello Vittorio.

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Sì ma già Mozart e Beethoven utilizzano tecniche fra loro che sono molto distanti... Schu e Beethoven sono più affini ma con Mozart...mica tanto.

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Come ho già detto in altri contesti, credo che la tecnica di un pianista (che dovrebbe racchiude l'esperienza di diverse scuole di tecnica), vada scelta in funzione del suono che si vuole produrre. Non si può parlare di suonare con il peso come se questo fosse un valore assoluto e imprescindibile da utilizzare sempre e comunque anche perché ognuno di noi possiede le sue caratteristiche anatomiche e fisiche... Il punto di riferimento deve essere dunque la sonorità che si vuole raggiungere e la regola è raggiungerla con il minor sforzo fisico possibile, ovvero nella scioltezza. Prendiamo ad esempio "Le jardins sous la pluie" di Debussy. Nelle prime battute bisogna togliere peso e cercare di suonare sullo scappamento. Nei cantabili Chopiniani è invece importante usare il peso per trovare il fondo del tasto. Credo che tutto sia relativo ma l'importante sia conoscere e fare proprie tutte queste tecniche e questi gesti che debbono essere usati sapientemente durante l'esecuzione musicale con lo scopo di produrre quella particolare sonorità.

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Esatto Simone. Per quanto mi riguarda, si potrebbe suonare anche col naso Purché il risultato sia dignitoso. Spesso trasgredisce a certi miei principi perché secondo me il passaggio lo richiede. Non esistono regole fisse nella medicina, figuriamoci nell'arte. Però è bello e interessante sapere come ognuno di noi lo fa, da quali scuole deriva il nostro approccio e quali sono le considerazioni nate da riflessioni e sperimentazioni personali, le più importanti secondo me, perché sono alla base della "nostra scuola" e che tramenderemo.

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Simone completa la mia idea. Dipende tutto dalla sonorità che si vuole ottenere. Tecnica per Beethoven o per Schumann? non so. Ascoltare il suono è una buona strada. Chiarezza e cantabilità. Credo siamo tutti d'accordo. Possiamo notare tra i grandi che una stessa sonata di Beethoven viene trattata in modo completamente diverso. Confrontare per esempio un Bachaus - Rubinstein- Kempff......

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Arturo Benedetti Michelangeli è stato un pianista estremamente attento al suono. Le sue doti tecniche lo hanno certamente aiutato, ma nella scala d'importanza, al primo posto c'era certamente la ricerca del giusto suono, al quale si piegava la tecnica per poterlo produrre. 

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Michelangeli ha sempre avuto un grande controllo delle leve ( braccio , polso, avambraccio , spalla ) posizione del busto.

Era un grande mago. A volte lo si vede quasi immobile su passaggi di una potenza sonora incredibile.

Ma se si osserva bene sta lavorando con il peso e le varie funzioni di leva e snodo dalla spalla a lle falangi.

Che grandissimo.

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Oggi ero intento nella ricerca della migliore diteggiatura per una sonata di Mozart quando, senza neppure pensarci, mi sono ritrovato a sperimentare una "assenza di tensione" ancora sconosciuta.

Casualmente, mentre smanettavo al piano, ho "lasciato cadere" le spalle.

Ho realizzato di aver sempre suonato (...meglio dire strimpellato) "facendo spallucce" , lasciatemi passare il termine.

Ma abbandonando le spalle alla gravità (proprio come accade mentre si sta in piedi con le braccia lungo i fianchi), avviene un piccolo miracolo. La tensione muscolare si riduce drasticamente. Provando una scala, le dita trasferiscono finalmente il peso e quelle che non suonano sono a riposo (...e non, in tensione, ad antenna, come prima!). Il suono è più rotondo. Soprattutto, si ha finalmente la percezione di scaricare sui tasti tutto il peso dell'arto. Ho quasi l'impressione che i tasti del mio digitale non reggano il "carico".

Ora, mi rendo conto che le discussioni in corso siano ad un livello "evoluto". Volevo solo capire, tuttavia, se "suonare col peso" è grossomodo l'esperienza che ho fatto. Quindi se devo insistere, riabituarmi a questa nuova postura "a spalle cadute". Oppure se trattasi di una via sbagliata.

Grazie 

 

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Hai raggiunto "il punto zero" come viene chiamato dalla pianista Monique Dechausée nel suo libro interessantissimo "L'Homme e le piano" ( in francese). Secondo me tutto parte da qui. Rubinstein era solito far sentire sulla spalla altrui il peso che trasferiva nel cantabile, come ho già citato.Ribadisco tutto ciò che ho detto nel precedente post del 16 dic 2016( già passati tre anni!!!!😯)

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Paolo, sbaglio o nutri una profonda ammirazione per Rubinstein? Se non erro scrivevi di averlo conosciuto.

Il mio maestro invece citava sempre Horowitz!

Tornando a noi, se ho ben capito il tuo intervento, dovrei insistere su questo approccio. Perchè non mi viene ancora naturale, dovrei lavorare sulla postura. Al momento, appena smetto di pensarci, le spalle risalgono su con tensioni annesse.   

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Rubinstein l'ho conosciuto personalmente e c'ho parlato molte volte! Forse, non vorrei sbagliare, ma faccio vedere in un mio video sulla tecnica pianistica come isolare la fermezza delle dita dal rilassamento del braccio e avambraccio. Avere "presenza" dei piccoli e grandi muscoli. Ci vuole un po' di tempo, ma è un fatto mentale.

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