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Piano Concerto - Forum pianoforte

Jack

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  1. A settembre inizierò a prendere lezioni on line di pianoforte. Qui sul forum la soluzione mi era stata fortemente sconsigliata, e sono perfettamente cosciente dei limiti di una tale forma di didattica. Preferisco tuttavia almeno provare perché l'alternativa - lezioni classiche - , non è praticabile a causa del covid (per come sono fatto non riuscirei a passare un'ora di fianco ad un estraneo). Ed allora piuttosto che restare al palo per chissà quanti mesi mi sono attivato per trovare un bravo maestro che mi insegni qualcosina attraverso il monitor di un pc. Sto valutando un paio di alternative. In entrambi i casi mi è stato accennato che le lezioni saranno via Skype. Lato video ho risolto con una webcam di media qualità. Non ritengo indispensabile una qualità professionale (magari spendere 250 euro per una logitech Brio), anche perche' c'è comunque il collo di bottiglia della connessione internet. In alternativa potrei utilizzare come webcam lo smartphone (note 8), la gopro hero 8, la Reflex (una Nikon d7000). Ma è complicato: C'è bisogno di una scheda di acquisizione e verificare la compatibilità (ad esempio, con la elgato cam link 4k la mia reflex non funzionerebbe). E poi, magari, alla fine vien fuori che a causa della connessione la qualità della videochiamata e' uguale a quella ottenuta con la semplice webcam. Piuttosto, gironzolando in rete ho appreso che esistono dei software per trasmettere su Skype il flusso proveniente da due o più webcam. Quindi una seconda webcam (per una diversa inquadratura) potrebbe essere utile qualora il maestro lo richiedesse. Per quanto riguarda l'audio, si tratta di trasmettere la mia voce e il suono del mio digitale. Il microfono integrato nel notebook è del tutto inadeguato per una lezione di pianoforte. Ma neppure posso pensare di acquistare un microfono professionale. Anche perchè, ripeto, c'è l'incognita della connessione che potrebbe vanificare tutto. Abito in campagna ed ho ancora una connessione a 7 mega... Mi sono informato sulle varie tipologie di microfono (dinamici e condensazione), ma non ho ben chiaro quale potrebbe essere una soluzione accettabile, anche in virtu' del range di frequenze del pianoforte, la direzionalità del suono...etc. Alcuni microfoni entry-level (cinesi): Mic usb 1 Mic usb 2 Mic omnidirezionale da tavolo mic FIFINE mic TONOR vorrei avere un parere per capire se potrebbero bastare per le mie esigenze oppure è il caso di andare su soluzioni più performanti: Zoom H2N RODE NT-USB mini IK MULTIMEDIA iRig Mic Studio Black Audio Technica AT 2020 usb+ Elgato Wave 3 RODE NT USB Blue Yeti usb Quest'ultimo, in particolare, è un microfono a condensazione che permette di settare vari pattern. Esistono ovviamente soluzioni semi-professionali. Microfoni con attacco XLR. Ma li servirebbe una scheda audio (o un mixer non so...). Non vorrei investire una cifra importante, ma ciò che serve si. Penso comunque che dovendo spendere magari 180 euro per acquistare una rode nt usb, preferirei forse fare adesso uno sforzo e prendere la NT 1-A (...magari fra qualche anno acquisto un coda e non devo rifare la spesa per ottenere un buon suono di registrazione). In definitiva, mi piacerebbe avere un'idea di massima del target necessario per restituire al maestro un audio discreto. Grazie
  2. Grazie per la condivisone del bel ricordo della tua insegnate, Paolo. A volte può risultare decisivo incontrare le giuste persone che sappiano valorizzare i nostri talenti. Vi ringrazio per i preziosi consigli. Approfitto per un' ultima domanda. E anche una piccola curiosità. La domanda: Non mi intendo dei programmi di conservatorio. Credo ci sia un preaccademico di 5 e passa anni, poi un accademico di 3, e una "specialistica" biennale. Il tutto per ottenere il diploma che equivale ad una laurea in altro ambito. In tutti questi numerosi anni di conservatorio bisognerà sostenere gli esami relativi a diverse materie/corsi. Esami di teoria, armonia, storia della musica, composizione, solfeggio, accompagnamento, e varie altre materie che neppure immagino. Si tratta comunque di materie "teoriche". Ma, nel caso del nostro strumento, quali sono le materie di conservatorio che attingono alla pratica pianistica? Quali sono, cioè, quelle materie/corsi in cui c'è il maestro che ti insegna e poi ti mostra come si "mettono le mani" sul pianoforte? Chè so ... un fondamenti di tecnica pianistica... 😁 Infine la curiosità: Mi rivolgo soprattutto a chi ha fatto o ancora fa attività concertistica. E, in misura minore, esibizioni in pubblico. La cosa che per certi versi mi "sconcerta" 🙂 dell'attività concertistica per pianoforte, è che sia imperativo non commettere errori. In rete ci sono alcuni vecchi video di affermati pianisti (ad esempio Cortot) in cui si può apprezzare qualche piccola imprecisione. Ma ciò mi pare sia inaccettabile per le esibizioni dei nostri giorni. Credo che un Lang Lang che dovesse sbagliare una nota o che dovesse avere un vuoto di memoria.. si sia giocato la reputazione. Tutto ciò è per certi versi "innaturale". Non è neppure una questione di studio, di preparazione, di applicazione, di talento. Può esercitarti anche 24 ore al giorno, ma se fai concerti per anni e anni capita la volta che vai nel pallone. L'errore è umano. Gli errori sono previsti in tutte le attività umane. Anche un cardiochirurgo che commetta un piccolo errore può rimediare. Un ingegnere può rivedere un progetto. Un centometrista che sbaglia la partenza riprova alla successiva olimpiade. Restando in ambito musicale, il componente di un'orchestra che commetta una piccola imperfezione può "cavarsela" perchè il suo strumento è "coperto" dagli altri. Magari fra gli addetti ai lavori pagherà pegno, ma il pubblico non se ne renderà conto. E invece per un solista, per un pianista, l'errore non è contemplato. Ecco perchè diversi pianisti di oggi mi sembrano macchine. E non mi capacito di come si possa reggere la tensione di dovere essere sempre "perfetti"... in ogni occasione. Oltre che talento e tecnica, un pianista di primo livello deve avere anche una "testa di ferro"... e una buona dose di fortuna. Mi raccontava il mio maestro (ma non so se corrisponda a verità) che questa ricerca ossessiva delle perfezione, questa simbiosi maniacale e totalizzante con lo strumento, abbia condotto alcuni concertisti (mi ha fatto il nome di un concertista vivente) ad alienarsi un pò da tutto il resto.
  3. Mi pare di capire che la via maestra nell’approccio allo studio dello strumento sia quella di prendere lezioni in presenza. Come già accennato, qualche tempo fa ho preso lezioni di pianoforte presso un’accademia musicale della mia città, per quasi un anno. Il rapporto umano col maestro è stato davvero buono. Nulla da eccepire. Mi resta il ricordo di una persona gentile e sempre disponibile. Ricordo che sovente la lezione si protraeva oltre l’ora canonica, senza obiezioni. Da un punto di vista didattico, invece, direi luci ed ombre. Non ho esperienza per poter valutare in maniera oggettiva la preparazione di un maestro. Però, un'opinione se la fa anche l'allievo più sprovveduto. Sentirlo suonare era un piacere. Ricordo che insisteva molto sul “suono”, anche quando i primi tempi a stento “beccavo” i tasti giusti. Al momento la cosa mi appariva bizzarra, ma poi, grazie anche ad alcune considerazioni lette qui sul forum, ho capito che l’emissione del giusto suono è essenziale, e tale abilità vada affinata sin da principio. Eppure, ciò che mancava nella didattica era l'approfondimento “della via” per raggiungere un determinato obiettivo. Ricordo che le cadute le abbiamo risolte in meno di una lezione. Delle scale abbiamo curato soprattutto l'aspetto inerente la teoria musicale. Però, nel momento in cui dovevo eseguirle utilizzando il peso, non mi veniva spiegato il “come” riuscire a farlo. Il maestro non mi hai mai accennato alla muscolatura, quindi alla problematica inerente i muscoli antagonisti e alla necessità di farli lavorare alternativamente. Nessun accenno ai gesti di base. Nessun riferimento al come distribuire il peso fra spalla, braccio e avambraccio. Oppure su come ottenere un buon legato (ma forse i tempi non erano maturi). Per evitare tensioni, l’indicazione era di mantenere il polso “morbido”… e di articolare. Credo che un bravo maestro debba spiegare i movimenti giusti, poi “mostrarli” praticamente, ed infine farli applicare all’allievo con gli esercizi/studi che ritiene più opportuni. Sentirsi ripetere “… stai rilassato, mantieni il polso morbido e articola!” lascia il tempo che trova se non viene fornita un' adeguata didattica sul concetto e applicazione del rilassamento. Ciò che richiede una base di conoscenze di anatomia e adeguati esercizi per l’ottenimento della rilassatezza di spalle, braccia… etc. Insisto su questo aspetto, magari sbagliando, perché penso che approcciare nel modo corretto la tecnica pianistica sia fondamentale anche per il semplice “amatore” del pianoforte. Se non altro per non incappare in tendiniti e quant’altro. Penso che un allievo col tempo possa spiccare il volo o restare al palo. Le variabili sono infinite. Però, in entrambi i casi, quando ci si siede al pianoforte bisogna farlo con la giusta postura e in assenza di tensioni. Altrimenti, meglio lasciar perdere, anche se il livello pianistico è modesto. Ripeto, sono mie opinabili considerazioni. Ed eccoci al dunque: Volendo riprendere le mie lezioni di pianoforte, mi chiedevo ( e chiedo a voi gentilmente), se esistono dei criteri da seguire nella scelta di un “bravo” maestro. Oppure bisogna semplicemente affidarsi al passaparola e provare per un certo periodo se c’è il giusto feeling. Stante che un bravo maestro avrà un cachet adeguato, vorrei gentilmente qualche suggerimento per fare una buona scelta. Quali referenze chiedere, ad esempio. Ringrazio anticipatamente.
  4. Grazie per la risposta. Per stimolo per la "scadenza" intendi l'approssimarsi di esami di conservatorio o concerti? Non è il mio caso. Ho fatto un annetto circa di lezioni ma senza grossi risultati. Sento di dover ripartire quasi da zero, ma con un altro maestro. Ciò che mi preme è acquisire innanzitutto una buona tecnica di base. Sto studiando solfeggio, teoria e un pò di armonia. Ci si riesce discretamente anche da autodidatti. Ma quando ci si approccia al pianoforte bisogna che ci sia una guida, perchè nella migliore delle ipotesi si corre il rischio di prendere abitudini errate.
  5. Dando per scontato che le lezioni di pianoforte "classiche" con un maestro che segue l'alunno vis a vis siano l'ottimo, volevo conoscere la vostra opinione circa le lezioni online. Possono avere una loro utilità o sono una perdita di tempo, e di soldi? Mi domando se un maestro riesca a seguire un allievo tramite il monitor di un pc, e avere contezza delle sue specificità in modo da poterlo guidare e indirizzare nella crescita pianistica. Mi viene da pensare che via skype un maestro non riesce ad avere neppure una "visione d'insieme" dell'alunno al pianoforte. Come potrà correggerne eventuali difetti posturali? Però magari sono mie suggestioni ed ogni problema è risolvibile. Sono determinato a riprendere le mie lezioni di pianoforte ma, un pò per il problema covid, un pò per la difficoltà di trovare in loco un maestro che sappia colmare le mie specifiche lacune, pensavo di orientarmi su lezioni via skype con un maestro di comprovata esperienza. Grazie a chi vorrà darmi un parere.
  6. Grazie per le indicazioni. Penso che mi farò un bel regalo... 👍
  7. Buonasera, mi sono imbattuto casualmente nel Testo in oggetto: " Il Pianoforte da Concerto Steinway & Sons - Manuale di regolazione, accordatura, intonazione e messa punto " Autore: Giovanni Bettin A seguire il link: http://www.rugginenti.it/website/it/edizioni/item/3889-il-pianoforte-da-concerto-steinway-sons-manuale-di-regolazione-accordatura-intonazione-e-messa-punto Le mie conoscenze sul funzionamento del pianoforte sono date dalla visione degli ottimi video tutorial del Maestro Ferrarelli (Viaggio all'interno del Pianoforte). Per un eventuale lettore del testo in oggetto, mi chiedevo se potrebbe essermi utile per una conoscenza più approfondita della materia o, viceversa, risulterebbe un manuale troppo specialistico e dunque una spesa inutile. Ringrazio anticipatamente.
  8. EDIT: la pagina del libro di Sandor cui mi riferivo è la numero 99 (non 38, che è la figura)
  9. Riprendo questa vecchia discussione perchè anch'io mi sono accorto di aver sempre eseguito le scale con il metodo del "pollice sotto". Sto provando ad applicare il metodo corretto ma, anche dopo aver rivisto il video tutorial e letto la sezione relativa del Sandor, non riesco ad afferrare la giusta dinamica. A pag. 38 del suo bel manuale, Sandor scrive che "il pollice deve essere affiancato alla mano, ed in grado di scendere verticalmente". C'è un'immagine esplicativa, ma non applicabile al caso in esame a meno di non voler spostare obliquamente la mano in modo grossolano. Suonando una scala, si tratterebbe di muovere la mano a zig zag proprio nel modo che viene sconsigliato nel videotutorial. Abbassare il polso aiuta a diminuire la corsa del pollice, immagino. Eppure, a mio avviso, il vero punto da chiarire nella tecnica del passaggio del "pollice sopra" è se il trasferimento del peso deve essere fatto in modo canonico oppure si può chiudere un occhio. Mi spiego meglio. Volendo trasferire il peso in modo corretto (almeno per ciò che so), il dito che fa da perno (il 3° o il 4°) non deve essere alzato prima che il pollice sia caduto sul tasto successivo. Ciò implica che il pollice andrà comunque sotto. E' proprio un questione anatomica della mano. Se il dito "perno" resta al suo posto prima che il pollice "cada", il pollice gli deve per forza andare sotto. Non potrà essere affiancato alla mano come scrive Sandor. Ipotizzo che una piccola rotazione della mano aiuti. Un minimo però, soprattutto nel caso del passaggio sotto al 4° dito. E chiedo agli esperti se sia una pratica lecita. Il discorso cambia, invece, se la logica nel passaggio del "pollice sopra" è la seguente: Poichè il passaggio del pollice va applicato ad una scala eseguita in velocità, tale per cui il movimento è rapidissimo, impercettibile, allora è lecito alzare il 3° o il 4° dito una frazione infinitesima di tempo prima che il pollice "cada" sul tasto successivo. In tal caso il movimento risulta coerente. Però viene meno il trasferimento del peso "canonico" (almeno immagino). E' un pò quello che accade nella dimostrazione fatta da Paolo nel videotutorial relativa agli esercizi di Cortot preliminari all'utilizzo della tecnica del passaggio del "pollice sopra". Almeno questo mi è sembrato.
  10. Bene Paolo, seguirò ancora una volta i tuoi saggi consigli!
  11. Buongiorno, Ho cominciato a studiare Bach. Volevo chiedere agli esperti lumi in relazione all'uso del pedale nel preludio in oggetto. Nel caso, se bisogna cambiare ad ogni battuta oppure sulle due minime di ogni battuta. Ad orecchio, mi sembrano entrambe scelte "gradevoli". Ma utilizzo un digitale per cui la percezione potrebbe essere un pò alterata rispetto a quella ottenibile con un acustico. Ps. questo brano mi sembra un capolavoro nella sua semplicità e musicalità. E, credo, molto istruttivo anche in termini di tecnica pianistica. Ringrazio anticipatamente.
  12. Grazie Paolo, in questo momento prendere lezioni da un maestro non è proprio possibile. Potresti gentilmente dirmi la differenza che c'è fra gli "esercizi di tecnica pianistica" (Hanon, Rossomandi...etc) e gli "studi" (Czerny, Chopin...etc). Come mai viene fatta questa distinzione? Gli esercizi sono forse solo meccanici, mentre gli studi hanno invece una loro musicalità e sono quindi da preferirsi? Se volessi invece approcciare Bach, quali sarebbero i brani/studi più elementari?
  13. Riprendo questo vecchio thread perchè pensavo di cominciare il mikrokosmos (vol. 1) per migliorare (più correttamente iniziare quasi da zero) la capacità di lettura dello spartito ed esecuzione al pianoforte. Dalle vostre considerazioni, in varie discussioni, mi sono convinto che l'opera di Bartok sia didatticamente molto valida, per diversi aspetti inerenti l'interpretazione. Volevo chiedere agli esperti se esistono dei metodi più "mirati" per questo genere di finalità. Per qualche tempo (circa un anno) ho preso lezioni di pianoforte. E "suonicchio" alcuni brani di Mozart e Chopin. Ma è più che altro per mio diletto. Parallelamente all'aspetto "ludico", che non voglio comunque reprimere visto che non dovrò fare il pianista di professione, avverto ora il bisogno di ricominciare da zero con solfeggio, teoria, armonia ed esercizi e studi progressivi. Vorrei capire, inoltre, la differenza fra esercizi di tecnica pianistica e i cosiddetti "studi". Grazie
  14. Grazie ancora. Andrò a visionare nuovamente i video che avevi postato!
  15. Paolo, sbaglio o nutri una profonda ammirazione per Rubinstein? Se non erro scrivevi di averlo conosciuto. Il mio maestro invece citava sempre Horowitz! Tornando a noi, se ho ben capito il tuo intervento, dovrei insistere su questo approccio. Perchè non mi viene ancora naturale, dovrei lavorare sulla postura. Al momento, appena smetto di pensarci, le spalle risalgono su con tensioni annesse.
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