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Piano Concerto - Forum pianoforte

pianoexpert

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  1. Alcuni pianoforti orientali costano poco perché sono materiali assemblati provenienti da mercati paralleli. Certo 1700 € sono pochi per credere ad un minimo di affidabilità. Lo spazio è identico per un pianoforte alto cm 105 che per uno alto cm 135( per il verticale) ed è identico di larghezza tastiera ( 150cm circa) sia per un verticale che per un quarto di coda che per un gran coda Altra soluzione è prenderlo a noleggio in un serio negozio e vedere se la bambina continua a studiare. Allora si può successivamente prendere in considerazione l'acquisto o dello stesso o di altro strumento. Se non dovesse continuare, si può restituire pagando il trasporto ( o forse il trasporto A/R è già pagato nell'anticipo iniziale) Altra soluzione per non spendere molto è acquistare un buon digitale, che può rimanere in casa anche quando venga acquistato in futuro un acustico. Certo è che con la cifra stanziata per ora non si riesce ad accedere a strumenti di buona qualità. Altra possibilità presente e/o futura è quella di prendere in considerazione un buon usato da negozio o addirittura da privato, su consiglio di colui che diventerà il tecnico - accordatore di fiducia. Buono studio
  2. E' tutto da vedere...anzi da sentire. Prima di tutto va esaminata la martelliera originale e poi si decide. Con l'intonazione si può arrivare fino ad un certo punto, ma mai "snaturare" il suono voluto dalla Casa per quel modello, con quei martelli. Intendevo dire che se si arriva decidere di cambiare una martelliera perché, ad esempio, in quel piccolo spazio, il volume del suono è particolarmente forte, eclatante( ma anche per altre svariate ragioni), si può scegliere una martelliera meno "potente, non impregnata e preparata con una particolare intonazione, pur lasciando intatta e conservata, montata sui suoi stiletti, l'originale
  3. L'ultima volta che sono andato alla Musikmesse di Francoforte ho provato degli ibridi veramente buoni, ma circa la gestione sono un po' scettico. Tutto sta a vedere se dove stai tu, puoi fare affidamento su di un Tecnico veramente competente opportuno....o forse su te stesso ....imparare ad aprire lo strumento ed intervenire nel tempo. Tutto ciò che è simile all'acustico( rullini, feltri perni...)è sostituibile, ma sull'ibrido.... è più difficile. Si pensi ad un perno che sta in una guarnizione di cachemire che a sua volta sta in un foro di un elemento in carbonio. Alesare e sostituire non è facile e molto spesso, come nelle forcole in plastica, la guarnizione fuoriesce durante l'alesaggio. Quindi tutto da vedere. Forse potresti diventare tu uno dei rari tecnici in Francia che sanno mettere mano sugli ibridi. Riguardo all'affidabilità nel tempo, direi che sono troppo giovani per poter valutare. Poi c'è da dire che ci stiamo abituando sempre di più ad un suono "confezionato" che non ci fa vivere, se non attraverso la simulazione, e non in modo naturale, l'energia che parte dalle nostre dita e arriva alle corde. L'acustico ha anche il pregio di poter modificare molto facilmente le regolazioni e le intonazioni. Anche l'accordatura è "confezionata". Insomma, tutti abbiamo un digitale, per la comodità di studio, ma poi dobbiamo forse cercare il suono su di uno strumento acustico. Questo penso
  4. Premesso che i miei video non hanno la pretesa di trasformare pianisti in tecnici, devono servire a capire che cosa avviene e casomai affidarsi ad un tecnico che si è capaci di valutare se veramente competente. Quindi, almeno all'inizio, niente improvvisazioni o "fai da te". I pochi centimetri in più o in meno non compromettono la resa del pianoforte in uno spazio piccolo. Casomai si interviene sulla intonazione dei martelli o viene montata una martelliera non impregnata. Specie se si acquista un pianoforte usato e datato, quasi sempre è necessario sostituire la martelliera( comunque, anche se non molto segnata, indurita nel tempo). In quel caso si conserva la vecchia (importantissimo!!!!!) e si monta una martelliera adeguata al modesto spazio di ascolto. La restituzione della martelliera non fa perdere al pianoforte la sua "identità"! Inoltre viene conservata la possibilità di avere due martelliere opzionali ad es una Yamaha originale( anche se usurata) e una Abel o una Renner montata nuovamente e adatta come misura e foratura a quel modello di strumento. Valutare quindi, nell'acquisto dell'usato il margine economico per poter intervenire e sostituire ed es. una martelliera. Allora avremo un pianoforte messo a puntino proprio come lo desideriamo, pur non perdendo l'identità originale. Naturalmente per il verticale, un modello alto è da preferire, perché meno disarmonico e più performante. Per l'efficienza del funzionamento della meccanica( cosa importantissima) è tutto da controllare. Dove ti trovi?
  5. Ho esaminato questo pianoforte e devo dire che è uno strumento molto interessante e in buono stato. Essendo uno strumento datato, naturalmente, va rimesso in piena efficienza con lavori , alcuni dei quali, però, sono opzionali. La struttura è integra e la cordiera è in buono stato. Anche la tavola di risonanza è in buono stato. E' un pianoforte che , se adeguatamente seguìto e "rivisto", può soddisfare anche un pianista esigente.
  6. il Kawai serie CA è molto buono. Naturalmente sul digitale ci abituiamo alla uniformità di prestazione meccanica e a un suono un po' "confezionato"....tanto che quando ci confrontiamo con il miglior acustico, tutto ci sembra strano e quasi insoddisfacente. Pianisticamente parlando, dobbiamo "staccarci", "allontanarci" da questo modello, specie se siamo in un percorso di sviluppo di apprendimento tecnico- musicale. Quindi fai bene a considerare l'acquisto di un acustico, purché tu possa seguirne e controllarne l'efficienza. Potrai visionare i miei tutorial, nei quali sottolineo ai colleghi pianisti l'importanza di un buon funzionamento dello strumento.
  7. benvenuto tra noi
  8. Probabilmente il montante scappamento non ritorna sotto la noce del martello e il tasto suona a vuoto. vanno controllati i perni della meccanica e in particolare quello difettoso. Non si devono usare lubrificanti: bisogna constatare solo efficienza del/dei perno/ perni
  9. Si tratta di pianoforti assemblati. vedere all'interno dello strumento
  10. Credo di si'.Va vista da vicino e casomai ordinare il pezzo oppure creare una nuova trasmissione di leve. Se si fosse dissaldato, va smontato e portato a saldare ( a volte queste aste sono fatte di lega metallica e una semplice saldatura non tiene...ma è tutto da vedere. O si salda o si fora e si ricava un asse guarnito per evitare qualsiasi rumore. Bisogna vedere che sistema è stato usato. Comunque ti ho mandato un messaggio privato con i miei numeri.Se vuoi, chiamami. Paolo
  11. Anche se c'è una legatura a cavallo battuta, ti devi fermare sul battere( nota muta legata...però pensata) e da quella ricominciale a contare ( questa per la fermata con ripetizione, ripetizione cioè degli accenti!)Poi senza ripetizione con arrivo sull'accento forte e ripartenza senza suonare l'accento forte. Questa seconda è più difficile da governare, ma veramente efficace. Questo modo di studiare, proveniente dalla mia Scuola, era usato dal grande Francesco Bajardi, ultimo allievo di Listz. La mia insegnante Maria Pia Censi Gorini, alla quale devo tutto, era allieva di Bajardi e poi di Carlo Zecchi. Lei insisteva molto su questo modo di studio per arrivare facilmente alla velocità con controllo e chiarezza. Buono studio
  12. Ripetere tutto e non lasciare mai i brani per acquisire memoria muscolare... non lo trovo molto giusto. La memoria cinetica è quella della quale ci si deve fidare di meno. Le memorie sono tre: memoria cinetica, memoria conoscitiva e memoria uditiva. Della prima abbiamo già parlato, ma affidarsi solo a questa( seppur utile in brevi passaggi molto rapidi e di raccordo armonico)è però pericoloso. Ripetendo, ripetendo, si pensa di aver assimilato il pezzo, ma in una condizione emozionale diversa, la memoria del movimento potrebbe cambiare e non trovare più i riferimenti sicuri! Inoltre tale memoria fa i conti, cineticamente, con il tipo di strumento che incontriamo: un altro strumento più o meno "difficile" ci altera il movimento assimilato dalle tante ripetizioni. Anche quella uditiva ci può aiutare, ma non è sufficiente ad assicurare un buon risultato. Solo quella consapevole e conoscitiva è sicura. Sapere che cosa avviene armonicamente con punti di riferimento affidati alla conoscenza delle modulazioni. Questo ci fa percepire momento per momento "dove siamo" e in caso di incidente ci da' la sicurezza di aggrapparci al successivo passaggio "conosciuto". Per verificare se ciò esiste, bisogna essere capaci di riprendere il brano da qualsiasi inizio frase o frammento. Questa maturazione della conoscenza ci permette anche di non "ricominciare sempre da capo", perché "conosciamo" quello che suoniamo. Un'altra prova conoscitiva è studiare la sinistra da sola e anche a mani separate a memoria.Nel caso del Gradus. ad esempio, c'è tempo per ripetere e ripetere! Le 24 ore servono anche ad approfondire la fase finale dell'esecuzione, ma ciò avviene bene se il brano si conosce bene. Lo stesso per Bach, che va conosciuto non solo per come viene trattato il tema( specie nelle fughe), ma soprattutto per come si sviluppano le parti complementare ( controsoggetti...ecc..) ai quali bisognerebbe, in esecuzione, rivolgere ancora più attenzione del tema, ormai "scontato" Insomma sapere come sono costruiti i brani e non "leggere per leggere". Tu sicuramente sei in una situazione di mezzo e quindi prepara Bach e Clementi in modo da lavorare bene nelle 24 ore, mentre i brani, la sonata, gli studi di virtuosismo cerca di approfondirli, quasi come se li dovessi suonare a memoria. Lo studio con fermata ti fa contemporaneamente superare le difficoltà della velocità, il giusto movimento cinetico, la conoscenza dei frammenti....ma non ti fa perdere l'accentuazione del brano! Due tipi. Fermata con ripetizione alla partenza di ciò che sta sull'unità di tempo e/o di battuta e successivamente quella senza ripetizione. Quando si decide di andare da un accento all'altro, MAI fermarsi! Succeda quel che succeda! solo dopo si analizzeranno gli errori all'interno! E poi di nuovo in velocità e chiarezza tra una fermata e l'altra. Buono studio
  13. Credo che tu stia lavorando bene. La prova di cultura riguarda per prima cosa il proprio strumento e la letteratura dello strumento stesso. Altre lettura utili e piacevoli: Il pianoforte di A. Casella. Quello che ogni pianista deve sapere di Finizio. Anche l'Arte del pianoforte di Nehaus ( spero si scriva così....)( ma anche molti altri come il manualetto di G Sandor- come si suona il pianoforte ecc...). Se mi posso permettere, poi, poiché la data non è così vicina, io farei 3 giorni Beethoven, 3 giorni Chopin ecc. Per Bach dividerei il lavoro impegnando almeno 3 giorni per un gruppo di 5 preludi e fughe, parallelamente ai pezzi e alla sonata di Beethoven. Così pure per Clementi. Il principio che, a mio parere, governa lo studio è quello di insistere sugli stessi brani per alcuni giorni e non lasciarli prima che si instauri una ulteriore gradino di maturazione. Si pensi alla metafora dell'acqua sul fuoco: cerchiamo di farla bollire e non spegniamo sempre prima. Spegnere prima potrebbe significare dover rimandare l'acqua ad una nuova crescente temperatura per riavvicinarsi di nuovo all'ebollizione ...con evidente dispendio di energia. Altra indicazione, da me suggerita in molti post, è quella di studiare vicini alle velocità di esecuzione. Capire subito quali saranno i gesti, i movimenti, in presenza del giusto tempo è fondamentale. Ci si può servire, in velocità, della fermata, con ripetizione o senza, sull'unità di tempo o sull'unità di battuta, al tempo giusto. Studiare lentamente non è sempre buona cosa. Distingure poi da " lentamente" dal "rallentato". Bisogna anche, nel ripasso ad un tempo lento, ( magari per chiarirsi alcuni passaggi che "non ci entrano in testa")mantenere gli accenti e non aumentarli. Se un pezzo vivace è in 2, ripassandolo al "rallentatore" si devono conservare i due accenti e non trasformarlo in 4 o in 8!!!! Buono studio Paolo
  14. Puoi vedere i miei tutorial sia di tecnologia del pianoforte, sia di tecnica pianistica. Non tutto, ma qualche principio viene enunciato. P.S. Certamente con queste temperature non è opportuno studiare molto::::😀
  15. Il pianoforte, come ho detto in molti altri post, deve avere il suo peso di abbassamento e il suo peso di ritorno alla tastiera. pensare di alterare i due pesi è contro il buon senso. Naturalmente qualcuno diffonde il principio che su di una tastiera più pesante si possa acquisire più' capacità tecniche, ma ciò è completamente errato. Nello sviluppo della tecnica pianistica, non è opportuno pensare di "far muscoli" per essere più abili. Dopo un buon periodo di "impianto", l'allievo deve aver acquisito i concetti di articolazione, gravitazione, pressione e rotazione e altri coordinamenti tra i piccoli e i grandi muscoli. Però tutto deve avvenire fuori tensione. Solo così si svilupperà l'energia che gli permetterà di "governare " la tastiera. Poche parole non bastano per illustrare i buoni principi di base. Il Maestro, sicuramente, guiderà in queste acquisizioni. Un buon libro che consiglio è "come si suona il pianoforte " di Georgy Sandor. P.S. Sconsiglio completamente l'uso della sordina, "marchingegno" inventato per incoraggiare l'acquisto di un pianoforte per chi vive in appartamento. ..."Vede, Signora, ...così la bambina quando studia non disturba i vicini"- Niente affatto ! I vicini sentono ...eccome!. L'unico che non sente è il povero studente, che perde completamente il riferimento del suono in proporzione all'energia applicata. Una volta tolta la sordina, si troverà completamente "da capo" nell'imparare a gestire il suono. P.P.S. Comunque è opportuno verificare questa sensazione di troppa morbidezza, che, tecnicamente, potrebbe anche dipendere da una eccessiva "lentezza" della meccanica, cioè di un non giusto attrito dei perni della meccanica stessa che provocherebbe un eccessivo "traballamento" dei martelli o dei cavalletti o dei montanti di scappamento. In questo caso si devono ripristinare i perni delle forcole e controllare le guarnizioni delle asole di scorrimento centrali e anteriori della tastiera.
  16. Grazie a te dei complimenti. Come detto già nei tutorial, questo forum e i tutoria da me registrati non hanno il fine di formare dei tecnici, ma di fornire ai pianisti quelle conoscenze per meglio orientarsi ad individuare le proprie insoddisfazioni riguardo la messa punto del nostro strumento. Tuttavia, qualcuno si cimenta, iniziando da piccoli interventi facili e che non compromettano definitivamente l'assetto del proprio pianoforte. E' invece indispensabile conoscere questo complesso strumento per non confondere i limiti delle proprie prestazioni pianistiche con i limiti delle sue prestazioni tecniche. Solo così si riparte da una situazione di chiarezza e di crescita delle proprie abilità tecnico-musicali.
  17. Benvenuta Sammi , Mi fa piacere che ami così tanto il pianoforte! A presto Paolo
  18. Le foto sono visibili, ma non riesco a capire bene che cosa sia successo. In genere l'asta verticale finisce, in alto, con una punta che va in un gommino forato. Mi sembra che fino a qui ci siamo. In basso si dovrebbe collegare con l'asta orizzontale con un altro perno libero in un foro sull'asta orizzontale.
  19. Non conosco questo articolo. Comunque la chiave tradizionale, credo sia molto efficiente purché sia ben equipaggiata. L'importante è che sia estensibile e abbia i beccucci Hale di ricambio
  20. ogni Casa ha il suo livello dei bianchi che può cambiare anche da modello a modello. Tale misura , partendo dal tavolaccio può partire da 58mm fino ad arrivare a 64 per alcune code. L'affondo dei bianchi è intorno ai 10 mm con 45 mm martello-corda. La proporzione deve essere tale da ricavare un afterthouch di circa mm 1,00-1,50. Ne parlo nei miei tutoria (se non ricordo male). I neri sono di circa 12mm più alti rispetto ai bianchi e dovrebbero rispettare, a mio avvio, il medesimo aftertouch dei bianchi
  21. con Nick ci siamo sentiti telefonicamente, quindi conosco il problema e lo abbiamo dibattuto. Vorrei fare alcune considerazioni di carattere Musicale e di carattere tecnico. Diciamo che quando sediamo al pianoforte, dobbiamo considerare che siamo abbastanza lontani dal suono che produciamo. L'approccio ottimale sarebbe, idealmente, quello che ci fa immaginare tutta la meccanica, fino al martello che percuote la corda, come un prolungamento delle nostre dita. Ciò FA I CONTI COL BUON FUNZIONAMENTE DELLA MECCANICA CHE DEVE AVERE I GIUSTI ATTRITI e far si' che ci sia giusto il peso di abbassamento dei tasti, ma soprattutto il giusto peso di ritorno . Il buon rapporto tra questi due valori e una buona regolazione produce dinamicità alla tastiera e ci permette di suonare con facilità i passaggi difficili. Anche la piombatura della tastiera non deve essere eccessiva. Per esempio una meccanica alla quale vengono sostituiti martelli troppo pesanti e con tastiera bilanciata aggiungendo piombatura non avrà la stessa dinamica di una tastiera meno pesata. Questo è importantissimo per il nostro buon approccio allo strumento. Col tempo, i martelli si segnano contro le corde, il suono diviene più brillante , forse troppo.....e noi ci abituiamo a tutto ciò...fino a che sentiamo però l'esigenza di ottenere un suono più compatto. Ciò non è possibile se non sostituendo i martelli dello stesso tipo, misura, foratura e inclinazioni. La vita del suono ritorna all'inizio, ritorna a quel suono al quale non eravamo più abituati...e allora sentiamo lo strumento poco sonoro. A meno che non sia stata errata la martelliera o la regolazione, i martelli stessi si segneranno col tempo, producendo via via un suono più aperto. La rasatura, come già detto, con successiva intonazione modifica la geometria della meccanica e, riducendo la distanza tra apice e anima di legno, genera un suono sicuramente più duro ( anche se compensata da tentativi di intonazione) Se questa successiva intonazione viene fatta in modo eccessivo e nelle zone errate del martello, l'intervento può essere irreversibile. La regolazione anche può influire sul suono. Ad esempio uno o due decimi in più di affondo potranno rendere il pianoforte più sonoro, come pure un leggero aumento della distanza martello-corda. Sarà cura del tecnico, in seguito, recuperare rapidamente queste leggere variazioni di distanza utilizzando degli spessori. Sarebbe anche il caso di soffermarsi a parlare di tecnica pianistica, ma voglio solo dire ( come ho ripetuto altre volte) che il suono ottenuto da una maggiore gravitazione, unito alla preparazione di una martelliera in modo omogeneo, genera un magnifico cantabile. Si ascolti i dischi di Rubinstein, dove la destra suona sinceramente forte e legato anche nel piano. Da lui dichiarato che la "sincera" gravitazione, specie della mano destra, affidandosi di più al sostegno delle dita, produce sicurezza e cantabilità. Una martelliera, per esempio divenuta molto aspra, troppo brillante ecc... scoraggia il pianista a produrre questo "suono lavorato in profondità" e lo abitua ad un minore appoggio sul fondo del tasto. Quando si cambia la martelliera viene cambiata, questo minore appoggio, gravitazione, produce un suono che "fa fatica ad uscire" specie nel cantabile. Il grande pianista, il che ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo e con il quale ho parlato più di una volta, non si risparmiava di esemplificare spesso a noi, giovani ragazzi ( e non solo- ne parla anche Pollini), assetati di segreti, questa modalità di approccio. Vi assicuro che il peso delle sue dita sulla nostra spalla era impressionante. Naturalmente questo sviluppo di energia non proviene da "prove muscolari" bensì dal controllo della nostra muscolatura "fuori tensione". Segnalo il meraviglioso libro di Monique Deschausses "l'Home e le piano" che tratta magnificamente proprio questo concetto. Della stessa autrice il libro sui 24 studi di Chopin. ...Il francese è comprensibile ... Faccio sempre troppe chiacchiere...... Buona Musica
  22. La rimozione puo' essere fatta a vapore oppure con liquidi stacca parati diluito in acqua. Dipende da quale colla è stata usata . Usare solo colla naturale a bagnomaria. le nuove guarnizioni dovranno essere incollate con dei cauls calibrati a seconda del tipo e del calibro dei perni tondi e ovali.La scelta dello spessore del cachemire e, soprattutto la qualità, devono essere rigorose.Escludere, per l'incoraggio, le comuni mollette che non fanno sufficiente pressione"parallela" sulle pareti delle mortase e sono piuttosto imprecise. E' necessaria, poi, la speciale pinza per correggere e calibrare, dopo l'incoraggio e il tiraggio, la scorrevolezza dei tasti. E' un lavoro che richiede qualche esperienza
  23. Quel tipo di molla ( molla tipo Hertz) si carica tirando fuori la parte superiore spingendola all'esterno dolcemente. La parte inferiore serve per scaricare senza tirarla fuori, ma accarezzandola e spingendola dolcemente con l'apposito piccolo attrezzo ad uncino o ad L.Come già detto in altri post, il martello, lasciando dolcemente il tasto e quindi la parata del paramartello, deve salire netto, deciso, ma senza saltare. Naturalmente sulla carica della molla influisce l'attrito del perno della forcola dell'ostina. Questo non deve superare circa i 5 gr. Se eccessivo, la molla richiede più carica e ciò aumenta la durezza del tasto, già alterata , dall'eccessivo attrito. Niente lubrificazioni o eccessiva carica della molla, quando ci sono attriti. BISOGNA SOLO CAMBIARE I PERNI( MAGGIORANDOLI E ALESANDO LE GUARNIZIONI DELLA FORCOLA CON ALESATORI DRITTI E NON CONICI). solo così sarà ripristinato il giusto peso di abbassamento recuperato un ottimale peso di ritorno. Al contrario, perni troppo lenti, faranno ballare e stressare le teste dei martelli nel momento di impatto con le corde, rovinando sempre di più l'apice e stressando sempre più anche i fori delle guarniti delle forcole.
  24. pianoexpert

    ciao

    Benvenuto Giuseppe . Hai dei pianoforti interessantissimi. Dai una occhiata ai miei video Tutorials, potresti trarne utilità. Ciao Paolo
  25. pianoexpert

    Gerbstädt

    Non riesco a vedere la foto. In quanto al pianoforte, è difficile valutare a distanza. Bisogna sentire come suona e vedere come funziona.
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