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Piano Concerto - Forum pianoforte
thesimon

Quando Si Rischia Di Diventare Pesanti...

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Un paio di settimane fa ci trovavamo a pranzo a casa mia con Pianoexpert. Ritorno su l'argomento: tastiera del mio piano, che ritenevo insuonabile, sicché Paolo smonta tutto e si porta via la meccanica. Premetto che non era molto che mi aveva già cambiato i perni dei cavalletti e fatta regolazione completa della meccanica. Comunque, effettua le misurazioni del caso e verifica che effettivamente erano da cambiare i perni di centro dei martelli e varie altre regolazioncine da effettuare sulle leve di scappamento.

Morale oggi mi riporta la tastiera. Rimontato tutto, la tastiera era cambiata dalla notte al giorno. Andiamo sull'accordatura e poi che facciamo ? Non me la fai l'intonazione dei martelli ? Intonati alcuni martelli troppo aspri... Paolo ma non possiamo abbassare un pochino tutto ? Ammorbidire un pochino i feltri di tutti i martelli ?

 

Mi chiedo... Sono solo io ad essere così pignolo nella ricerca del suono che ho in testa e nella ricerca della fuzionalità esatta della meccanica di trasmissione ? Oppure sono un po' tutti così ? Ora con Paolo siamo amici quindi non mi risparmio quando devo rompergli le scatole, cosa che succede spesso, ma anche voi fate lo stesso con il vostro accordatore di fiducia ? Io penso che sia giusto essere pignoli verso il proprio strumento... Altrimenti si rischia di non essere soddisfatti quando si suona e questo è male.

Personalmente mi sento psicologicamente più motivato a suonare bene su strumenti che rispecchiano i miei standard idealistici di suono e di meccanica. Ed in effetti poi suono meglio...

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Un paio di settimane fa ci trovavamo a pranzo a casa mia con Pianoexpert. Ritorno su l'argomento: tastiera del mio piano, che ritenevo insuonabile, sicché Paolo smonta tutto e si porta via la meccanica. Premetto che non era molto che mi aveva già cambiato i perni dei cavalletti e fatta regolazione completa della meccanica. Comunque, effettua le misurazioni del caso e verifica che effettivamente erano da cambiare i perni di centro dei martelli e varie altre regolazioncine da effettuare sulle leve di scappamento.

Morale oggi mi riporta la tastiera. Rimontato tutto, la tastiera era cambiata dalla notte al giorno. Andiamo sull'accordatura e poi che facciamo ? Non me la fai l'intonazione dei martelli ? Intonati alcuni martelli troppo aspri... Paolo ma non possiamo abbassare un pochino tutto ? Ammorbidire un pochino i feltri di tutti i martelli ?

 

Mi chiedo... Sono solo io ad essere così pignolo nella ricerca del suono che ho in testa e nella ricerca della fuzionalità esatta della meccanica di trasmissione ? Oppure sono un po' tutti così ? Ora con Paolo siamo amici quindi non mi risparmio quando devo rompergli le scatole, cosa che succede spesso, ma anche voi fate lo stesso con il vostro accordatore di fiducia ? Io penso che sia giusto essere pignoli verso il proprio strumento... Altrimenti si rischia di non essere soddisfatti quando si suona e questo è male.

Personalmente mi sento psicologicamente più motivato a suonare bene su strumenti che rispecchiano i miei standard idealistici di suono e di meccanica. Ed in effetti poi suono meglio...

Sono d'accordo con te al cento per cento.

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Grazie, Simone dei tuoi complimenti. Credo che sia proprio così. Spendiamo per i "tagliandi della nostra auto" e le Case ci impongono una sorta di manutenzione programmata. Così, però, abbiamo sempre un'auto efficiente e garantita. Io ho scritto un piccolo manuale il PIANO GUIDA che vuol essere una sorta di libricino della "manutenzione programmata del Pianoforte". Funziona. Con alcuni controlli periodici e piccoli interventi( salvo quelli necessari al ricondizionamento dell'efficienza, tipo sostituzione della martelliera, delle corde, di pelli e feltri ecc..) si può tenere il pianoforte in piena efficienza senza rischiare di dover affrontare un bel giorno, tutta insieme, una cifra di denaro per un restauro totale. Gli interventi vanno eseguiti con criterio e concordati sempre con il proprietario del piano. Lui, pianista professionista o amatore, deve ben comprendere quello che il Tecnico va ad eseguire, decidere amichevolmente con lui il da farsi e dividere il rischio. Niente deve essere eseguito "all'oscuro". La chiarezza e la comprensione deve essere alla base di ogni ntervento, che, peraltro, deve rispettare le specifiche dettate dalla Casa costruttrice.

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Guest Pianoaccordatore

Caro Pianoexpert,

 

è mio dovere di tecnico arricchirmi sempre e non sentirsi mai soddisfatto allo scopo di migliorarmi.

 

Il tuo piccolo manuale il PIANO GUIDA si può trovare da qualche parte? è in vendita?

 

Grazie

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A me piace in primis che il pianoforte sia accoradato, è fondamentale che abbia una voce che mi piaccia ma non ho un gusto formato per permettermi di dire ad un accordatore....lo voglio così!

 

Probabilmente chi è concertista ha altre esigenze...sicuramente superiori e mosse dalla ricerca di un risultato ancora più personale e approfondito.

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Non sono pienamente soddisfatto del tipo si suono del mio pf, ma quando lo suonano gli altri e quindi sono a qualche metro di distanza il suono è molto più gradevole. Capita anche a voi?

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Non sono pienamente soddisfatto del tipo si suono del mio pf, ma quando lo suonano gli altri e quindi sono a qualche metro di distanza il suono è molto più gradevole. Capita anche a voi?

 

Cavolo !!! Succede anche a me !! Quando lo suona la mia metà ho un'altra visione acustica forse anche dipendente dal fatto che il punto d'ascolto cambia!

 

Capita comunque che a volte mi piace a volte lo vorrei diverso timbricamente, altre volte una zona della tastiera mi pare suoni alla grande ecc.. dipende anche dal fatto che il nostro cervello si abitua a quel tipo di suono.

 

Ciao

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Talvolta suona meglio, dipenderà anche dal variare delle condizioni climatiche.

 

Forse con UR maggiori la tavola armonica è più "costretta" e risuona di meno!

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Le condizioni climatiche influiscono sul suono. Influisce la percentuale di umidità relativa nell'aria. Poi anche i martelli, in condizioni di particolare umidità eccessiva prolungata, possono assorbire. Poi dipende anche dalla nostra predisposizione all'ascolto...se abbiamo avuto una giornata particolarmente stressante....o rumorosa.........Comunque un pianoforte in condizioni ottimali risente meno di queste variazioni

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Per un pianista è necessario che il suo tecnico sappia capire lui e il pianoforte. Questo credo che lo conferma anche la fedeltà che hanno i grandi pianisti con i loro accordatori.

Questo mestiere (se lo vogliamo chiamare così) richiede grande sensibilità, capacità e un immenso amore per la musica e ringrazio pubblicamente pianoexpert per avermi regalato il sorriso e la gioia di suonare. ;)

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Mi chiedo... Sono solo io ad essere così pignolo nella ricerca del suono che ho in testa e nella ricerca della fuzionalità esatta della meccanica di trasmissione ? Oppure sono un po' tutti così ? Ora con Paolo siamo amici quindi non mi risparmio quando devo rompergli le scatole, cosa che succede spesso, ma anche voi fate lo stesso con il vostro accordatore di fiducia ? Io penso che sia giusto essere pignoli verso il proprio strumento... Altrimenti si rischia di non essere soddisfatti quando si suona e questo è male.

Personalmente mi sento psicologicamente più motivato a suonare bene su strumenti che rispecchiano i miei standard idealistici di suono e di meccanica. Ed in effetti poi suono meglio...

 

... io mi chiedo se il mio strumento possa mai arrivare ai miei standard idealistici di suono :D

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Ovviamente dipende da cosa parti... Una 500 non può avere comfort, tenuta di strada ed accelerazione di una ferrari. Ci sono limiti da dover accettare !

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Il M° Paolo Ferrarelli ed il M° Simone Renzi sono un esempio di come dovrebbe essere un rapporto tra il tecnico del pf ed il pianista ...nella realtà,purtroppo questo non accade spesso,e questo dispiace ,secondo me, tutto dipende dalla sensibilità artistica di entrambi...BEATI VOI!! non perdete mai questa vostra "alchimia"..e a me non resta che essere tanto "invidioso"....naturalmente stò scherzando..Complimenti ad entrambi SIETE BRAVISSIMI e spero che in futuro potete riprendere il discorsino dei tutorial.

Salutoni

saverio

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Grazie Saverio, impegni permettendo, cercheremo di conciliare dei giorni in cui sia possibile realizzare altre iniziative video.

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Il problema ragazzi è che se uno ha solo uno strumento da studio...anche se al suo massimo, non avrà mai una sonorità paragonabile ad uno da concerto...seppur mezzo "scalcagnato" :D

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Simone, io, come te, sono quasi maniacale con i miei pianoforti. Sono convinto che non quasi quasi devono essere più prestanti gli strumenti "domestici" perché è proprio su questi che si raffina il tocco; in esecuzione si può anche "compensare" qualche problema (facilmente il cervello si adatta, per esempio, a una nota un po' più squillante delle altre adattando il tocco proprio su quella). Se questi compensi possono essere un pregio per il pianista durante il concerto, possono portare a scompensi se avvengono in casa quotidianamente. Intervenire in modo "aggressivo" su uno strumento trascurato per anni è difficile e revisioni meccaniche importanti possono anche lasciare insoddisfatti il proprietario. Meglio intervenire per gradi. Anche un intervento importante, quale può essere una sostituzione di martelliera, può essere molto "semplificato" se nel complesso la meccanica funziona. In Italia manca la cultura del prendersi cura del proprio pianoforte. Vedo concertisti di un certo calibro con strumenti di pregio ma messi davvero male. Inutile possedere uno Steinwey se non si è in grado di seguirlo, se è pieno di attriti, se non è intonato, se è costantemente accordato. Molto più gratificante suonare sui miei modesti Pleyel/Schimmel mezzacoda o verticalino Kawai, ma in condizioni più che decenti, seguiti costantemente dal sottoscritto, rivisti dal tecnico in media ogni 6 mesi. Sono attrezzato con il teflon e ogni tanto ricontrollo gli attriti. Se posso caricare o scaricare una molla, lo faccio da solo, non si tratta certo di regolare una meccanica, cosa di cui non ho la presunzione di poter/saper fare, affidandomi solo all'alta competenza di un tecnico. Ho incontrato due categorie di tecnici e due risposte differenti alla mia pignoleria: quelli che cercavano di evitarmi o che mi davano del presuntuoso (mi è stato pure detto di farmi il digitale se voglio lo strumento sempre prestante); il tecnico attuale si DIVERTE (in senso positivo) innanzi alle mie richieste, sincero anche dei limiti a cui lo strumento può arrivare (per esempio disse da subito che il mio è un gran bello strumento, con una bella martelliera, con una bella meccanica, una eccellenta tavola armonica, un bel suono, ma di dover fare i conti con una pesatura buona ma non raffinata come per esempio Yamaha, e con lunghezza e calibro delle corde che sono comunque di un mezzacoda e non di un grancoda). Tutti i pianoforti hanno pregi e limiti (non chiamiamoli difetti), però prendersi cura di loro permette di esaltare i primi facendoci dimenticare quasi dei secondi. La gran parte dei pianisti purtroppo non sa nemmeno come funziona la meccanica del pianoforte. Quando mi approccio allo strumento, la prima cosa è capire dove scatta il martello, con che forza viene parato e con quale rimane sospeso; ma se non si conoscono queste cose.... 

Dobbiamo solo stare attenti, però, a non diventare ossessivi. Non significa non essere pignoli, ma stare attenti che questa nostra caratteristica non ci faccia perdere di vista la musica o che ci faccia essere - uso un termine medico - ipocondriaci nei confronti dello strumento. O magari, invece di lasciarci travolgere dal suono, ci fossilizziamo su una nota scordata ecc..  Quando si suona, si suona... 

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On 10/2/2020 at 08:17, francescochopin90 ha detto:

Simone, io, come te, sono quasi maniacale con i miei pianoforti. Sono convinto che non quasi quasi devono essere più prestanti gli strumenti "domestici" perché è proprio su questi che si raffina il tocco; in esecuzione si può anche "compensare" qualche problema (facilmente il cervello si adatta, per esempio, a una nota un po' più squillante delle altre adattando il tocco proprio su quella). Se questi compensi possono essere un pregio per il pianista durante il concerto, possono portare a scompensi se avvengono in casa quotidianamente. Intervenire in modo "aggressivo" su uno strumento trascurato per anni è difficile e revisioni meccaniche importanti possono anche lasciare insoddisfatti il proprietario. Meglio intervenire per gradi. Anche un intervento importante, quale può essere una sostituzione di martelliera, può essere molto "semplificato" se nel complesso la meccanica funziona. In Italia manca la cultura del prendersi cura del proprio pianoforte. Vedo concertisti di un certo calibro con strumenti di pregio ma messi davvero male. Inutile possedere uno Steinwey se non si è in grado di seguirlo, se è pieno di attriti, se non è intonato, se è costantemente accordato. Molto più gratificante suonare sui miei modesti Pleyel/Schimmel mezzacoda o verticalino Kawai, ma in condizioni più che decenti, seguiti costantemente dal sottoscritto, rivisti dal tecnico in media ogni 6 mesi. Sono attrezzato con il teflon e ogni tanto ricontrollo gli attriti. Se posso caricare o scaricare una molla, lo faccio da solo, non si tratta certo di regolare una meccanica, cosa di cui non ho la presunzione di poter/saper fare, affidandomi solo all'alta competenza di un tecnico. Ho incontrato due categorie di tecnici e due risposte differenti alla mia pignoleria: quelli che cercavano di evitarmi o che mi davano del presuntuoso (mi è stato pure detto di farmi il digitale se voglio lo strumento sempre prestante); il tecnico attuale si DIVERTE (in senso positivo) innanzi alle mie richieste, sincero anche dei limiti a cui lo strumento può arrivare (per esempio disse da subito che il mio è un gran bello strumento, con una bella martelliera, con una bella meccanica, una eccellenta tavola armonica, un bel suono, ma di dover fare i conti con una pesatura buona ma non raffinata come per esempio Yamaha, e con lunghezza e calibro delle corde che sono comunque di un mezzacoda e non di un grancoda). Tutti i pianoforti hanno pregi e limiti (non chiamiamoli difetti), però prendersi cura di loro permette di esaltare i primi facendoci dimenticare quasi dei secondi. La gran parte dei pianisti purtroppo non sa nemmeno come funziona la meccanica del pianoforte. Quando mi approccio allo strumento, la prima cosa è capire dove scatta il martello, con che forza viene parato e con quale rimane sospeso; ma se non si conoscono queste cose.... 

Dobbiamo solo stare attenti, però, a non diventare ossessivi. Non significa non essere pignoli, ma stare attenti che questa nostra caratteristica non ci faccia perdere di vista la musica o che ci faccia essere - uso un termine medico - ipocondriaci nei confronti dello strumento. O magari, invece di lasciarci travolgere dal suono, ci fossilizziamo su una nota scordata ecc..  Quando si suona, si suona... 

È raro diventare ipocondriaci per un pianoforte. Se ci lamentiamo è perché esiste il problema.

 

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