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Piano Concerto - Forum pianoforte

La notazione del corno


Dante
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Riferendoci ad un contesto tradizionale, come andrebbe trattata la notazione del corno?

 

Confermate che non fanno inserite alterazioni in chiave a prescindere dalla tonalità?

 

esempio: sono in re maggiore, per cui 2# in chiave...da questo punto di vista come vado anotare il corno?

 

Grazie in anticipo

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Sia il corno inglese che il corno francese sono strumenti traspositori, vanno scritti una 5a giusta sopra la nota reale da eseguire.

Se sei in re maggiore, per la parte del corno ( sia inglese che francese ) dovresti mettere in chiave, fa#_do#_sol#, come se ti trovassi

in la maggiore.

 

Di seguito la "comparazione" tra la tonalità di re meggiore e l' equivalente della trasposizione, una 5a giusta sopra ( in note scritte e non reali ) per i due corni.

 

- Re_MI_FA#_SOL_LA_SI_DO#_RE

 

- LA_SI_DO#_RE_MI_FA#_SOL#_LA

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Intanto grazie per la rispsota.

 

Giusto per competezza c'è il corno e il corno inglese (il "corno francese" è una distorsione nata dalla traduzione, in italiano il corno è il corno...e basta :) )

 

Mi spiace averlo spiegato male, ma intendevo a livello di armatura in chiave.

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Intanto grazie per la rispsota.

 

Giusto per competezza c'è il corno e il corno inglese (il "corno francese" è una distorsione nata dalla traduzione, in italiano il corno è il corno...e basta :) )

 

Mi spiace averlo spiegato male, ma intendevo a livello di armatura in chiave.

 

Ai corni in genere non si mette nessun'alterazione in chiave - le alterazioni vengono messe direttamente di fronte alle note, se necessarie, anche se qualche compositore moderno le mette in armatura - mentre il corno inglese si comporta come tutti gli altri strumenti traspositori (vedi clarinetto ad es.) quindi se suona in la maggiore (lui) ha tre diesis in chiave (ma noi siamo in re maggiore quindi "il resto del mondo" ne ha solo due).

 

Giusto per completezza ;): il “corno francese” esiste eccome ed è quello che noi chiamiamo “corno-e-basta” e che gli inglesi chiamano “french horn”: è "corno inglese" la storpiatura dovuta alla traduzione, perché in francese era “cor anglé" ovvero "corno con l'angolo" - vedi imboccatura - che si pronuncia uguale ad “anglais”, cioè, per l'appunto, “inglese”. Sai com'è...

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Intanto grazie

Ai corni in genere non si mette nessun'alterazione in chiave - le alterazioni vengono messe direttamente di fronte alle note,

Curiosità, anche il sib?

 

Giusto per completezza ;): il “corno francese” esiste eccome ed è quello che noi chiamiamo “corno-e-basta” e che gli inglesi chiamano “french horn”: è "corno inglese" la storpiatura dovuta alla traduzione, perché in francese era “cor anglé" ovvero "corno con l'angolo" - vedi imboccatura - che si pronuncia uguale ad “anglais”, cioè, per l'appunto, “inglese”. Sai com'è...

Intendevo proprio questo, forse l'ho scritto male, intendevo che linguisticamente "corno francese" non esiste, chi lo usa lo fa impropriamente...perchè basta dire corno :)

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Intanto grazie

Curiosità, anche il sib?

 

Perché no? Attenzione però: il si bemolle scritto corrisponde:

 

1) al mi bemolle se usi un corno in fa,

2) al re bemolle se usi un corno in mi bemolle,

3) al re bequadro se usi un corno in mi.

 

Non confondere note scritte con note risultanti! ;)

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Curiosità Carlos, io uso solo il corno in fa...ma quelli che citi sono eredità di quelli antichi (come poteva essere quello in Re, in do, etc) o comunemente un cornista oggi ha sempre a portata quella triade di strumenti?

 

No: oggi i cornisti usano il corno doppio cromatico in fa/sibemolle che può suonare tutto. I cornisti trasportano automaticamente sul loro strumento, ma naturalmente le parti restano scritte “in mi”, o “in re” ecc. quindi la questione delle alterazioni deve essere capita a fondo. Mi sembrava che la domanda di Dante celasse un nemmeno troppo raro fraintendimento: lui mi ha chiesto se sia necessario scrivere anche il si bemolle e questo mi ha fatto pensare ad un errore frequentissimo ovvero «il corno in fa “ha già il si bemolle dentro” quindi non serve scriverlo» (cosa che si sente spesso dire anche dei clarinetti: «il clarinetto in la “ha già tre diesis dentro”» :o). Questo casino (perché tale è!) è aggravato da certi insegnanti che spiegano gli strumenti proprio così!

 

In realtà per capire la questione delle alterazioni dei traspositori bisognerebbe solo considerare l'intervallo per la trasposizione, ovvero, ad es.: il corno in fa suona una quinta sotto rispetto a come è scritto. Stop! Impostando il ragionamento in questi termini è tutto molto più chiaro, perché diventa evidente che se, ad esempio, ho una partitura in si bemolle maggiore, il corno in fa sarà scritto, de facto, in fa maggiore (una quinta sopra, appunto), quindi anziché avere due bemolli in chiave, ne avrà solo uno (il si bemolle, appunto, il primo dei bemolli in ordine di apparizione) - che poi non si usi scriverlo in chiave è un altro paio di maniche, ma ci vuole eccome, e si dovrà aggiungerlo ogni volta che è necessario!

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Se ho capito bene nel tuo ultimo esempio, il sib è sottinteso per cui non si segna mai nelle varie battute del brano, tutte le altre alterazioni si (compreso il mib) ... non mettendo niente in chiave :).

 

Giusto?

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Se ho capito bene nel tuo ultimo esempio, il sib è sottinteso per cui non si segna mai nelle varie battute del brano, tutte le altre alterazioni si (compreso il mib) ... non mettendo niente in chiave :).

 

Giusto?

 

No, non hai proprio capito. :( Non c'è nessuna alterazione “sottintesa” (ma quando mai?): ho scritto proprio il contrario! Perché il si bemolle dovrebbe essere sottinteso poi, non ho capito! E perché non il fa diesis? :lol:

 

Facciamo un esempio pratico, sennò non se ne viene fuori.

Hai un corno in fa.

Io voglio che esca da quel corno una scala di mi bemolle maggiore.

Tu cosa scrivi? (nota per nota).

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L'Adler consiglia al compositore di scrivere in notazione reale per la prima stesura dove è meglio avere l'immediatezza delle armonie e poi in sede di partitura finale scrivere in trasposizione e senza alterazioni in chiave, come da prassi, solamente per trombe e corni.

Il direttore d'orchestra non ha bisogno di analizzare le armonie a fondo e la trasposizione non crea nessun problema, in quanto il direttore ha una percezione visiva della partitura nella sua verticalità, che è poi quello che gli serve.

Carlos potrà confermare.

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Non ho mai

Curiosità...ma come mai il corno differisce in questo ad esempio da altri traspositori? Per gli altri l'armatura in chiave va indicata. Forse è una questione "storica"? Ma quale?

non ho mai approfondito la faccenda, ma visto che originariamente i corni erano naturali cioè senza pistoni, potrebbe essere questo il motivo.
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Non ho mai approfondito la faccenda, ma visto che originariamente i corni erano naturali cioè senza pistoni, potrebbe essere questo il motivo.

 

Esattamente. Sia per i corni sia per le trombe la consuetudine di non indicare nulla in chiave deriva proprio dal fatto che corni e trombe naturali suonavano sempre e comunque solo le note “buone”, ovvero tonica, dominante, terzo grado e poco altro... Praticamente nessuna nota della scala naturale veniva alterata, soprattutto nelle trombe a dire la verità: consideriamo, ad esempio, che in tutta la sua vita compositiva Beethoven non scriverà mai un “mi bemolle” (ovvero un terzo grado alterato) alle trombe, nemmeno nella Nona. Una volta introdotti i corni e le trombe cromatici la consuetudine è rimasta e il cambio di tonalità viene indicato in partitura (con la dicitura, ad es. “in re”) e aggiungendo di volta in volta le alterazioni necessarie.

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Il direttore d'orchestra non ha bisogno di analizzare le armonie a fondo e la trasposizione non crea nessun problema, in quanto il direttore ha una percezione visiva della partitura nella sua verticalità, che è poi quello che gli serve. Carlos potrà confermare.

 

Non sono d'accordo sul fatto che il direttore non abbia bisogno di analizzare le armonie a fondo, per niente, anzi! :o ma è anche vero che l'abitudine a leggere gli strumenti traspositori rende col tempo la lettura della partitura una cosa “normale”. Ho trovato in realtà più complicato a volte abituarmi a leggere partiture (ad es. di Prokov'ev) dove i corni sono scritti in note reali “per comodità”. È, comunque e sempre, una questione di abitudine, nulla più e nulla di trascendentale. È più complicato - si fa per dire - leggere i corni nella 550 di Mozart (perchè sono uno in si bemolle e uno in sol) di quanto non sia complicato leggerli in una partitura di Debussy, dove sono, convenzionalmente, in fa (anche se pieni di alterazioni lungo il percorso), per il semplice motivo che, in quella zona della partitura, non è consuetudine trovare strumenti in si bemolle o in sol... ;)

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Ce l'ho (il Casella) e in effetti c'è scritto...non pensavo ne parlasse.Su alcune partiture mi era cascato l'occhio ma pensavo fossero deroghe e non la regola.

 

Altrimenti che avrei chiesto a fare...per sport? :D

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Ce l'ho (il Casella) e in effetti c'è scritto...non pensavo ne parlasse.Su alcune partiture mi era cascato l'occhio ma pensavo fossero deroghe e non la regola.

 

Altrimenti che avrei chiesto a fare...per sport? :D

 

Be' in genere uno i libri li guarda PRIMA di chiedere su un forum, soprattutto se li ha già in casa ;) poi se non trova risposte le cerca altrove. Magari se dài un'occhiata per bene capisci anche la questione delle alterazioni... :P (a proposito: hai capito che note si devono scrivere per quella benedetta scala di mi bemolle maggiore?)

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