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Dopo intonazione dei martelli è possibile tornare indietro?


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7 replies to this topic

#1 enricofabio

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Inviato 06 marzo 2017 - 14:51

Salve ho fatto fare   l'intonazione dei martelli e il risultato mi è parso subito molto buono. Il suono è diventato morbido e pulito. Mi chiedevo però se è possibile su un range di note ritornare leggermente indietro al suono un poco più metallico e più aggressivo. Se un tecnico può fare questo con una particolare tecnica.



#2 giovannig

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Inviato 06 marzo 2017 - 21:39

Si può provare a rasare un pochino...oppure pestarci sopra e aspettare...però dipende, dipende da quanto profonda è stata questa intonazione. Dipende da quanto feltro c'è....dipende dalla tipologia di feltro.

Ovviamente è un controsenso, sono interventi che a mio parere vanno fatti per gradi, soprattutto quando si percepisce (da tecnici) che il pianista veramente non ha ancora ben chiaro cosa vuole ottenere, perché non ha una precisa idea di suono e Il suono che ha in testa è quello delle incisioni della Deutsche grammophon ai tempi di Michelangeli...anche lo strumento è la sua natura sono un presupposto fondamentale.

#3 giovannig

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Inviato 06 marzo 2017 - 23:50

Oppure prova prima di tutti a ricompattare il feltro premendo con una stecca di legno duro e perfettamente piano i lati e l'apice, perché comunque rasare è una via di non ritorno anch'essa, la perdita di feltro comporta poi altri problemi...

#4 pianoexpert

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Inviato 07 marzo 2017 - 07:50

Le indicazioni di Giovanni le trovo giuste e prudenti. E' difficile capire come è stato fatto l'intervento e bisogna ben capire cosa si aspetta il pianista. Una leggera reversibilità ci può essere, appunto, se l'intonazione non è stata praticata decisamente a fondo cambiando la compressione e l'espansione delle zone del martello stesso. Ricompattare con una stecca o con un leggero ferro caldo può essere di aiuto.


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#5 Andry

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Inviato 10 marzo 2017 - 14:42

Aggiungo il parere di tre differenti maestri di pianoforte data ai propri allievi (quindi a livelli dal principiante ai primi anni di conservatorio)  ''l'intonazione è un intervento superfluo meglio investirli in altri interventi quei soldi. Chiaramente ci saranno le eccezioni ma se il consglio è rivolto, come detto sia  da Giovanni che Da Paolo, a pianisti che non sanno esattamente il tipo di risultato sonoro che cercano tanto vale risparmiare quei soldi!



#6 pianoexpert

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Inviato 11 marzo 2017 - 07:42

L'intervento di intonazione è l'intervento più difficile e delicato. Richiede competenza ed esperienza al pari dell'accordatura, ma mentre in questa difficilmente si provocano danni, nell'intonazione si possono danneggiare definitivamente i martelli. Bisogna intervenire con cautela e valutare a priori l'età dei martelli e il feltro rimasto, magari già dopo una rasatura. L'intonazione non si realizza soltanto "punzecchiando", ma anche valutando la forma dei martelli, il loro esatto punto di battuta, la simultaneità con la quale gli stessi colpiscono le corde. A volte vengono erroneamente rasati realizzando, specie negli acuti, una forma troppo tondeggiante. In questo caso, per esempio, non si otterranno buoni risultati, neanche punzecchiando. E' una trattazione molto complessa, la prassi da seguire e varia da caso a caso. Ammesso che si riesca a trovare un buon Tecnico esperto di intonazione, questa va seguita e praticata alla fine di una accordatura, magari limitandosi a correggere le asperità e le discontinuità, senza compromettere l'impostazione dell'intonazione generale. In tutto si possono risparmiare soldi e non avere il beneficio degli interventi sul pianoforte,e , col tempo, sia il principiante che il pianista, tutti possono "abituarsi" al progressivo peggioramento dello stato dello strumento. Ciò non giova all'educazione musicale del principiante e non incoraggia il pianista già esperto a cercare e trovare soluzioni tecniche magari più ardite e raffinate. Studiare e suonare su di uno strumento ben preparato, invece, contribuisce ad una buona crescita artistica e crea nella coscienza del pianista un modello di suono e di prestazione al quale potrà riferirsi suonando anche su altri strumenti mal preparati.


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#7 giovannig

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Inviato 11 marzo 2017 - 10:40

Sottoscrivo quanto sopra, in pieno. Ritengo inoltre che il perfezionamento dello strumento non si possa ottenere con una accordatura e punzecchiatura eseguite una volta ogni due anni o più...occorrono una manutenzione costante, degli interventi graduali (soprattutto sulla martelliera) che non siano invasivi e che non comportino lo snaturaramento dello strumento. Interventi che devono accompagnare lo stesso alla sua naturale stabilizzazione e conservazione, evitandone la precoce usura. Vale per la regolazione, per l'accordatura e per l'intonazione.

Abituarsi allo strumento "sbagliato" implica di non riuscire più a riconoscere quello "giusto".

Per quanto mi riguarda non ho mai conosciuto pianisti appassionati e attenti scontenti di spendere per la cura del proprio strumento a fronte dell'ottenimento del risultato sperato.

#8 enricofabio

enricofabio

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Inviato 14 marzo 2017 - 06:56

la mia esperienza in tal senso è che l'intonazione ha sicuramente migliorato la risposta del pianoforte che era diventato un poco troppo metallico e risonante. Effettivamente una certa morbidezza inaspettata di alcuni registri mi aveva un poco spiazzato ma dopo un poco di esercizio ho apprezzato tutto il lavoro. Sicuramente è vero che non si tiene molto conto nei conservatori di quanto sia importante avere sotto le mani uno strumento curato e molto performante. La tecnica con cui si deve suonare cambia specialmente nel repertorio romantico e post romantico. 






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