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Piano Concerto - Forum pianoforte

Music in your Head


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Ciao a tutti, recentemente ho acquistato questo libro che si intitola "Music in your head" (Francois L.  Richard), descrive come imparare a memoria un brano musicale per poi suonarlo ovviamente senza spartito.

Allego un piccolo estratto e poi pongo la mia domanda ai più esperti:

Now we close our eyes and try to play it silently by memory on our lap. While doing this, we should visualize the keyboard and our fingers on each key; we should also hear thepitch of every note we are playing. (It is very important to hear the notes. Our media is sound; most memorization problems come from notes that were incorrectly heard

Domanda: voi come fate per "sentire" i suoni delle note nella testa ? Sto provando ma non mi riesce molto, in pratica mi viene da "sentire" le note facendo dei vocalizi mentali tipo laaa, laaa, laaa ecc. non so se mi sono spiegato. oppure a volte mi viene anche di "cantare" le note ma non so se lo faccio bene.

Grazie a chiunque vorrà rispondere, questo argomento mi interessa particolarmente e vorrei approfondirlo molto per capire se veramente mi permetterò di suonare meglio e con più piacere personale.

Ciao.

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  • 2 months later...

Leggo solo ora il post. Trovo un po' "forzato" tutto ciò!  . E' stata inventata una "notazione musicale" , che ha raggiunto una scrittura molto raffinata . Esiste poi moltissima Musica detta "di tradizione orale", cioè tramandata senza notazione, ma riguarda la musica popolare, etnica e folkloristica. Questo di tipo di memoria è una delle tante che può aiutare . Ricordo la memoria visiva ( lettura) quella cinetica ( del movimento) e auditiva. Tutte e tre aiutano, ma è bene che tutto parta da una consapevolezza della scrittura melodica e armonica. Anche l'improvvisazione è frutto di un grande patrimonio culturale musicale e non solo. 

Ora non si può pensare di sentire i suoni nella testa e suonare. Ciò equivale a scavalcare tutti i processi di consapevolezza che la Musica contiene.

Tutto ciò, se non preso in assoluto, può invece aiutare a raggiungere una migliore cantabilità di una frase musicale. Proprio sul nostro strumento, Il pianoforte, questa cantabilità è difficile e bisogna svilupparla dentro di noi. Seguire "il canto", il "cantare" sviluppa la comprensione del fraseggio. La voce dei nostri insegnanti che ci dicevano, durante la lezione, "cantala" , voleva dire proprio questo: cercare la cantabilità della frase in modo naturale, cioè quel rapporto tra intensità e durata del suono che permette di concatenare i suoni e di godere di una frase "ampia" e ben legata.

 

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Ho approfondito molto negli ultimi anni il concetto di suonare a memoria. Pensa che fino a poco tempo fa (parliamo di forse neanche un paio di anni) non riuscivo a ricordare nulla a memoria, perché anche da bambino non sono mai stato "educato" alla memorizzazione dei brani. Alcuni celebri pianisti di cui il più rappresentativo è Richter era solito eseguire i brani con lo spartito davanti anche in concerto. È famosa una sua frase in cui giustificava il suo approccio con lo spartito perché evitando di memorizzare si poteva permettere di utilizzare quel tempo per imparare più brani da mettere in repertorio. Naturalmente ci sono pro e contro in entrambe le versioni. Attualmente nonostante sia riuscito a memorizzare una buona quantità di brani del mio repertorio non suonerei in concerto senza spartito. Mi è capitato spesso in concerto di non guardare neanche gli spartiti ma ormai la mia questione è di natura psicologica, come se avessi bisogno dello spartito. "Fobia" che avrei dovuto combattere da piccolo. 

In ogni caso per la memorizzazione dei brani ci sono diversi tipi di approcci che sono complementari e che vanno a sfruttare diversi tipi di funzioni cerebrali. C'è una memoria meccanica, una memoria fotografica, una memoria sonora, una memoria armonica. 

La memoria meccanica è quella che più palesemente ci aiuta nei passaggi con i salti. Il braccio si muove di una distanza che è ricordata dal cervello.
La memoria fotografica è quella che ci aiuta a ricordare visivamente il movimento da fare sulla tastiera oppure lo spartito
La memoria sonora è quella che ci ricorda come suona ogni battuta di quello che stiamo suonando dividendo il suono nelle due mani (tipicamente a chi gode di possedere l'orecchio assoluto, questa memoria annulla a tutte le altre, ma la dote dell'orecchio assoluto è qualcosa che statisticamente hanno in pochi).
La memoria armonica si acquisisce studiando armonicamente il brano man mano che ci esercitiamo e ricordando tutte le tonalità che attraversa. A differenza della memoria sonora che funzione per lo più sulla linea orizzontale (ovvero quella melodica), quella armonica gioca un ruolo fondamentale a livello verticale ovvero sugli accordi. 
Combinando tutte queste memorie, alla fine si riesce a partire dall'inizio arrivando fino alla fine del brano senza esitazioni in quanto una supporta l'altra in modo automatico. 

Naturalmente per sviluppare ed allenare tutti questi tipi di memoria ci vuole tempo. Se prima leggendo il brano riuscivo a metterlo in piedi in 10 giorni, studiare una ballata di Chopin a memoria richiede molto più tempo. 

Il metodo di chiudere gli occhi sembra sinceramente esagerato anche a me, quindi sono d'accordo con Paolo, e forse improduttivo perché ti obbliga a non utilizzare un'importante memoria che è quella visiva. A mio avviso queste cose sono più scene ad effetto nei film tipo "La leggenda del Pianista sull'oceano" e similari. 

Parlando di memoria si deve arrivare ad un punto di consapevolezza in cui tutte queste memorie intervengono automaticamente senza doverci stare a pensare, cosicché la tua mente si possa concentrare sulla cosa più importante, stare nella musica e interpretare correttamente il brano. Naturalmente la memorizzazione è l'ultimo dei processi nella preparazione di un brano, alla base del quale c'è una buona preparazione tecnica. Non avere una buona tecnica ti mette in condizione di temere una particolare battuta ed è quello il momento in cui si perde la concentrazione e si rischia maggiormente di dimenticare o di commettere errori. La tecnica è il motore che ti permette di percorrere una strada in discesa al pari di una salita ripidissima. Se il motore singhiozza è molto probabile che tu riesca a percorrere una strada in discesa e in pianura ma potrebbe angosciarti l'idea di fare una strada con quella macchina in cui sai di dover percorrere una salita lunga e ripida. 

La preparazione di un pianista impatta come vedi su tante variabili. Quello che ascolta il pubblico è il passo finale di un lungo lavoro che impegna il cervello del pianista a 360° e molti non immaginano neanche il lavoro, il più delle volte stressante e certosino che c'è dietro la preparazione di un brano da concerto. 

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