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Piano Concerto - Forum pianoforte
camillapiano

meccanica plastica

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buona domenica

Vorrei acquistare un pianoforte verticale, e ho visto da un privato un Kawai del 1964, rigenerato.

Noto che parte della meccanica: cavalletti, piloti e spingitori, sono di plastica.

E' consigliabile procedere all'acquisto?

Quale differenza fa, la meccanica in plastica dalla tradizionale in legno?

Grazie un saluto a tutti   Camillapiano

 

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La domanda da porre è: che differenza c'è tra la meccanica di un kawai del 64 e odierna?

 

Non mi risulta che kawai negli anni 60 montasse componenti in plastica, per cui se ci sono come spesso capita di vedere anche su Yamaha "rigenerati" in chissà quale lavoratorio (cinese) devono essere imputati non alla fabbrica ma agli interventi postumi.

 

Detto questo, dagli anni 80 inoltrati e primi anni 90 iniziamo a vedere sulle meccaniche kawai i risultati della sperimentazione dell'integrazione legno/resina. Cioè alcune componenti sono state sostituite con materiali compositi fini ad arrivare all'odierno ABS delle meccaniche millennium, che sono ottime e precise tanto quanto altee meccaniche equivalenti con componenti tutte di legno. Non si tratta di una plastica ma di un materiale studiato per avere buone proprietà di resistenza e bassi coefficienti di attrito. Dove necessario il legno rimane, per esempio nello stiletto dove è richiesta una certa elasticità.

 

In pratica cosa cambia? Secondo me niente a porta di condizioni ambientali, eccetto il fatto che se una forcola di legno si rompe può anche essere riparata e che i ricavi, nel caso di Kawai, vanno chiesti a Furcht (nel caso italiano) e non sempre sono così pronti e reperibili.

 

Ma il tuo caso credo sia diverso ancora, cioè di una meccanica rivisitata con componenti non kawai perché non compatibili con le meccaniche del tempo.

 

Conviene procedere all'acquisto? Bisogna vederlo il piano, e sentirlo.

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Tradotto in altri termini anche se per uso amatoriale cercherei qualcosa di più recente, ci sono tanti strumenti di 30 anni in condizioni pari al nuovo e originali dove gli interventi eventuali per rimetterlo in marcia si limitano a poco o nulla

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Arrivo tardi, ma sono d'accordo. Inoltre, Giovanni, le forcole in plastica si lavorano molto male per rifare i perni ci centro, che spesso, nel caso della plastica, divengono stretti ad una minima variazione di umidità. L'assorbimento dell'umidità relative dell'aria dell'ambiente è a carico del solo panno di Cachemir intorno al perno che, rigonfiandosi, si stringe intorno ad esso. Nel caso di una forcola tradizionale, l'assorbimento viene in parte compensato dal legno. Sei d'accordo? 

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Certo che sono d'accordo, è questo il grosso limite Paolo, il fatto che "una parte si muova e un'altra rimanga vincolata "...Un errore grosso lo aveva fatto anche la Steinway americana con le guarnizioni di teflon, mi pare, e qualche anno dopo altri costruttori ci avevano riprovato perché come si dice si preferisce sbagliare da soli piuttosto che far bene su esperienze altrui;

Mi sono espresso male nel primo post, rileggendo ho visto che c'è un errore di correttore, scrivo del telefono spesso, oltre ad un concetto espresso non proprio in maniera chiara; intendevo dire che non c'è differenza attualmente tra le due tipologie di meccanica per i fini del pianista, se gli strumenti sono conservati in condizioni ambientali idonee. Credo che la probabilità di trovare perni bloccati su una millennium kawai sia uguale o simile a quella di trovare perni bloccati su una Renner, per dirla in altro modo.

 

Anche io continuo a preferire il caro amico legno, perché comporta tutta una serie di vantaggi, alcuni già esposti, che magari i pianisti non percepiscono; è anche vero che il legno, quello ben selezionato...costa!!

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Certamente Giovanni! Si,' il teflon fu un fallimento. Anche io credo che il legno rimanga valido. Con i materiali leggeri cambia anche l'inerzia ma, secondo me ,non è detto che sia meglio. Da giovane sciavo e giocavo a tennis. Proprio in un villaggio estivo, giorni fa ho preso in mano una racchetta costosa di nuova generazione(solo per vederla, naturalmente) ho avuto l'impressione che fosse facilissimo giocarci! Molti amici mi dicono pero' di soffrire sempre più di dolori e di epicondilite. Sicuramente il carbonio offre la stessa resistenza con maggior leggerezza...ma anche con maggior vibrazione e minore inerzia. Ne consegue, secondo me, che l'apparato muscolare del braccio viene maggiormente stressato ed impegnato. Naturalmente non è così per la meccanica di un pianoforte, ma laddove Steinway ha sagomato addirittura le forcole avvitate con un sottopanno su di una barra sagomata anch'essa per azzerare quasi le vibrazioni nel momento dell'impatto martello-corda, con carbonio montato su altre meccaniche , alla vibrazione del non perfetto serraggio delle forcole si addiziona la vibrazione del materiale che, pur essendo più leggero, non assorbe le sollecitazioni (piegamento, torsione ecc..) come il legno. cio' influisce sulla prontezza della meccanica a regimi di "forte" sostenuto e continuo.Questo credo. Vedremo se il tempo mi darà ragione. Può darsi che sia solo una mia fissazione.

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Discorso interessante...faccio una domanda forse poco pertinente.

La meccanica yamaha rispetto ad una renner è meno "elastica"?quello che ho sempre notato (specie nei verticali) è una maggiore leggerezza in yamaha ma anche maggiore impegno e stress per gli epicondili e in generale per il braccio....ha a che vedere con qualche strategia tecnica specifica della yamaha...?

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Certamente Giovanni! Si,' il teflon fu un fallimento. Anche io credo che il legno rimanga valido. Con i materiali leggeri cambia anche l'inerzia ma, secondo me ,non è detto che sia meglio. Da giovane sciavo e giocavo a tennis. Proprio in un villaggio estivo, giorni fa ho preso in mano una racchetta costosa di nuova generazione(solo per vederla, naturalmente) ho avuto l'impressione che fosse facilissimo giocarci! Molti amici mi dicono pero' di soffrire sempre più di dolori e di epicondilite. Sicuramente il carbonio offre la stessa resistenza con maggior leggerezza...ma anche con maggior vibrazione e minore inerzia. Ne consegue, secondo me, che l'apparato muscolare del braccio viene maggiormente stressato ed impegnato. Naturalmente non è così per la meccanica di un pianoforte, ma laddove Steinway ha sagomato addirittura le forcole avvitate con un sottopanno su di una barra sagomata anch'essa per azzerare quasi le vibrazioni nel momento dell'impatto martello-corda, con carbonio montato su altre meccaniche , alla vibrazione del non perfetto serraggio delle forcole si addiziona la vibrazione del materiale che, pur essendo più leggero, non assorbe le sollecitazioni (piegamento, torsione ecc..) come il legno. cio' influisce sulla prontezza della meccanica a regimi di "forte" sostenuto e continuo.Questo credo. Vedremo se il tempo mi darà ragione. Può darsi che sia solo una mia fissazione.

Bè, per avvalorare la tua tesi possiamo dire che qualsiasi energia dissipata (in vibrazioni, in attriti, in movimenti a vuoto...) è qualcosa che non contribuisce al fine utile che è il suono. Poi l'impostazione moderna di pianoforti e pianisti credo che non possa fare a meno di una certa inerzia, che oltretutto dovrebbe garantire una certa controllabilità...no?

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