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Piano Concerto - Forum pianoforte

Circuito Musica: Ospiti da Fabio Fazio a "Che fuori tempo che fa"


Frank
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Posso dire che concordo al100%? Posso dire che la musica e' un fatto dell'uomo destinato all'uomo, e che in ogni essere umano per quanto bruto c'è tutto quello che serve per comprendere e condividere la bellezza? Posso dire che per fruire dell'arte non serve aver letto o imparato nulla, come serve casomai per farla? Posso dire che la musica d'arte troverà il proprio rinascimento solo quando uscirà dalle torri in cui si è rinchiusa smettendo di considerarsi una cosa colta per persone colte? Posso dire che i musicisti "alti" dovrebbero smettere di irritarsi perché non riescono a raggiungere le masse e pensare un po' + a come comunicare x raggiungere quelle stesse masse? Posso dire non trovo scandaloso che si usino strumenti comunicativi che magari nulla hanno a che fare con l'arte ma che sono utili a divulgare l'arte stessa? Posso dire che la divulgazione dell'arte non uccide l'arte, che possono coesistere vari livelli di ascolto e di comprensione, che suonare Beethoven in un talk show non impedisce di farlo in teatro o in chiesa, che suonarlo in jeans non impedisce di farlo in frak?

 

Si lamentano tutti dell'incultura generale ma cosa facciamo per lottare contro l'incultura?

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Io credo che l'argomento sia veramente complesso e che non si possa sintetizzare più di tanto ma ci provo. 

 

Quello che ho sentito dire alla trasmissione televisiva da quel ragazzo mi sembra, lo dico senza mezzi termini, la "fiera delle banalità", e credo che Frank facesse riferimento anche a questo, con frasi quali: "La musica classica si sta scollando dalla nostra società", "Persone di 36 anni in sala è moooolto difficile". Le stesse considerazioni le farebbe un bambino di 12 anni portato per la prima volta ad un concerto e per quanto mi riguarda non credo che il problema possa essere risolto facendo indossare ai maestri d'orchestra i Jeans in segno di modernità e di libertà di pensiero e di parola quando si va a vedere un concerto di musica classica per la serie: facciamoli sentire liberi di potersi esprimere. 

Ma la frase chiave è questa: "Ci sono bellissimi progetti per i giovani per riavvicinarli alla musica classica, il problema è che la colpa viene sempre data agli altri. [...] Però secondo me è arrivato il momento di farsi un esame di coscienza. Com'è che noi presentiamo la classica ? Abbiamo un rituale vecchio di 100 anni. Vogliamo un silenzio totale e acritico perché non potete dire che non vi piace. Io sento sempre dire all'uscita dai concerti: io non ci capisco niente, però... Vorrei che si sentissero liberi !". 

 

Bene, a parte che non concordo su alcune cose... Il problema che le persone non vadano ad ascoltare la musica classica non è, secondo me, da ricercarsi nel modo di porsi nei confronti del pubblico, il problema viene prima, ovvero nel destare interesse nel pubblico e non lo si fa cambiando atteggiamenti ma educando all'ascolto. Con questo voglio dire che se a me non piace la musica classica io non andrò ad ascoltare un concerto solo perché lì mi si danno certe libertà. Per fare un parallelo più vicino ai non addetti ai lavori, sarebbe come se a me non piacesse la musica rock ma ad un certo punto andassi ad ascoltarla perché hanno pensato di creare una band di ragazze che fanno le fighe come nella musica pop. Non è questo il problema ! Un certo tipo di musica non si va ad ascoltare perché non c'è interesse verso di essa. Chi è della mia generazione non farà fatica a capirlo perché quelle poche volte che con la scuola ci hanno portato ad un concerto, in molti non venivano (quando ricapitava di poter saltare un giorno di lezione senza portare la giustificazione !) e chi invece veniva si metteva a giocare con il cellulare annoiato dalla "rottura di palle". Solamente io, o pochissimi altri eravamo interessati, perché educati all'ascolto di questo tipo di musica. Attenzione ! La frase "rottura di palle" non proviene da un parere vero ed oggettivo, ma da uno stereotipo per fare il figo !

Ora, bisognerebbe chiarire che la musica classica è un patrimonio dell'umanità che io giudico inalienabile e per comprenderlo e farlo tornare alla sua importanza nella società si deve lavorare sull'educazione e si deve vincere il coattismo che è una questione ancor più seria. Questo è un mondo di merda dove l'esempio da seguire nelle scuole sono i coatti. I coatti sono la rovina della sensibilità delle persone che pur di non essere prese di mira anziché seguire il sentiero della virtù si associano a questa gentaglia da quattro soldi imitandoli e prendendoli come punto di riferimento per essere considerati "fighi" come loro agli occhi degli altri. Il coattismo genera degli stereotipi errati che bisogna eliminare e ci vorrebbero delle misure SERIE nei confronti di queste persone che non solo fanno male a sé stessi ma anche e soprattutto agli altri. Il problema deriva poi dall'educazione imposta dai genitori... Io ascolto musica classica praticamente da quando sono nato oltre agli altri tipi di musica e riesco ad indentificare il genio creativo in essa. Solo in ultima istanza tutto ciò è derivato dalla sensibilità delle persone. Il problema è circoscritto alla sfera culturale e sociale che dovrebbe fornire alcune linee guida che non ci sono più ! 

Ecco perché, alla luce di queste osservazioni penso che tutto ciò sia solamente una trovata pubblicitaria che durerà il tempo che trova, ma se tutto questo funzionasse ben venga, il fine giustifica i mezzi e sono disposto a rimangiarmi tutto quello che ho scritto stampandolo su carta e mangiando fisicamente la carta stampata. 

Comunque alla luce della loro voglia di sincerità da parte del pubblico, devo dire di non essere rimasto così colpito dal loro Beethoven...

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Benissimo, verissimo.

Per l'accusa di banalità non ti preoccupare, ci sono abituato. 

Il fatto che la musica classica sia scollata dalla società sarà una banalità, ma tu stesso lo riconosci quando dici che è un problema di educazione.

Allora ci sarà un motivo per cui non si educa all'ascolto (i genitori, i soliti genitori in primo luogo)? Dipenderà tutto dal Governo, dai programmi ministeriali, dalla solita scuola? O è piuttosto un fatto sociale?

Perché la musica classica viene socialmente percepita (non solo dai poveri coatti) come qualcosa di ostico, di impenetrabile senza il famoso "bagaglio culturale", senza aver avuto la fortuna di genitori colti (nel 110% dei casi musicisti essi stessi) che ti hanno abituato a frequentarla fin da piccolo?

Non è anzitutto responsabilità di chi la musica classica ama e coltiva far si che non sia più percepita come una pratica esoterica?

Responsabilità che non dipende dal trattare la musica come una cosa seria, dal preferire l'eleganza ai blu jeans o dal pretendere sacrosanto silenzio quando si suona, quanto nel bacchettare letteralmente qualsiasi approccio amatoriale, laico, come volgarizzazione dissacrante, trovata pubblicitaria, o nella migliore delle ipotesi come banalità.

 

Perchè un approccio magari basso, volgare, banale, dirò di più commerciale, tutto quello che si vuole, alla musica classica dovrebbe impedire (magari in altre sedi e ad altri livelli) di coltivare la stessa musica in modo alto, ricercato, raffinato, ecc... ecc...?

Perché l'idea di questo "36enne in blu jeans" dovrebbe essere contraria all'educazione all'ascolto della musica classica? Perché dovrebbe "coattizzare" ulteriormente il mondo? A proposito, chissenefrega dei coatti. Voglio essere ancor più banale: anche il più bruto dei bruti ha tutti i mezzi per godere la bellezza ma è ovvio che dipenderà sempre dalla sua scelta e il mondo sarà sempre pieno di imbecilli che scelgono il brutto indipendentemente da qualsiasi educazione.

 

Non è che invece un (magari pessimo, commerciale, non mi interessa) Beethoven che esce (magicamente) dal televisore dei salotti qualunque può far entrare nella testa della gente la grande musica è normale, che si può ascoltare questa musica anche senza aver fatto un conservatorio?

 

O forse non è lecito ascoltare Beethoven senza aver fatto il conservatorio?

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Fermati !! Ancora non ho letto tutto il tuo intervento, mi sono fermato alla prima riga, voglio precisare ! Quando parlavo di banalità non ce l'avevo affatto con te, non mi riferivo al tuo intervento, ma con il direttore d'orchestra 36enne andato in trasmissione... Credevo fosse chiaro avendo riportato anche le frasi testuali che ha detto in trasmissione. Detto questo procedo con il resto della lettura...

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Tutte giuste le tue osservazioni ma l'esoterismo non è la soluzione. Non possiamo prendere la gioconda e metterla sotto la luce ultravioletta perché fa più figo ! La Gioconda è quella... Fine. Quando parlo di educazione poi non mi riferisco solo ai ministeri perché è evidente che ognuno dentro di sé conosce la "colpa dei suoi misfatti" ma che il fattore ambientale e dunque sociale sia il nocciolo del discorso mi sembra un dato di fatto. Se parlo di educazione non mi riferisco all'educazione accademica del conservatorio ma dell'educazione all'ascolto che purtroppo specie nelle scuole non esiste più per colpa di questi idioti che invece di passare come i belli della situazione dovrebbero essere l'esempio di come NON bisogna diventare e dovrebbero essere puniti severamente !

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Scusami Simone, non è che voglio tirare trascinare discorsi oziosi.

Però colgo alcune inesattezze che tenevo a precisare:

- dicevo che la musica non dovrebbe essere sentita come "esoterica" (dove per esoterica si intende una pratica riservata ad iniziati);

- non credo di aver inteso dire di mettere la Gioconda sotto i raggi ultravioletti, quanto di non criticare se viene mostrata in un talk show (che poi nulla toglie alla Gioconda che resterà sempre tale).

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@pestatasti

Nessuna oziosità, ci mancherebbe, fai bene a puntualizzare il tuo ragionamento e ben vengano idee contrapposte, in fin dei conti il forum esiste per questo ! ;)

Il fatto di questo esoterismo però è un qualcosa con il quale dobbiamo fare i conti... La musica classica (per gli stereotipi di musica che si ascoltano maggiormente oggi) è qualcosa di diverso e a parte, e continuo a credere che in un certo senso se non ci si prepara all'ascolto potrebbe generare poco interesse. Tanto per dire che se sono abituato a mangiare sempre i piatti salati, se una volta mi danno la cioccolata che non ho mai assaggiato prima, mi farebbe strano. Mi farebbe strano tanto più se gli stereotipi maggiormente emulati dalla società mi dicessero che mangiare la cioccolata è da "sfigati". Credo che questo esempio sia proprio calzante ponendo che la cioccolata, più o meno, dentro di noi piace un po' a tutti. 

Ho letto anche l'articolo postato da Ettore ed esprime in un italiano certamente migliore quello che penso anche io a partire dal titolo con il quale ho esordito nel secondo post che ho scritto in questa discussione (Giuro che non l'avevo letto prima). Un frase secondo me è illuminante e mi ricollego al discorso fatto sulla Gioconda: "Probabilmente è vero che il mondo della musica colta ha bisogno di un cambiamento ma non credo che basti una mano di bianco sulla superficie. Se bisognerà fare una rivoluzione bisognerà farla in maniera molto più profonda, altro che “cambiare l’involucro per non cambiare la sostanza”.

 

 

@Ettore

 

Menomale che hai postato questo link, viene proprio a braccetto con la mia teoria sulla questione. 

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Probabilmente è vero che il mondo della musica colta ha bisogno di un cambiamento ma non credo che basti una mano di bianco sulla superficie. Se bisognerà fare una rivoluzione bisognerà farla in maniera molto più profonda, altro che “cambiare l’involucro per non cambiare la sostanza

 

Ho letto tutto ma jon ho visto la trasmissione perché da qui non ci riesco.

Penso di avere però compreso il problema che è anche non una novità!

Allora io partirei da questa frase che però nell'articolo in questione è la fine e non ha risposta.

Cosa fare per far sì che la musica colta non muoia?

Penso che innanzi tutto dovremmo domandarci se il sempre più assotigliarsi di coloro che ascoltano musica colta è un fatto irreversibile o meno, legato ai cambiamenti culturali ecc ecc..

Una volta risposto a questa domanda, nella speranza che la risposta sia negativa, dobbiamo però cominciare ad individurare come arginare invertire quello che è, allo stato attuale, un dato di fatto.

A me vengono in mente due cose per adesso:

 

1) l'educazione musicale, come dice Simone, è certamente esenziale e in questo, non può che farsene carico chi è preposto o dovrebbe essere preposto a farla: gli insegnanti musicali scolastici e non scolastici e questo, nella speranza ovviamente, che la musica diventi patrimonio di ogni ordine di scuola.- è inutile contare sui genitori su questo -  Non è certo sufficiente insegnare l'educazione musicale facendo una piccola infarinatura di storia della musica - spesso male - e insegnando le più elementari regole pratiche per leggere e suonare la musica come si fa alle medie. Come è altrettanto insufficiente quello che spesso fanno gli insegnati di uno strumento verso i propri alunni. Sono loro che in prima persona devono saper trasmettere la passione per la grande musica, ammesso e non concesso che ce l'abbiano però.

 

2) PIù che all'abbigliamento e agli applausi fra un movimento e l'altro - che possono starci perchè no? Una volta a teatro si mangiava anche - perché non cominciare a pensare a spazi promiscui - che potrebbero essere anche gli stessi enti lirici - dove si può accedere e ascoltare qualsiasi tipo di musica, senza limiti e preclusioni? Chissà? Forse questo potrebbe cominciare a sbloccare qualcosa! Naturalmente con prezzi molto competitivi!

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Il primo problema è sicuramente quello di ridestare interesse nella musica colta poi bisognerebbe cercare di mantenerlo. Vogliamo modificare qualcosa ? Bene, perché allora non si fanno concerti simili alle letture ? Prima di suonare il direttore d'orchestra ci racconta un po' di storia di quell'autore e di quel brano che stiamo per andare ad ascoltare. Magari facendolo in modo molto soft, adatto ai giovani, infilandoci dentro anche qualche battuta sobria. Io mi rifiuto di credere che non ci sia più interesse verso la cultura in generale piuttosto credo che sia cambiato il metodo con cui destare questo interesse. Sono dell'opinione che la migliore strategia per imparare si quella dell'imparare divertendosi. All'università spesso c'era gente che si addormentava quando era a lezione perché effettivamente alcuni professori erano una palla. C'erano al contrario diversi assistenti che sapevano porre al punto giusto delle battutine che riportavano l'attenzione degli studenti. Tra tutte ricordo questa: quando si parlava del teorema di Nyquist che afferma che per non perdere informazioni su un segnale questo deve essere campionato al doppio della frequenza massima udibile (20000 Hz -> Campionamento a 40000 Hz), è un teorema in cui c'è molta matematica e quindi per nulla leggero. L'assistente se ne uscì dicendo: - Chissà se campionando a frequenze superiori per poi riportare il segnale a frequenze udibili non si ascolti qualcosa che non avevamo mai sentito prima, tipo la voce della Madonna ! -. Ovviamente siamo scoppiati tutti a ridere, ma è stato proprio questa battuta a riportare l'attenzione su quello che era il teorema di Nyquist e a saldarlo fisso in mente. Io credo che l'attenzione degli studenti debba essere catturata ponendosi nel modo giusto sia nei loro confronti che nei confronti della materia. La matematica, tanto per fare un esempio, non è detto che debba essere necessariamente noiosa, così come la fisica e tutte le altre branche dell'insegnamento. Un primo cambiamento dovrebbe essere fatto proprio in questo senso.

Insegnai un paio di anni all'università di Tor Vergata come assistente di un professore. Le mie lezioni non erano una rottura di scatole, nonostante dovessi parlare tutto il giorno di geometria analitica, e vi assicuro che gli studenti si divertivano a lezione perché qui e lì, ero solito inserire qualche momento di relax e divertimento. Ci sono anche studi che dimostrano che non è possibile mantenere l'attenzione per più di 15 minuti consecutivi. I risultati si sono visti agli esami... Quasi tutti gli studenti hanno superato con alti voti l'esame, qualcuno mi ha anche ringraziato proponendomi come docente di ruolo. L'insegnamento non è poi qualcosa che si apprende con il tempo, la ritengo veramente una dote che si può avere e non avere. È come la capacità di creare una sinergia con gli altri, dipende dal proprio carattere. O sei socievole o non lo sei... O sai insegnare o non lo sai fare pur magari essendo un genio nella tua materia; l'insegnamento è una cosa a parte. Ecco forse l'Italia avrebbe bisogno di più Insegnanti con la I maiuscola e di meno professori che sono lì solo per prendere lo stipendio a fine mese. 

Questa è la mia opinione...

 

Certamente poi anche i genitori hanno le loro responsabilità ma in questo senso minori degli insegnanti... Del resto non è detto che tutti i genitori conoscano la geometria analitica...

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