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Piano Concerto - Forum pianoforte
francescochopin90

Funzione sottofeltro martelli

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Una domanda a pianoexpert o a chi sa rispondere.  A cosa serve il sottofeltro nei martelletti? Che differenza c'è fra averlo o meno? Come mai alcuni pianoforti (come il mio verticale) ne sono carenti solo negli acuti? 

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Grazie per aver fatto questa domanda, sono curiosissimo anche io di sentire Pianoexpert! Io non sono un tecnico, ma la differenza che ho percepito quando è stata sostituita la martelliera del mio pianoforte con quella opportuna della casa (nei punti dove prima c'era più sottofeltro e invece doveva essere conico fino a scomparire negli acuti, zona cantabile), è stato un suono più "piccante" ma allo stesso tempo un po' più "nasale" e cantabile... prima era come se in quel punto -dove il sottofeltro avrebbe dovuto mancare, da progetto- c'era qualcosa che non andava.
 Io immagino che dipenda da come sono state progettate le porzioni di corda che generano i parziali. Secondo me bisogna rispettare rigorosamente le scelte della casa.... anche se mi piacerebbe sapere ad esempio se i tecnici in base al gusto del pianista abbiano utilizzato a volte martelliere con sottofeltri e spessori delle teste differenti... ma non saprei se questo porta a buoni risultati, non credo sinceramente..

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La differenza viene fatta dalla diversa compressione. In passato il sottofeltro faceva una leggera differenza, ma oggi si può richiedere diverse compressioni e le Case scelgono i martelli che la loro"filosofia" di costruzione del suono detta. Il colore è solo di tradizione per riconoscere l'originialità. il viola di Steinway è riconoscibile, ma può essere imitato,come pure tutti gli altri colori. Il colore non fa differenza. La compressione!!!! E...la giusta intonazione!!!!!! Ciò che Musik sente che non va,dipende dalla intonazione e dal tipo di struttura dei martelli richiesti. Tuttavia un martello di moderna fattura, non può essere uguale ad uno del remoto passato, costruito, per scelta e per tecnologia, in modo diverso, a meno che il costruttore di oggi sia in grado e voglia "copiare" perfettamente la struttura di quei martelli. Per esempio il vecchio Bechstein ( possiamo vederli ancora oggi su qualche strumento storico) non aveva sottofeltro. Eppure il suono di quegli strumenti è dolce. 

Il suono cosiddetto " romantico" , come ben definiva il grande e compianto Tecnico Daniel Magne, con il quale ho studiato negli anni 70 a Parigi, differisce dal suono moderno. Il suono è cambiato...noi siamo cambiati. Il primo ottenuto con martelli meno spessi, meno compressi, tavole di risonanza meno caricate, transiente di attacco meno aggressivo, meno decadimento del suono....un po' meno chiarezza nei rapidi passaggi. Esige pedalazioni precise.Pedale usato prevalentemente in battere ( si vedano assolutamente i pedali di Chopin, specie sui valzer e sulle Mazurche!!!!! Pedale non "cambiato" ma "messo" quasi sempre sugli accenti forti e sul primo tempo, per essere tolto nel terzo....anche oggi il pedale in battere è molto usato con successo e precisione) Il secondo ( suono "moderno") è destinato alle grandi sale: martelli compressi e impregnati , tavole più caricate ( a volte troppo!!), maggior decadimento del suono dopo il transiente di attacco che risulta "eclatante" ( anche questo un termine di Magne). Maggiore chiarezza nei rapidi passaggi. Più facile pedalizzare. ( Questo in serrata sintesi...ma bisognerebbe sviluppare l'argomento)

Insomma, il suono è un fatto acustico ma anche "culturale" . Gli Steinway di Amburgo sono preparati in modo da soddisfare la nostra cultura europea. Un po' differente è quello di New York di suono un poco più aggressivo. La cultura americana è sicuramente differente da quella europea... non ci dilunghiamo in questa sede....

Bisogna quindi operare molte scelte prima di sostituire una martelliera, specie nei pianoforti datati! Poi il suono va preparato a seconda dell'ambiente di ascolto e seconda delle aspettative del pianista. Nel vederlo suonare, il tecnico dovrebbe comprendere quale "immagine personale del suono" lui stia cercando e avvicinarsi ai suoi "desideri sonori".

 

La vecchia martelliera NON VA MAI GETTATA VIA!!!! E' un prezioso testimone di come il suono era stato costruito su quello strumento!!!! NON FINIRO' MAI DI RIBADIRLO

 

Buona Musica a tutti 

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Scusami però non ho ancora capito la funzione del sottofeltro. Mi sembra di intuire che serva ad "addolcire" il suono, che faceva la differenza in passato, mentre oggi si possono ottenere differenti compressioni del feltro; giusto? Andiamo sul pratico: cosa vorrebbe ottenere di diverso il costruttore di uno Steinway mettendo il sottofeltro dal costruttore per esempio del mio Pleyel/Schimmel (privo di sottofeltro) o da quello del mio Kawai verticale (con sottofeltro tranne sugli acuti)? 

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1 ora fa, francescochopin90 ha detto:

Scusami però non ho ancora capito la funzione del sottofeltro. Mi sembra di intuire che serva ad "addolcire" il suono, che faceva la differenza in passato, mentre oggi si possono ottenere differenti compressioni del feltro; giusto? Andiamo sul pratico: cosa vorrebbe ottenere di diverso il costruttore di uno Steinway mettendo il sottofeltro dal costruttore per esempio del mio Pleyel/Schimmel (privo di sottofeltro) o da quello del mio Kawai verticale (con sottofeltro tranne sugli acuti)? 

Come ha scritto molto meglio di me Pianoexpert, se ho ben capito, che ci sono una serie di fattori che concorrono alla costruzione del suono, non ultima la preparazione del martello, cioè l'intonazione... ma che comunque, a parità genere di feltro, lavorazione, preparazione e compressione del feltro di un martello, maggiore è la quantità di sottofeltro e più il tocco, in una certa misura, si "addolcirà" ugualmente. Ciò non toglie, però, che un martello del vecchio tipo, seppur privo di sottofeltro (ma con altre caratteristiche costruttive -ad esempio una minore compressione-) possa ugualmente suonare più dolce di un moderno martello con tantissimo sottofeltro.... in due parole, tutto è relativo.

Inoltre, se ho ben capito, il fatto che oggi i martelli siano più compressi riduce di parecchio "l'influenza sonora" che ha la quantità di sottofeltro, anche se questa esiste ovviamente, tant'è che i produttori continuano ad utilizzare tutt'ora diverse quantità di sottofeltro in base alla sezione in cui si trova il martello (tutt'ora spesso il sottofeltro si assottiglia e sparisce dalla zona del cantabile a salire verso la fine degli acuti).

Spero di aver chiarito... se ho detto qualcosa di sbagliato mi correggerete!

____________

 

@Pianoexpert temo proprio di preferire i vecchi pianoforti! I Bechstein sono magnifici, il  suono di Lipatti... Ho suonato e ascoltato parecchi strumenti, ma quando suono su pianoforti moderni ho sempre l'impressione che manchi qualcosa nella costruzione del suono, e che io sia forzatamente condotto ad agire in un modo che non rappresenta appieno quello che vorrei dire... anche la gestione delle dinamiche diventa parecchio diversa. E' molto più difficile procedere per gradazioni e fare i climax... anche avendo provato ogni tipo di regolazione e intonazioni possibili.

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Caso mai..."mi corriggerete" , come disse Giovanni Paolo II!!!!! E' giusto quello che dici, Musik. Per Pio: Non possiamo fare comparazioni, possiamo solo capire quale è il suono che il Costruttore vuole. Con una coraggiosa intonazione si può modificare il suono , ma bisogna rispettare quello che la Casa ha voluto. Nella mia ricerca pluriennale ho constatato che ci sono Steinway che non suonano per aver utilizzato martelliere errate e/o originali ma non impregnate. Ogni Casa abbraccia un procedimento che comprende diverse variabili. Diciamo che il sottofeltro potendo essere differentemente compresso può creare un buon "intermediario " tra feltro- martello e anima in legno, ma non è detto che ciò sia sempre rigorosamente necessario. Una cosa può essere a favore del sottofeltro, ed è quella che nella rasatura e nell'avvicinamento all'anima del legno, lo sbalzo timbrico è meno evidente, più "accompagnato". Questo penso.

Buona Musica

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