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  1. Salve a tutti ragazzi, una domanda... Ad Aprile mi recherò a Vienna per 5 giorni e so benissimo quanto questa città riesca ad evocare particolare interesse dal punto di vista musicale... Vorrei essere in grado, durante la mia permanenza, di visitare luoghi che riguardano la vita di Ludwig van Beethoven; ci sono "attrazioni", case-museo o altri punti che mi consigliate di non perdere una volta arrivato nella capitale riguardo tutto ciò? Ringrazio in anticipo per qualsiasi parere in merito
  2. Come controprova di quanto dicevo qui http://www.pianoconcerto.it/forum/index.php?/topic/6056-l%E2%80%99op-106-e-un-bel-paio-di-gambe/ devo invece riconoscere che questo secondo Concerto di Liszt (Khatia Buniatishvili, Verbier Festival Orchestra, Charles Dutoit) non suscita nessun particolare dubbio o interrogativo. Non perché in sé sia meno bello o meno audace dell’op. 106 di Beethoven – anzi! Forse è perché qui non trovo quella sconcertante mancanza di corrispondenza fra ciò che la musica sembrerebbe voler dire (come un prendere il respiro prima di proferire la prima parola) e ciò che invece vediamo/ascoltiamo. Qui è invece tutto diretto, tutto semplice: e penso possa andare anche così. Peraltro, non conoscevo questo secondo Concerto – devo quindi ripetere i luoghi comuni su Liszt, perché in fondo è davvero visionario, sorprendente (e qui davvero è musica spettrale, nel senso di Grisey). https://www.youtube.com/watch?v=Cdnh1nrDnTI
  3. Salve a tutti, una domanda Secondo movimento della patetica di Beethoven, adagio cantabile, 2/4... 1) Io ho 2 testi di teoria musicale, entrambi "fissano" (solo per una comprensione generale degli andamenti) il "Lento" a 40 BPM; autori diversi ma che scrivono praticamente le stesse indicazioni... 2) Teoricamente un "adagio", anche se cantabile, è più veloce/mosso di un "Lento"; giusto? 3) Più o meno, contando 2 semiminime per battuta, nelle principali esecuzioni che ho a disposizione ogni semiminima viene suonata dopo 30 BPM dall'altra (cioè semiminima = 30)... 4) Se viene considerato "Lento" un 40 BPM (se generalmente accettato) una semiminima in 2/4 (per cui 1 dei due tempi) a 30 BPM io non credo possa coincidere con un "adagio cantabile"; semplicemente per porre delle indicazioni CREDO (e vorrei essere corretto se questo è un errore ) che un "adagio cantabile" vada eseguito intorno ai 45-50 BPM o SICURAMENTE (correggetemi se sbaglio) oltre i 40 BPM... Ringrazio chi risponderà su alcune domande sopra numerate, questo "dubbio" nell'esecuzione è sorto quando ho letto l'indicazione di tempo e l'ho "trasportato" alle interpretazioni di celebri pianisti; semplicemente secondo me le intepretazioni sono troppo lente, ma io mentalmente, questo movimento, ce l'ho ben...... Diciamo "mi piace/lo amo" ascoltarlo e suonarlo, appunto, 2/4 = seminimina = 30 BPM ed è proprio questo secondo me il "problema"... Mi scuso di scrivere tutte queste cifre e/o numeri, ma lo faccio semplimente perchè così voi stessi possiate avere un riscontro su quello che scrivo; fornendo dei suggerimenti di andamento sicuramente è molto più facile per voi capire cosa intendo e cosa ho in mente e a cosa mi riferisco
  4. Premetto che non ho ancora ascoltato come suona – e quindi sono “dalla parte del torto”. Ho però già letto alcuni commenti al video. Ma avrei anche potuto risparmiarmi la lettura, tanto erano prevedibili nel loro schierarsi pro o contro, e anche nelle argomentazioni. Noto solo che alcuni pro suggeriscono: “provate ad ascoltare senza guardare”. Mi sembra un suggerimento del tutto fuorviante: il significato estetico, culturale e morale (e in fondo anche politico) di questa interpretazione è dato anche o forse soprattutto dal “guardare e ascoltare” insieme – e dalla tremenda dissonanza fra ciò che si vede e ciò che si sente. O ciò che si dovrebbe sentire (dato che non ho ancora potuto ascoltare). https://www.youtube.com/watch?v=itLAlTJt8cs
  5. Salve a tutti, qualche utente del forum è in grado di stilare una lista/classifica (anche di poche opere) delle sonate per pianoforte di Beethoven (per esperienza e/o per scelta dell'utente stesso) ordinando quest' ultime secondo un criterio d' esecuzione che va dalla "più facile" alla "più difficile"? Ringrazio in anticipo per qualsiasi risposta in merito.
  6. Volevo condividere con voi questa mia recente scoperta, non sapevo nulla delle sonde Voyager inviate nello spazio 35 anni fa e ormai perse. E non so se sia una bufala, tant’è che sono qui a scriverla … La particolarità di tutto è che a bordo le sonde c'era un messaggio eventualmente indirizzato ad altre civiltà (contenuto in un disco di rame ricoperto d'oro); a parte immagini, suoni, messaggi c'era anche della musica e i pezzi erano il primo movimento della Quinta sinfonia e il quartetto per archi numero 13 di Beethoven. E’ pur vero che assieme a loro c’erano anche brani di Mozart e tre opere della famiglia Bach. Ora il punto è, in base a quale parametro questa è la musica rappresentativa (nel 1977 ovviamente) della civiltà terrestre?
  7. http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/12/17/foto/google_il_doodle_per_i_245_anni_di_ludwig_van_beethoven-129651390/1/#1 Buon Compleanno!!
  8. Ciao, è un po' che vi seguo, bell'ambiente...complimenti. Non sento mai parlare della morte di Beethoven, curiosità? Chi c'era al funerale? Che ne so...qualsiasi cosa vi venga in mente.
  9. Ciao, vorrei approfondire l'argomento in oggetto, ovvero gli ultimi quartetti di Beethoven. Quale bibliografia consigliereste? Grazie in anticipo
  10. Ciao, al di la dei tecnicismi che relazioni trovate fra il Coriolano di Beethoven e l'Ouverture Tragica di Brahms? ... vorrei sentire anche il parere dei Beethoveniani d'hoc Grazie in anticipo
  11. Salve a tutti, Volevo segnalare che sulla web radio ClassicaViva, stanno leggendo il romanzo su Beethoven "Il dio sordo" a puntate. Al seguente link potete ascoltare/scaricare i podcast gratuiti delle puntate. Lettura a cura di Ines Angelino. http://www.spreaker.com/show/il_dio_sordo_romanzo Qui invece, alcune recensioni al romanzo, tra cui quella del carissimo Armano Orlandi. http://www.amazon.it/product-reviews/B0085G0P4C/ref=dp_top_cm_cr_acr_txt?ie=UTF8&showViewpoints=1 Grazie a chi darà un'occhiata
  12. Ciao a tutti, Sto assistendo all'integrale del quartetti di Beethoven che si sta svolgendo alla Sala Verdi del Cons. di Milano dalla scorsa stagione. L'ordine non è cronologico: ogni serata mischia le varie stagioni creative di Beethoven (io lo trovo bello). Ma nemmeno questo è un criterio rigido. I tre Rasumovsky per esempio sono stati eseguiti insieme nella stessa serata senza altri quartetti. Vabbè, vengo al dunque. il quartetto opera 130 verrà eseguito nell'ultimo concerto col finale-rondò. Ma quello che mi ha lasciato di sasso è stato vedere la collocazione della Grande fuga: insieme ai quartetti n. 1 e 2 dell'opera 18 (in mezzo!). E ho pensato a uno squalo bianco nella vasca dei pesci rossi :-) Poi nella newsletter del Quartetto leggo la seguente motivazione (copio/incollo uno stralcio qui di seguito in blu. grassetto e sottolineature sono miei) Martedì 11 marzo 2014 - ore 20.30 Quartetto di Cremona Esecuzione integrale dei Quartetti per archi di Beethoven - V Quartetto n. 1 in fa maggiore op. 18 n. 1 Quartetto n. 17 in si bemolle maggiore op. 133 “Grande Fuga” Quartetto n. 2 in sol maggiore op. 18 n. 2 Anche il Quartetto di Cremona si avvia a concludere la propria rassegna dei Quartetti di Beethoven, ma prima di terminare l’integrale con i due grandi lavori dell’op. 130 e 132 apre per così dire una parentesi molto suggestiva. L’idea di mettere a confronto in ciascun concerto il primo e l’ultimo stile di Beethoven viene portata alle estreme conseguenze, scegliendo di tendere al massimo l’arco del linguaggio per quartetto d’archi della sua produzione. I due primi Quartetti dell’op. 18, anche se in realtà non i più antichi in ordine di composizione, formano la cornice per inquadrare il lavoro strumentale più audace e sconvolgente di Beethoven, la Grosse Fuge op. 133. Scritta in origine come movimento finale del Quartetto op. 130, Beethoven si convinse a pubblicare la Fuga in forma autonoma, componendo un nuovo finale. Se sia meglio ascoltare questo colossale e avveniristico omaggio al linguaggio del contrappunto nella versione originale o in quella separata, è da anni un dibattito aperto. Ok... sono scelte. Ci sta. Ma mi piacerebbe sapere voi cosa ne pensate della scelta fatta da Beethoven. Con quale finale preferite l'op. 130? e perchè? ciao!
  13. Si può considerare un opera romantica a tutti gli effetti? Poi mi interesserebbe conoscere i migliori testi di analisi o che trattano l'argomento. Grazie in anticipo a chi vorrò contribuire.
  14. Non avete un po’ la sensazione che l'intreccio fra musica, filosofia sia diventato un luogo comune negli studi biografici su Beethoven? Ad esempio la presenza nei quaderni di conversazione (del 1820) dell'esclamazione: «la legge morale in noi e il cielo stellato sopra di noi Kant!» sembra abbia proprio alimentato il mito di una musica dedita a fondare e veicolare l'etica universale. Il fatto che per colpa di questo mito Beethoven appaia un pessimo filosofo sembra quasi che impoverisca la sua musica. Come vi ponente sulla questione?
  15. «Espressione di sentimenti piuttosto che pittura», ne sono rimasto folgorato...sappiamo tutti che è di Beethoven. E' un'espressione attuale o solo figlia di una congiuntura storica...?
  16. Non trovate che la personalità di Beethoven sia inclassificabile? - Insomma, ha superato attraverso una ferrea volontà le prove di una vita segnata dal dramma della sordità - la sua musica celebra il trionfo dell'eroismo - la sua arte si espresse in tutti i generi Che ne dite?
  17. Segnalo queste lezioni di Schiff Mi sembrano molto interessanti
  18. Segnalo il Breviario Beethoveniano di Carlo Alberto Pagni, che potete apprezzare qua: http://www.lvbeethoven.it/Breviario_Beethoveniano/Breviario_Beethoveniano00.html Il figlio, il gentilissimo Marco, ha scritto una breve ed efficace introduzione al lavoro dello scomparso genitore. Buona lettura; in effetti lo stile riassuntivo è perfettamente in linea con i principi cardine della bibliografia beethoveniana alla Poggi-Vallora, per intenderci. Mi permetto di copiarne qui alcune parole dall'introduzione: «Questo libro si propone, in primo luogo, di non affaticare il lettore. è scritto in modo che non lo si debba leggere tutto di un fiato, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, cercandovi una storia e una conclusione, come si deve fare necessariamente con i libri di tipo biografico o musicologico»
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