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Piano Concerto - Forum pianoforte

CromaDiBrera

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  1. Tanto sforzo per spiegare che non prendi parte alle discussioni? Mica è obbligatorio. Non so perché il mio intervento sia qualunquista, ma ti prego di non spiegarmelo; non vorrei che ti pigliasse uno sturbo.
  2. Era una provocazione, solo per dire che siamo troppo spesso legati ad un'idea ottocentesca del compositore. E' un po' come per la pittura: non ha più molto senso parlare di quadri, ma di "visual art". A Van Gogh o a Cezanne non interessava nulla di dove sarebbero stati appesi i loro quadri: la loro opera era il quadro; oggi, invece, la contestualizzazione e la modalità di fruizione sono parti inscindibili dell'idea artistica. Questa è la novità dell'arte del XX secolo. Penso che abbia ragione chi scrive (era Thallo) che Bjork non direbbe di essere una compositrice, proprio per questo motivo.
  3. Per quello che conta, sono pienamente d'accordo con Videoclip. Qui siamo ancora all'idea che "Il Compositore" (fate l'inchino, prego) sia un bischero serioso e sofferto, coi capelli arruffati e gli occhi persi nel vuoto, chiuso in qualche ripostiglio a mettere due note in croce sul pentagramma, mentre fuori la tormenta tormenta una persiana malferma socchiusa sul melograno "che la pargoletta mano" ecc. ecc. (ovviamente spoglio, figurarsi), mentre agogna l'amata e vagheggia chissà quali furori orchestrali che dovrebbero lasciare attonita l'umanità intera e farla gridare al miracolo del "nuovo Beethoven"...! "Ecco Il Genioooo...!" In pratica, "Il Compositore" sarebbe un gran bel morto di pippe (mentali e non), e scusate l'aforisma. Un tizio alla Adrea insomma (per chi se lo ricorda). Questo in Italia, mentre il Conservatorio di Boston pretende che i lorsignori musicisti e compositori sappiano anche ballare (!) Non ci credete...? Visitate il sito: https://bostonconservatory.berklee.edu/. P.S. Viva Bjork.
  4. Sibelius è praticamente finito. La Avid ha licenziato gli sviluppatori.
  5. Alex Ross, in Il Resto è Rumore - Ascoltando il XX secolo (Bompiani, 2007): "Bjork è un'artista di pop moderno profondamente influenzata dal repertorio classico del XX secolo che ha assimilato studiando al conservatorio (i pezzi elettronici di Stockhausen, la musica per organo di Messiaen, il minimalismo spiritualista di Arvo Part). Se si ascolta a occhi chiusi An Echo, A Stain, in cui la cantante declama melodie frammentate su un morbido cluster di voci corali, e poi si passa al ciclo di liriche di Osvaldo Golijov Ayre, nel quale pulsanti ritmi dance sostengono canzoni multietniche della Spagna moresca, si potrebbe concludere che la composizione classica è quella di Bjork. Una tra le possibili destinazioni della musica del XXI secolo è una "grande fusione finale": artisti pop evoluti e compositori estroversi che parlino all'incirca lo stesso linguaggio". P.S. scusate le dieresi (mancate).
  6. A me ha stancato un po' una certa sufficienza e un certo sopracciò del mondo sedicente "colto". L'iniziativa è splendida, il video del disfacimento dei ghiacci è impressionante ed Einaudi è uno dei post minimalisti più noti ed espressivi che ci siano in giro. Secondo me è il musicista giusto, con il suo linguaggio appropriato e ampiamente condiviso a prescindere da noi italiani provinciali e bacchettoni. Il contesto è giusto, lui si esprime in un modo che arriva a chiunque e fa una cosa giusta. Preferivate che ci andasse Pollini, a suonare un Notturno di Chopin...? Io no.
  7. Ho letto un articolo molto interessante sulla cosiddetta guerra del volume, e vogliono rendervene un sunto che spero utile. A me ha risolto un mucchio di problemi. Tutti sanno che si può pompare la percezione del volume di una traccia audio con limiter e compressori, ma spesso non si sa che a tutto c'è un limite, oltre il quale ogni sforzo di "pompare" risulta controproducente soprattutto in caso di diffusione sul web. Ho trovato un paio di utilissimi free plug-in capaci di stabilire il loudness e di misurare sia la percezione media di volume all'ascolto di un'intera traccia, sia i rapporti di compressione. Chiunque abbia dovuto fare il mastering di una playlist con propri brani, magari assortita tra generi molto diversi, si sarà scornato con questo argomento. Se vi interessa, approfondiamo.
  8. Non so se Adorno, alludendo alla conoscenza della lingua a prescindere da grammatica e sintassi, pensasse ai bambini. Però sono certo che, se vuoi comporre musica, la prima cosa da imparare è saper fare le canzoni per bambini: se a loro piacciono, puoi andare avanti.
  9. Secondo me non è proprio così. Innanzitutto, la stessa persona può essere un ascoltatore emotivo oppure no a seconda di come gli va: io posso modestamente definirmi "esperto" come scrive Adorno, ma posso anche ascoltare Gino Paoli senza per questo sentirmi un ebete privo di tensioni emotive e sforzi concettuali. Poi no, l'ho già scritto più su: secondo me la musica di Allevi viene logicamente percepita e intesa come "classica", perché è scritta (o almeno lo dice lui) ed è suonata con strumenti classici. Poi sul fatto che sia brutta musica classica possiamo anche essere d'accordo. Che i suoi ascoltatori non sappiano ascoltare di meglio, invece, penso sia spesso vero, ma anche no: ieri sono andato a casa di mio cognato, per dire, e aveva lo scaffale pieno di tutto un po' tra rock, classica, jazz e anche Allevi, il tutto da ascoltare con un eccellente impianto valvolare. Il mondo è anche pieno di gente che fruisce di musica in modi e momenti diversi. Infine, noi del pop parliamo sempre in senso un po' dispregiativo e prendendo a riferimento la Pausini et similia, ma esiste anche del pop molto colto. Penso a un lavoro come Biophilia di Bjork, per esempio, che richiede sforzi concettuali eccome! Eppure è un'artista pop. Ma c'è persino tanta musica elettronica che richiede un ascolto da "esperto": visitate un sito come ektoplazm (www.ektoplazm.com) e vi renderete conto che, dietro certi generi che molti di noi sono abituati a snobbare, c'è una vera e propria cultura. Anche la musica "etnica" richiede un approccio colto, ed è un mondo immenso e vario. Con tutto il rispetto, c'è tanto da analizzare oltre all'armonia dell'Adagio di Beethoven: certo che l'ho analizzata, Tiger, ma ho analizzato anche poliritmie di musica africana e ti assicuro che non c'è meno profondità e complessità rispetto a quella che noi chiamiamo "musica colta". Poi può non piacere ma, se abbiamo un confronto tra musicisti, certe cose prescindono dai gusti personali e non possono essere ignorate. Io, almeno, non posso permettermelo.
  10. Oh, finalmente! Bravo RedScharlach. Io, diversamente da Celibidache, penso invece che siamo proprio al punto della questione: le modalità di fruizione della musica. Non mi pare che l'ascolto emotivo sia trascurato; il fatto è che è relativo, perché dipende dalla propria cultura e dalle proprie abitudini. Non c'è un solo genere musicale per questo tipo di ascolto: anche la musica lounge, per dire, può rientrare nella specie descritta da Adorno; io invece ho un locale dove, come "tranquillante", uso musica barocca, pensa un po'... Possibile? Certo, perché cambia la fruizione: ha una dinamica costante rispetto ad altri generi e quindi, nel mio caso, funziona anche come musica "ambient". Se viaggio in auto, invece, posso sentire qualcosa che mi aiuti a contemplare il panorama (Einaudi va benissimo per fare un esempio, tanto è vero che il suo genere si usa anche molto nel cinema), oppure sfogarmi con un ascolto a palla del terzo concerto di Prokofiev con Abbado e Yuja Wang, che mi sono sparato proprio ieri in mezzo al traffico... Questo per dire che la fruizione cambia tutto e chi fa musica (nel senso che la compone) non può non confrontarsi con questo, mettendo nello stesso calderone ("astioso e risentito", come scrive Adorno) Allevi, Philip Glass e Mietta. L'unica cosa che restituisce un'oggettività di merito e che può farci ragionare sulla fruizione di un brano è il pensiero musicale "in sé", senza altre implicazioni; per questo dico e ribadisco che c'è più affinità tra l'Adagio al Chiaro di Luna e Il Nuotatore che tra il Nuotatore e Marco se n'è andato.
  11. Non ho detto che sia bella, ma solo che è difficile da ascoltare (magari proprio perché è brutta, se vuoi) e che comunque non somiglia alle canzoni della Pausini. Contestavo il fatto che non c'è alcun bisogno di fare confronti che non stanno in piedi proprio sotto il punto di vista musicale; tra l'altro una è una canzone, l'altra "cosa" no... Per il resto figurati, sono cresciuto a pane e Area.
  12. P.S. Per la cronaca, questo pezzo è scritto in 10/16. Non che voglia dire granché o che sia un merito a prescindere sul piano artistico, ma non si può certo paragonare una cosa del genere alle canzoni della Pausini, o dire che sia un pezzo pensato per fare cassa.
  13. Ma va, scusa..! Sai benissimo che non è vero: la Pausini fa canzoni pop, mentre Allevi fa musica strumentale (sia anche in ambito pop, ma è proprio un altro genere e con strutture diverse dalla canzone). Scusa la franchezza, ma è il caso di dire che menti sapendo di mentire, e forse sei contento se stiamo qui a prenderci in giro e a raccontarci che Allevi fa lo stesso genere della Pausini. Ma la verità sul piano musicale è che l'una usa la forma canzone e fa canzoni, mentre all'altro non fega proprio niente della forma canzone (che tu dovresti conoscere ed aver studiato, se componi musica) ed adotta via via strutture diverse (spesso mutuate dal progressive anni '70, veramente). Io non conosco la tua esperienza e la tua competenza, ma penso che 'sta cosa che hai scritto non abbia veramente senso. Vuoi dire che uno possa ascoltarsi indifferentemente, magari in auto, una canzone della Pausini e poi un brano di Allevi, come fossero un tutt'uno...? Boh, pensateci. Onestamente penso che chiunque non viva sulla Luna sappia che non è vero, allo stesso modo in cui negli anni '70 non si ascoltava Domenico Modugno insieme a Stephen Schlaks (faccio l'esempio perché l'interlocutore mi pare attempato almeno quanto me, con rispetto). Vogliamo dirci che "PIano Karate" somiglia alle canzoni della Pausini? Dai, cerchiamo di essere un tantino onesti, che diavolo...
  14. Poi c'è la questione del "classica" o meno. In senso stretto, il Classicismo va da Sammartini ad Haydn. Prima di quella c'è il Barocco, e dopo c'è il Romanticismo. E questo lo sappiamo tutti. Ma, in senso più esteso, il termine può diventare equivoco: West Side Story è musica classica? ...E le Gymnopedie? ...E Rapsodia in Blue? ...E Star Wars? ...E Fur Alina? Nel senso comune, "classica" è la musica scritta suonata con strumenti classici (questo vale non solo per la cultura europea, tra l'altro: c'è anche una musica classica indiana, cinese, ecc.). Quindi, piaccia o meno, ormai è invalso l'uso secondo cui un compositore che scrive le proprie note e le esegue con strumenti classici fa il genere "classica". Certo, nel significato letterale del termine è un controsenso: un autore classico dovrebbe essere come minimo morto da un pezzo; e in altre arti, poi, nessuno direbbe "sono un poeta classico" o "un pittore classico". Ma è andata così, probabilmente anche per una questione di cataloghi commerciali. E quindi: Allevi fa musica classica? Nell'accezione comune senz'altro sì, per quanto questa possa non piacere. Era questo il senso del mio paragone provocatorio tra Al Chiaro di Luna e Il Nuotatore (che non era tra Beethoven e Allevi, Simone, ci mancherebbe). Chi oggi ascolta questi due brani da una propria playlist rilassato sul divano, lo fa prescindendo dal contesto che li ha prodotti, perché la fruizione odierna è diversa da quella dell'800; e, senza ombra di dubbio, può provare emozioni molto simili ascoltando l'uno e l'altro brano, considerando che Al Chiaro di Luna è non meno orecchiabile, semplice e ripetitivo de Il Nuotatore.
  15. Innanzitutto chiedo scusa per i toni che ho usato; ero stanco, ho scritto tardi, e... va beh. Il motivo per cui si attacca Allevi è l'essersi messo sullo stesso piano di Mozart o l'aver parlato di Beethoven come fosse suo cugino; e io, sulle critiche rivoltegli per queste ragioni, sono assolutamente d'accordo e anche a me ha dato molto fastidio quando per un anno intero RadioRai, ad ogni termine di trasmissione del giorno, trasmetteva "L'inno della Repubblica Italiana diretta dal maestro (sic!) Giovanni Allevi". Quello che non condivido è il fatto che si faccia una gran confusione tirando in ballo al suo seguito musicisti molto diversi e gettandoli tutti nel calderone del "fanno musica per soldi", come se questo, poi, fosse un fatto esecrabile. Tutti i più grandi della musica hanno fatto musica anche per soldi, cioè per guadagnare la pagnotta. Musicalmente parlando e a prescindere dalla qualità dei risultati, Allevi ha fatto musica di facile ascolto, ma anche no; nei primi due dischi ce n'è molta che non è affatto "easy". E però quei dischi non li ha venduti; e mi chiedo quanti di quelli che oggi criticano Allevi per le sue scelte successive si siano messi ad ascoltarli (lo stesso si può dire di Einaudi, che qui è stato preso a paragone: molti hanno ascoltato solo Le Onde o poco altro). Allevi non ha fatto scelte artistiche? Sarà vero, però quando ha provato a farne non se l'è filato nessuno. Quanto al marketing, poi, si può solo dire che ha trovato gente che ci ha saputo fare e lui ci ha messo del suo; ma anche nel mondo della classica esiste il marketing, per quanto l'ambiente sia senz'altro più selettivo rispetto al pop sul piano del merito.
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