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Piano Concerto - Forum pianoforte

Vocal coach


Rotore
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Sono d'accordo con Thallo, anche se sono pianista e non sono cantante. Ho accompagnato, però molto i cantanti e ho studiato i principi di Tecnica vocale con Stefano Ginevra, Direttore( non so attualmente) al tempo dell'Istituto di Studi Vocali di Cremona. La tecnica vocale, diceva il Maestro, è una e una sola...cambia la modalità. Cioè un fatto di stile che viene adattato all'ambiente del pezzo. Ora credo che molto spesso, e vorrei che Thallo me lo confermasse, si confonde tutto ciò. Io sento dire: "..io insegno Canto moderno...." ma che vuol dire? Innanzi tutto credo sia indispensabile acquisire la tecnica del fiato, sapere come si respira, come si abbassa il diaframma e come questo non risale da solo. Sento anche dire: "respirazione diaframmatica"..L'ho sentito addirittura su di un disco-lezione di Pavarotti!!!!!Il diaframma mi risulta scenda ma risale solo e solo grazie agli addominali e intercostali che comprimono costantemente e progressivamente appunto il fiato immagazzinato. Mi sembra sia così...ripeto il M° Thallo mi confermerà. Ho anche scoperto in questo lungo periodo di esperienza con i cantanti che molti, anche professionisti, non cantano "sul fiato", come si suol dire. Con, a volte, conseguenti disturbi e patologie della laringe e delle corde (noduli ecc..). Mi sembra di capire che poi la modalità di apertura permetta alla voce di colorarsi diversamente e di timbrarsi sfruttando le cavità boccali e nasali. C'è dietro un "mondo" , che si dovrebbe conoscere, perché, in fondo, tutti noi possediamo questo strumento ( la voce), anche se molti di noi la usano solo per parlare ( con una respirazione anche non cosciente ). Insomma tutto questo perché vorrei dire che IL maestro di canto è fondamentale e i coach che vediamo in televisione lavorano su un cantante già formato. Credo che sia proprio solo un indirizzo di stile ( che comunque se non a ridosso dei sani principi fondamentali, potrebbe essere anche fuorviante)

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E invece non sono d'accordo, PianoExpert :-)

La mia specifica sullo stile era ovviamente dovuta al fatto che nel mondo pop-rock lo stile, più che la tecnica, sono fondamentali.

Ma sulle questioni tecniche ci sono differenze gigantesche. I maestri di canto che sostengono che la tecnica sia una e che vada adattata leggermente ai vari stili sono, in genere, maestri della vecchia generazione, europei e proveniente da un ambiente classico... il pop e il rock sono galassie. Se si vuole acquisire una professionalità in questi ambiti si deve staccare la cosa da un sistema di insegnamento vocale concepito e costruito sopra al mondo operistico.

In sintesi, un insegnante di canto moderno DEVE insegnare cose diverse rispetto ad un insegnante di canto lirico, e farlo in modi diversi. Lo studio delle risonanze, per esempio, è diverso. Non minore, ma diverso. Non so, essendo io un tenore, avevo divieto quasi assoluto di falsettare durante le mie lezioni di canto, poiché uno dei problemi tecnici maggiori nell'impostazione di una voce tenorile è quello del passaggio di registro in acuto. Un cantante pop o rock dovrebbe, invece, concentrarsi moltissimo sul falsetto, che è LA BASE degli acuti in quei generi. 

La respirazione che si insegna nelle classi di canto non è "la" respirazione, nel senso che ogni classe di canto ha un metodo diverso, non solo perché ogni insegnante insegna in modo diverso ma anche perché ESISTONO modi diversi di prendere e gestire il fiato. Sono tutti leciti e, spesso, hanno tradizioni storiche diverse, e applicabilità diverse. Non so, la maggioranza dei cantanti di opera italiana utilizzano la cosiddetta respirazione diaframmatica bassa, che è una sorta di vulgata respiratoria che molto spesso viene insegnata anche dai maestri di canto moderno. In realtà, i cantanti lirici specializzati in repertorio di agilità o in canto barocco-antico preferiscono una respirazione costale alta, che ha modalità di esecuzione e insegnamento molto diverse, e che punta a cambiare molto la resa sonora. 

Ora, nel canto "moderno" la respirazione, secondo la mia opinione, è secondaria. Chi pensa che l'insegnamento vocale giri tutto attorno alla respirazione pensa male e, spesso, ha avuto a che fare con docenti poco preparati. E' vero che lo studio della respirazione è importante, e ci sono situazioni, repertori, momenti dell'apprendimento in cui adottare un certo tipo di respirazione piuttosto che un altro fa la differenza. Ma parliamo di situazioni molto settoriali, specifiche del canto lirico. E' inutile che un cantante rock abbia i fiati di un contraltista ma è fondamentale per un contraltista studiare i fiati in gran parte del proprio repertorio.

La realtà è che in Italia e più in generale in Europa "continentale" abbiamo preso la nostra tradizione didattica lirica e l'abbiamo adattata per pura comodità al canto... non lirico.

Di questa pigrizia professionale (perché è pigrizia e mancanza di professionalità, viste le cifre pesanti che girano attorno al business dell'insegnamento vocale) ne pagano soprattutto i generi pop rock più complessi e tipici. Oggi in Italia nessuno "studia" canto folk, pare essere un insieme di conoscenze tramandate ed enigmatiche... oggi in Italia non esiste una vera scena Metal, soprattutto nelle sue nicchie più pesanti e particolari. Oggi in Italia, nonostante una tradizione grandiosa, è del tutto sparito il Progressive Rock, che ha veramente distinto la tecnica vocale di stampo classico da quella di avanguardia. Oggi in Italia il Beat Box, che nel resto del mondo sta avendo uno sviluppo prepotente, ha poco successo ed è praticamente sconosciuto nelle scuole.

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Ok Thallo. Grazie.Spero che però tu sia d'accordo di essere "sul fiato"necessariamente. L'altra sera a Sanremo, Gianna Nannini ben due volte su "Bello e impossibile" è andata fuori intonazione. Parliamo di una voce potente: Secondo me non stava sul fiato e la sua apertura non era giusta. Troppo pretenziosa la mia valutazione? Magari..totalmente errata?Non so se tu l'hai sentita. Naturalmente la zona di "passaggio" è un punto critico per tutti i cantanti, penso. Là, secondo me, lei non ha trovato la giusta proporzione tra pressione e apertura. Che ne dici? ( scusa se ti faccio perdere tempo per queste precisazioni...ma le credo utili da parte tua per tutti noi). Ciao e grazie

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Non l'ho sentita, ma in genere i problemi di intonazione dipendono ... dall'intonazione :-) se parliamo di stecche, spesso il problema viene da più parti. Ma è complesso adattare il discorso a Gianna Nannini, perché il suo stile le permette di poter fare tutto senza dover "rispondere" a questioni musicali di questo tipo. Cioè, la Nannini per essere la Nannini non deve essere intonata e non deve essere precisa. Non è quello che le fa avere successo, è più una questione di timbro e di stile.

Comunque, sulla pressione e l'apertura. Ti faccio un discorso che cerca di essere poco tecnico ma più comprensibile.

Io sono un cantante lirico, la "mia" pressione sulle corde, la pressione della colonna d'aria che uso io è sicuramente più forte rispetto a quella di un cantante pop. Questo porta, nell'idea comune, ad un aumento di quei vezzi vocali tipici del canto lirico tipo il vibrato, soprattutto in acuto, e mi obbliga a un "sostegno" maggiore, proprio perché gestire quella colonna di fiato è più faticoso e rischioso per l'intonazione. In sostanza, secondo il pensiero comune, cantare "forte" significa aumentare la pressione della colonna di fiato e gestire con una serie di stratagemmi, tipo il sostegno, i problemi che questa grande massa di fiato porta con sé.

Questa idea non è comune alle scuole di canto. Il famoso belcanto parte da un'idea di emissione sonora opposta. Cioè, se io logicamente penso alla fonazione come la sequenza di 1) inspirazione 2) pressione del fiato 3) gestione del suono che ne viene fuori, arrivo alla tecnica tipica del cantante romantico. Ma se voglio cantare un repertorio più classico o più antico, tendenzialmente il mio pensiero è 1) pronunciare forte 2) assecondare la risalita del fiato 3) colmare il vuoto costale che ne consegue. La sequenza è ribaltata, segue di più la logica del parlato. Vive, per esempio, il fiato non come l'inizio della fonazione ma come una cosa da rifornire quando è finito. Ovviamente sto banalizzando moltissimo, ma se pensi che l'inizio della fonazione sia "in alto", sulla pronuncia, a fior di labbra, come si diceva una volta, allora anche l'intonazione non è più una questione di pressione di fiato ma di precisione.

Spero di non correre troppo col ragionamento.

I cantanti pop e rock che hanno una tecnica "figlia" della didattica lirica europea tendono a vivere la propria voce proprio come i cantanti d'opera. Ovvero, come un suono di base su cui si posizionano, solo dopo, le vocali e le consonanti. Questa è l'idea estetica di canto tipica dell'opera italiana, quella che come parallelo respiratorio ha la respirazione bassa, l'appoggio, il vibrato e l'idea che a note più acute corrisponda pressione di fiato maggiore. Paradossalmente, questi cantanti (quelli pop rock) finiscono per essere poco precisi sull'intonazione, e se non usano bene tutto quel panorama tecnico di cui parlavo su (vibrato e sostegno) finiscono per steccare o tirar fuori suoni goffi ed eccessivi (che ne so, tipo Anna Oxa).

Vivere la fonazione al contrario, invece, alleggerendo tutto, diminuendo l'importanza che il fiato ha in questo processo, porta ad essere più precisi nell'intonazione, più sottili e fini. Spesso lo fanno le voci acute o quelle che usano molto registro di testa. Nek nelle esibizioni sanremesi è stato PRECISISSIMO sull'intonazione, nonostante il suo brano fosse molto acuto e melodicamente complesso, pieno di salti. Credo la sua tecnica sia molto più "alta", meno legata alla didattica lirica, e infatti sembra sempre che stia parlando, le parole si capiscono perfettamente, il suono a volte è aspro perché la voce è meno arrotondata.

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