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Piano Concerto - Forum pianoforte

gpr

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  • Compleanno 10/03/1960

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    Maschio
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    Roma
  • Interests
    Musica, cucina, enigmistica
  1. gpr

    Sulmona, 17 agosto 2018

    Conferma definitiva: il mio concerto si svolgerà venerdì 17 agosto alle 19, presso la chiesa interna al complesso "Ss. Annunziata", al centro di Sulmona. Ingresso libero. Il programma completo della manifestazione (che si svolge dal 16 al 18 agosto) è visibile alla pagina http://www.muntagninjazz.it/piano-piano-per-sulmona-2018/ Ciao a tutti Gino
  2. gpr

    Sulmona, 17 agosto 2018

    Salve agli amici del forum! Il 17 agosto parteciperò alla manifestazione "Piano piano per Sulmona", organizzata dall'associazione "Muntagninjazz", e giunta quest'anno alla quarta edizione. Non è ancora stato reso noto il calendario (anche perché le iscrizioni sono aperte ancora per alcuni giorni), ma posso dirvi che la mia esibizione (con musiche per pianoforte di mia composizione) avrà luogo alle ore 19, in un luogo da precisare (quasi certamente all'interno di una chiesa). Chi si trovasse da quelle parti, magari in vacanza... è invitato! Ingresso libero a tutti gli eventi (dal 16 al 18 agosto). Gino (da Roma)
  3. È un tema già dibattuto in altre occasioni, e secondo me è impossibile dare una risposta univoca, anche perché il futuro è inimmaginabile. Evidentemente, la situazione rappresentata nel film è volutamente "comica" nel senso letterale "da commedia": il senso di smarrimento che l'ascoltatore "normale", magari neanche particolarmente addentro alle strutture musicali, prova (oggi come allora) di fronte ad un linguaggio nuovo, non convenzionale. Ora, dice giustamente Paolo che "il secolo breve della confusione e della negazione è ben rappresentato dall'Arte"; io aggiungerei pure che nel '900 non solo si sono negate (o se vogliamo "superate") le regole dell'armonia e della forma che sembravano ben consolidate (sebbene, va pure detto, le sinfonie di Brahms siano molto diverse da quelle di Haydn), ma sono stati inventati tanti stili diversi, in breve tempo negati e superati da qualcos'altro. Molti pezzi scritti nel '900 appaiono stranamente "vecchi", per cui paradossalmente le opere più antiche ci sembrano più attuali. Perché accade questo? È semplicemente una questione di abitudine? Ci sentiamo più rassicurati nell'ascoltare un linguaggio che già conosciamo? Oppure c'è dell'altro? Ancora Paolo: "Oggi [..] siamo disposti ad ascoltare i piccoli, sintetici pezzi op. 19 di Schönberg... chissà fra 100 anni?". Questa è una delle risposte più frequenti alle obiezioni sollevate nei confronti dei linguaggi "moderni": anche Beethoven non fu capito appieno al suo tempo, alcuni critici dicevano di sentire nelle sue sinfonie solo un gran frastuono; la prima della "Sagra della Primavera" fu un disastro, ma oggi consideriamo quel pezzo uno dei capisaldi della musica del 900, anzi una delle opere più grandiose di tutti i tempi; e gli esempi si potrebbero moltiplicare. Secondo questa idea, l'accettazione della musica contemporanea da parte del pubblico è solo una questione di tempo: tra 100 anni ciò che oggi ci sembra incomprensibile sarà apprezzato da tutti. Forse. Noi tra 100 anni non ci saremo, perciò non potremo sapere cosa sarà l'ascolto della musica a quell'epoca (sempre che esista ancora la musica dal vivo). Però ho qualche dubbio. È vero che oggi ascoltiamo tranquillamente Stravinskij, Bartók, Prokofiev, e non ci sembra nulla di strano; perciò rispetto agli ascoltatori del '700 (i pochi che avevano il tempo e i mezzi per accedere alla musica) abbiamo uno sguardo più vasto. Quelli ascoltavano solo la musica a loro contemporanea, mentre noi ragioniamo in una prospettiva storica. La tradizione del recupero del passato è cominciata in realtà già alla fine del '700, dopo la metà dell'800 sono cominciate le normali stagioni dei concerti, e da quell'epoca un po' alla volta è stato recuperato un patrimonio in gran parte dimenticato (basti dire che per quasi tutto l'800 i concerti per pianoforte di Mozart non venivano mai eseguiti, con l'unica eccezione del K. 466). Poi, la diffusione della musica su supporto, cominciata con il disco, proseguita con il CD, ed ora continuata con l'audio digitale, ha reso possibile a molti accedere ad una enorme quantità di musica, che raramente si avrebbe l'occasione di ascoltare dal vivo. Perciò, noi oggi abbiamo molte più possibilità di ascoltare musica, e possiamo anche conoscere ed apprezzare opere di autori molto lontani nel tempo, e vissuti in periodi molto diversi. Eppure, la musica cosiddetta "contemporanea" (che poi tanto contemporanea non è, se consideriamo che Cage è morto da oltre 25 anni) non ha mai veramente "conquistato il cuore" degli ascoltatori. Fatemi un esempio di un pezzo scritto dopo il 1950 (escluse le colonne sonore, che sono un'altra cosa) che trasmetta un'emozione così forte, che coinvolga l'ascoltatore, al punto di fargli desiderare di riascoltarla. Fatemi un esempio di un pezzo di musica "contemporanea" che sia ricordato ed apprezzato dal normale pubblico che va ai concerti, al di là dell'applauso di circostanza. Certo, Paolo nota pure che la televisione non aiuta, perché è praticamente impossibile che venga trasmesso un pezzo di musica colta di oggi; ma se è per questo, è ormai difficilissimo pure imbattersi in un pezzo di Beethoven, perché le varie reti non hanno interesse a farlo (nella guerra a colpi di audience, nessuno propone qualcosa che viene percepito "di nicchia", e infatti non si trasmette quasi mai non solo la musica sinfonica, ma neanche il teatro). Io, da parte mia, scrivo quello che mi pare... ho tentato anche qualche esperimento più "moderno", cioè qualche pezzo volutamente dissonante, ma mi sento più a mio agio in un sistema armonico tradizionale, sebbene a volte trattato con un po' di libertà. Ciao a tutti Gino
  4. gpr

    Mio concerto

    Io ci sarò!
  5. gpr

    Mio concerto

    Io ci sarò!
  6. Ciao Simone. Come è finita poi la faccenda del cambio hosting per difendersi dallo spam? Nell'attesa, si potrebbero eliminare messaggi non pertinenti? C'è chi cerca di vendere attrezzature per i capelli, chi rimanda ad altri siti non si sa quanto affidabili, ecc.... Gino
  7. gpr

    Concerti a Vienna

    Salve a tutti gli amici del forum. Nei giorni scorsi sono riuscito a concedermi qualche giorno di vacanza con mia moglie; abbiamo trascorso tre giorni a Budapest e quattro a Vienna (spostandoci tra le due città con il treno). Non starò qui a farvi un lungo resoconto delle molte cose belle viste e dei molti aspetti (positivi e negativi) delle città visitate; semplicemente, vi riferisco di un concerto a cui abbiamo avuto modo di assistere. Sappiamo quali enormi difficoltà incontra chi oggi in Italia cerca di proporre l'ascolto dal vivo di musica classica; tra la disaffezione del pubblico e i fondi statali sempre più esigui, purtroppo al momento il panorama è "mediamente" sconfortante, cosicché anche professionisti bravissimi hanno sempre più difficoltà a lavorare. Ora, sapendo che Vienna è "ancora" la capitale europea della musica (15000 concerti all'anno, così ho letto in un sito internet), ho pensato che in uno di quei quattro giorni avrei senz'altro colto l'occasione per ascoltare qualcosa. Non c'è stato neanche bisogno di informarci, perché la prima mattina, quando ci siamo recati al Duomo di S. Stefano, siamo stati subito "assaltati" da varie persone che ci hanno proposto biglietti di concerti. D'altra parte, è sufficiente fare un giro per qualche chiesa per notare che all'ingresso sono spesso affissi programmi di concerti, magari per organo solo. Ma torniamo ai concerti proposti davanti al Duomo, due dei quali presentavano programmi molto simili, con parecchi pezzi molto noti (il che poteva anche essere un'occasione per chi, come mia moglie, poco frequenta i concerti). Inizialmente non abbiamo detto subito di sì, poi ci siamo fatti convincere da un baldo giovane che ci ha offerto il "2x1", cioè un biglietto a 39€ e un altro omaggio. Così la sera ci siamo recati alla "Haus der Musik", situata a due passi dal grande Teatro dell'Opera. Ora, devo dire sinceramente che il concerto è stato molto al disotto delle mie aspettative. Non perché i musicisti non fossero bravi, ma perché mi è sembrata più una delle tante iniziative "acchiappaturisti" piuttosto che un concerto serio. Prima di tutto, il volantino parlava di un'orchestra (di cui ora non ricordo il nome), ma in realtà si trattava di uno scarno ensemble di strumenti ad arco con l'aggiunta di un pianoforte, più un tenore, un soprano e una ballerina (!); il programma dichiarava "Le quattro Stagioni", ma in realtà è stato eseguito solo il secondo tempo dell'Inverno. C'era poi il celebre duetto "Là ci darem la mano", ed altri pezzi, tra cui il primo tempo (solo il primo!) della celeberrima "Eine kleine Nachtmusik"... che ovviamente arrangiata per pianoforte e pochi archi dava un effetto ben diverso dall'originale. Il tutto si concludeva (manco a dirlo) con gli stessi pezzi che concludono il Concerto di Capodanno ("Sul bel Danubio blu" e la Marcia di Radestzki). Cosa dire? Mia moglie era contenta, io molto meno. Quello che mi sono chiesto è: ma quando si parla di 15000 concerti all'anno, si parla di concerti fatti bene, o di occasioni per spillare soldi ai turisti che non capiscono nulla di musica? (ché poi a Vienna, città carissima a cominciare dal caffè espresso a 2 euro e più anche nei baretti di periferia, di simili occasioni ce ne sono pure troppe). Naturalmente qualcuno penserà che io ho troppe pretese, e che bisogna pur venire incontro ai gusti del pubblico. Sarà pure vero, però non mi va di essere preso in giro. Se ad esempio io so di andare ad ascoltare un quartetto d'archi, e se il programma dichiara che sarà eseguito nella prima parte uno degli ultimi quartetti di Beethoven e nella seconda (poniamo) un medley di celebri colonne sonore adattate per l'occasione, io non mi scandalizzo: se mi va ci vado, e magari può essere anche una bella occasione, se gli strumentisti sono bravi e le trascrizioni fatte con gusto. Se però si fa un "minestrone" di pezzi arrangiati, senza neanche dichiarare che non si tratta di una vera orchestra e che quindi nulla sarà ascoltato come dovrebbe essere, non mi sta bene. Sono stato sfortunato io, o le cose stanno sempre così? Qualcuno di voi, che magari conosce meglio l'ambiente musicale viennese, può raccontare le proprie esperienze in proposito? Ciao a tutti Gino
  8. gpr

    I "significati" della musica

    Per riprendere la discussione di alcuni mesi fa, mi aggiungo un link trovato su Facebook, che secondo me spiega abbastanza bene la questione (poi ovviamente ciascuno è libero di essere d'accordo o no...) https://quinteparallele.net/2017/06/19/musica-non-significa-niente-jankelevitch-filosofia/ Ciao a tutti! Gino
  9. Vi segnalo questo concorso di composizione. Varie categorie (con date di scadenza diverse), dal flauto solo ai complessi da camera (preferibilmente ensemble di flauti). http://www.flutenewmusicconsortium.com/composition-competition.html Ciao a tutti Gino
  10. gpr

    quartetto in si bemolle maggiore

    Dovresti convertirlo (o direttamente generarlo) in mp3: se usi Finale ti dico come fare. Ciao Gino
  11. Salve a tutti, soprattutto agli ammiratori del grande, anzi grandissimo, Beethoven. Come ho avuto occasione di scrivere in un altro post (sotto "Composizione"), ho seguito in questi tempi un ciclo di conferenze tenuto da Piero Rattalino sulle sonate per pianoforte di Beethoven. Ieri si è svolto l'ultimo incontro, nel quale Rattalino ha espresso il suo parere sull'attuale crisi della musica dal vivo e le sue idee su come se ne possa uscire; successivamente abbiamo ascoltato la sonata op. 106. Al termine, c'è stata l'occasione per porre una domanda. Io personalmente penso (come scritto nell'altro post, chi vuole se lo legga) che non sia il caso di andare a cercare "significati" nascosti in quella che per me è semplicemente musica e basta (ieri il maestro ha accostato l'op.106 alla vicenda di Giovanna d'Arco...), mentre invece mi sembrano molto più interessanti le questioni formali, perché secondo me sono le forme che fanno la musica, e se si vuole aiutare il pubblico a capire meglio bisognerebbe spiegare anche all'ascoltatore non esperto certe questioni di struttura dei pezzi, anche senza entrare in dettagli troppo tecnici. Bene, parlando dei diversi schemi seguiti da Beethoven nelle sue sonate pianistiche (molte in quattro tempi, altre in tre, altre addirittura in due, differenze che secondo Rattalino solo il frutto di scelte drammaturgiche), si è accennato al caso della sonata op. 53 "Waldstein". Molti testi affermano senza ombra di dubbio (ed anch'io ero a conoscenza di questa versione) che inizialmente la sonata era in tre tempi, ma successivamente l'autore ha eliminato il celebre Andante (rimasto poi senza numero d'opera), sostituendolo con una breve introduzione (anch'essa in fa maggiore), che non può essere considerata come un tempo a sé, ma solo come un breve preludio al rondò. Dunque, una sonata in due tempi. Invece, Rattalino sostiene che questa sia una balla, perché secondo lui l'Andante Favori, che ha inequivocabilmente una vera e propria conclusione, non si collega al rondò. Qualcuno degli esperti sa qual è la storia di questa sonata e dell'Andante? Esiste una prova certa del fatto che quello doveva essere il secondo tempo e poi Beethoven ci ha ripensato? Oppure la sonata è già stata concepita così? Ciao a tutti Gino
  12. Cari amici del forum, vorrei con questo post iniziare una discussione (spero interessante) su una questione sulla quale ho già avuto modo di riflettere, ma che è tornata a galla di recente. Sto seguendo presso l'Accademia Musicale Praeneste (sede di Roma, vicino Piazza Bologna) un ciclo di conferenze dedicato alle sonate per pianoforte di Beethoven, tenuto da Piero Rattalino. L'intento era quello di ascoltarle tutte (32 "ufficiali" più altre tre senza numero d'opus), in parte anche dal vivo, qualora ci fosse qualche pianista disposto (abbiamo ascoltato dal vivo le op. 22 e 57). Però ormai il ciclo di conferenze sta per terminare, e dovremo accontentarci di averne ascoltate soltanto alcune. Ora, voglio precisare che ho una profonda ammirazione per Rattalino, una persona di enorme cultura, che alla veneranda età di quasi 86 anni ha ancora la forza e la lucidità di spendersi per formare giovani pianisti e per comunicare la sua immensa passione per la musica. Però... su alcune cosa che lui dice non sono molto d'accordo, e su questo c'è stata anche un'occasione di discussione all'ultimo incontro (sabato 11 febbraio). Queste conferenze sono state l'occasione per parlare non solo delle sonate di Beethoven, ma di molti altri argomenti: un'analisi sociologica delle scelte fatte da Beethoven e dagli altri musicisti della sua epoca, un'analisi dell'estetica e dell'interpretazione musicale, anche una dolorosa analisi dell'attuale crisi della musica dal vivo, con istituzioni musicali anche prestigiose che vanno chiudendo o sopravvivono a stento. Ora non starò qui a fare un riassunto delle numerosissime cose dette; vorrei soltanto soffermarmi su un punto, che riguarda soprattutto chi la musica la scrive (io, come sapete, sono un semplice dilettante che quando può e se gli va compone qualcosa, ma senza fretta e senza preoccupazioni: lo faccio appunto "per diletto", perché mi piace). Una delle questioni che è stata dibattuta è la seguente: la musica ha un "significato", cioè per essere compresa e apprezzata ha bisogno di qualche riferimento al di fuori della musica stessa, oppure è "asemantica" ed esprime solo se stessa? Sappiamo che nella storia della musica c'è stato un periodo in cui andava molto di moda la "musica a programma": spesso ad alcuni pezzi (è successo anche con le sonate di LVB) sono stati anche "appiccicati" dei titoli evocativi del tutto inventati, solo allo scopo di stuzzicare la fantasia del pubblico. Personalmente, nel mio piccolo (anzi piccolissimo, perché non sono nessuno e non posso misurarmi con i giganti della musica) per qualche tempo sono stato convinto (forse anche per influenze culturali) che la musica dovesse avere un significato, ed in qualche caso ho anche scritto qualche pezzo dichiaratamente descrittivo. Però col tempo ho cambiato idea, ed ora penso al contrario che siano le strutture che fanno la musica, e che quando pensiamo di ravvisare un significato in realtà è perché già conosciamo il riferimento. A tale proposito, vi dico di un esperimento che ho fatto molti anni fa. Ho scritto una suite per pianoforte, fatta di tanti piccoli pezzi (non difficili), che avevano un preciso riferimento. Inizialmente però non ho scritto i titoli dei singoli brani. Ne ho fatto ascoltare qualcuno ad amici (anche a persone che come me studiavano musica), chiedendo di dirmi che cosa rappresentavano. Nessuno è riuscito a rispondere, sebbene fosse un riferimento a qualcosa che non potevano non conoscere. Dopo qualche tempo, ho organizzato un piccolo concerto (una cosa tra amici), in cui ho presentato vari miei pezzi, tra cui questa suite. Successivamente, varie persone che hanno ascoltato gli stessi pezzi (questa volta conoscendo i titoli) mi dicevano che alcuni di essi rendevano benissimo ciò a cui si riferivano. Questo mi ha convinto che nella musica un significato non esiste, e se un ascoltatore pensa di ravvisarne uno è soltanto perché già conosce i titoli. D'altra parte, provate ad immaginare uno che non abbia mai avuto modo in vita sua di conoscere i poemi sinfonici di Smetana: pensate sia possibile, senza avere alcun riferimento, capire che il primo descrive un castello, il secondo un fiume, e così via? L'unica cosa oggettiva che si può dire è che al termine del secondo pezzo riappare il tema principale del primo. Molti esempi si potrebbero portare al riguardo: Berlioz ad esempio era convinto che, sebbene la sua nota Sinfonia Fantastica avesse un programma ben preciso, e che quindi sarebbe stato opportuno che gli spettatori ne fossero a conoscenza, tuttavia quella si potesse apprezzare come musica assoluta. E che dire di Brahms, uno dei campioni della musica assoluta? Pochi sono i suoi pezzi che recano un sottotitolo (Ouverture Tragica, Ouverture Accademica, e pochi altri); se qualcuno mi dicesse che il primo tempo della quarta sinfonia rappresenta qualcosa, io penserei che è una sua interpretazione del tutto soggettiva, non dimostrabile e non verificabile, perciò non universale (e allora è meglio non dire nulla). Voi cosa pensate di tutto ciò? Un saluto a tutti Gino (da Roma)
  13. Vi segnalo il concorso di composizione "Giotto", organizzato dall'Associazione Camerata De' Bardi https://www.facebook.com/camerata.debardi.1/ L'unica cosa che non mi convince è che (vedi art. 8) i nomi dei membri della commissione saranno resi noti solo DOPO la conclusione del concorso! Ciao a tutti Gino
  14. gpr

    Concerto pf e orch poco conosciuti

    Nanuccio, ti ho risposto in privato. gpr
  15. gpr

    Quartetto Tesla

    Segnalo questo bando di concorso, per la composizione di un quartetto d'archi (5-20 minuti, nessun limite d'età): http://www.teslaquartet.com/call-for-scores-2016 La scadenza è il 1° dicembre Ciao a tutti Gino
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