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Piano Concerto - Forum pianoforte

Arrangiamento Jazz


DrJellyfish
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Ciao amici, approfitto di una simpatica ernia del disco che mi tiene inchiodato qui per fare un update della mia didattica. Sto aggiornando il corso di composizione/arrangiamento e mi piacerebbe sottoporvi i miei appunti. Sono ben accette le critiche costruttive. A qualcuno interessa?

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Ripensandoci, aggiusto il tiro: non è il caso che stia a scrivere una serie di nozioni che probabilmente già conoscete; certo, se posso soddisfare una curiosità o chiarire qualcosa mi fa piacere, del resto lo scopo di chi si appassiona di didattica, come quasi tutti i presenti, è la condivisione di conoscenze. Ma forse sarebbe più produttiva una convergenza delle nostre conoscenze, al fine di trovare delle spiegazioni agili e accessibili.

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Inizierei con un punto che mi lascia perplesso (paradossalmente, le nozioni di base sono le più difficili da esporre in maniera semplice):

Classificazione degli accordi. Tetradi, le triadi mi sembrano abbordabili.

I dubbi:

1. Classifichiamo in base alla funzione armonica o semplicemente in base alla costruzione? Nel primo caso trovo che le settime di settima specie non abbiano una loro funzione armonica peculiare.

2. Gli accordi di sesta. Sono assimilabili ai major7? Bill Russo aggira il problema classificando 6 tipi di accordo: i consueti 7, -7, -7b5, dim e le due triadi (maggiore e minore), per le quali considera indifferentemente tensioni sia la settima che la sesta maggiore. Che mi dite?

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Inizierei con un punto che mi lascia perplesso (paradossalmente, le nozioni di base sono le più difficili da esporre in maniera semplice):

Classificazione degli accordi. Tetradi, le triadi mi sembrano abbordabili.

I dubbi:

1. Classifichiamo in base alla funzione armonica o semplicemente in base alla costruzione? Nel primo caso trovo che le settime di settima specie non abbiano una loro funzione armonica peculiare.

2. Gli accordi di sesta. Sono assimilabili ai major7? Bill Russo aggira il problema classificando 6 tipi di accordo: i consueti 7, -7, -7b5, dim e le due triadi (maggiore e minore), per le quali considera indifferentemente tensioni sia la settima che la sesta maggiore. Che mi dite?

...e le settime "polifunzione"?

 

re fa lab do può essere il II grado di Do minore ma anche il VII di mib

 

Ad esempio con una settima di sesta specie come ti comporteresti?

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...e le settime "polifunzione"?

 

re fa lab do può essere il II grado di Do minore ma anche il VII di mib

 

Ad esempio con una settima di sesta specie come ti comporteresti?

 

Se hanno più funzioni vale comunque la pena di considerarle, ma tra un C e un C∆(#5)?

Una settima di sesta specie la considererei in linea di massima un I grado minore.

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Domanda più radicale, bisogna partire per forza dall'armonia tonale? Perchè non ragionare in termini di modalità?

 

In effetti... in genere parto dal tonale perché è più familiare ai miei allievi e perché nelle tecniche di armonizzazione l'approccio tonale è quello più praticato, nel jazz perlomeno.

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Se hanno più funzioni vale comunque la pena di considerarle, ma tra un C e un C∆(#5)?

Una settima di sesta specie la considererei in linea di massima un I grado minore.

Anzi, lo dico in un'altra maniera: se doveste ridurre i tipi di accordo a quelli essenziali per definire inequivocabilmente la struttura armonica di un pezzo, quali salvereste

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Domanda più radicale, bisogna partire per forza dall'armonia tonale? Perchè non ragionare in termini di modalità?

 

… comunque è uno spunto interessante; direi che l’armonizzazione di un brano modale, in assenza di rapporti cadenzali, riduce le possibilità.

Io propenderei per dei parallelismi. Con questo termine non intendo solo il movimento parallelo di tutte le parti, ma anche un tipo di armonizzazione (che Bill Russo chiama organum) in cui si stabilisce una scala di riferimento e un pattern intervallare, per esempio 4+4: si armonizza tutto per quarte senza tener conto del fatto che le quarte possano essere giuste o aumentate.

 

Esempi:

 

#1 armonizzazione di Impressions di John Coltrane 4+4 usando come base il modo dorico; vedete come a parità di intervalli (come valore numerico) troviamo sia quarte giuste che quarte aumentate.

 

#2 armonizzazione della melodia su un pedale di Fa7sus4; qui non ho usato un sistema preciso, mi sono limitato a cercare delle sonorità che non avessero un chiaro connotato tonale, evitando disposizioni per terze (secondo il mio gusto).

 

post-784-0-90647900-1492881580_thumb.jpg

 

In tutta franchezza devo dire che non saprei come sviluppare ulteriormente questo argomento in modo organico.

Qualche idea? (Egidio, ti sei messo il vino in fresco...  :D )

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Condivido DrJellyfish, ma sorge un'altra domanda. Modale non vuol dire per forza quartale, quindi questo è sicuramente un argomento ma sarebbe carino infilare nel discorso un armonizzazione per terze ...dimenticandoci delle funzioni tonali. Forse esce qualcosa per accostamento di colori (da conoscere e insegnare) ... ma forse così punti al discorso di Jacob Collier

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Il punto è, per come la vedo io, che nel modale, relativo a questo contesto, è quasi tutto lecito. Mi spiego: una melodia può essere armonizzata con qualsiasi insieme di note appartenenti al modo stabilito; gli unici vincoli sono relativi a quanto vuoi mettere in evidenza il colore del modo stesso o quanto vuoi rimanere in un determinato stile. A parte questo non saprei che regole stabilire...

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Il punto è, per come la vedo io, che nel modale, relativo a questo contesto, è quasi tutto lecito. Mi spiego: una melodia può essere armonizzata con qualsiasi insieme di note appartenenti al modo stabilito; gli unici vincoli sono relativi a quanto vuoi mettere in evidenza il colore del modo stesso o quanto vuoi rimanere in un determinato stile. A parte questo non saprei che regole stabilire...

Considerato che la scala di do maggiore è uno dei modi...secondo la questione si sposta sullo stile nel senso che anche nel mondo classico si studia la modalità (in primis rinascimentale) e la tonalità; solo riferendoci a stilemi è possibile discernere da cosa è tonale e da cosa è modale (considerando che poi ci sono mondi "ibridi"). Premesso che questi due sistemi musicali sono completamente storicizzati, si tratta di scegliere in base al proprio gusto o inclinazione.

La didattica secondo me deve mostrare i contenuti di entrambi i mondi in modo da lasciare - poi - libertà al discente di esprimersi in base alla propria sensibilità.

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Sono assolutamente d'accordo, l'unico dubbio era sul come applicare il sistema modale ad un metodo di arrangiamento, non a caso tutto i libri che si occupano di arrangiamento glissano sull'argomento. L'altro dubbio era sul fatto che, una volta esposti i due sistemi (che poi non sono gli unici), fosse opportuno partire dal modale.

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