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Piano Concerto - Forum pianoforte
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Lestofante

... Il Pianismo Beethoveniano

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Ancora oggi, in piena moda filologica, le esecuzioni al fortepiano sono molto rare.

 

Ieri per caso ho scoperto questo:

 

http://www.allmusic.com/album/beethoven-piano-sonatas-opp-109-111-mw0002099415

 

c'è anche qualche sample, purtroppo su youtube non ho travato nulla.

 

Lubimov suona uno strumento di quegli anni, con tempi a quanto pare un po' dilatati e con un gusto che a detta dei critici è piuttosto romantico.

 

Forse sarebbe il caso di scindere il discorso sulla filologia dell'interpretazione da quello sulla scelta dello strumento.

 

E voi come vi ponete sulla questione?

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Effettivamente l'esecuzione è un po' "sentimentale". Da quello che si può sentire, però, il tocco è gradevole e il risultato finale è molto bello.

Personalmente trovo un po' seccante l'associazione "strumento d'epoca=filologia intransigente".

Penso che la recente attenzione per gli strumenti d'epoca, e per le copie filologiche in particolare, sia una conquista e non debba essere considerata soltanto questione di puro gusto filologico e tantomeno una moda.

Si criticano per le minori possibilità dinamiche, la debolezza del timbro, la minor resistenza all'accordatura, la maggior delicatezza... La loro voce, però, è tutt'altra cosa (non migliore, né peggiore, diversa) rispetto a quella della discendenza ottocentesca.

Scarlatti al fortepiano... La suite BWV 1067 di Bach al traversiere... Frescobaldi su un clavicembalo italiano... W. Byrd su un virginale...

La voce autentica dello strumento e, suo tramite, quella del compositore che ha scritto per quello strumento torna a vivere.

Le scelte interpretative non c'entrano. Ognuno c'ha le sue... certo oggi, molto poco filologicamente, c'è in giro una sorta di "urgenza" di fare per forza qualcosa di diverso da quello che è stato già fatto e sentito.

Comunque W chi suona Beethoven al fortepiano (e soprattutto beato chi se lo può permettere).

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Ciao a tutti!

Ho assistito ad una serie di concerti a Genova, nel maggio di quest' anno. Il programma comprendeva tutte 32 le sonate per pianoforte (?) di Beethoven. I musicisti erano Gregorio Nardi, Alessandro Commellato, Massimiliano Genot, Riccardo Zadra, Costanza Principe ed Edoardo Torbianelli.

I fortepiano utilizzati a Palazzo Ducale erano uno Jean-Louis Dulcken (Germania, 1796-----magnifico!!!), uno Joseph Bohm (Austria, 1825---- bellissimo), un John Broadwood (Inghilterra, 1829 "LO" strumento di B.) e un Karl Stein (Austria, 1829 --- questo un poco deboluccio). Alla luce di quest' ascolto, direi che si potrebbe "ruotare" l' affermazione di Rotore da "Secondo me la filologia vale finchè non diventa un limite" a La conoscenza di un' opera vale sinchè non diventa un limite". Ovvero, se ascoltiamo ---- esempio banale --- Per Elisa, versione Nohl, (ascoltata per lo meno 255345345 volte) la nostra esperienza può vacillare all' ascolto dell' altra Per Elisa --- inedita ---- del 1822; semplicemente non ci si aspetta l' inaspettato! (Eraclito?) Allo stesso modo, il mio ascolto della magnifica sonata Opus 7 (sempre troppo trascurata) sul Dulcken mi ha elettrizzato come un primo ascolto. A proposito di suoni, nel 2010 mi sono divertito a campionare il suono del Graf di Beethoven al Beethoven Haus di Bonn, tasto per tasto. Se avete piacere, potete ascoltare la scala di DO maggiore qua. Esempio pratico di quale strumento potesse avvalersi il nostro sino all' opus 19-27!

 

A Presto!

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Alla luce di quest' ascolto, direi che si potrebbe "ruotare" l' affermazione di Rotore da "Secondo me la filologia vale finchè non diventa un limite" a La conoscenza di un' opera vale sinchè non diventa un limite".

 

Vero da parte dell'ascoltatore, ma la sua conoscenza passa attraverso l'interprete che a sua volta può restare imbrigliato... cosa ne pensi?

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Eh, si. la questione della mediazione non può essere risolta. Inoltre noi abbiamo appunto ben due mediazioni: quella dell' interprete e quella dello strumento. (per tacere del gruppo orecchio-cervello che ci porterebbe troppo lontano). In effetti, la musica, rispetto alle altre arti, necessita di più interlocutori.... Se però la Banda Comunale Bassotti mi suona l' Egmont, ecco che la sciagurata esecuzione (che bello la parola "esecuzione" sta sia per eseguire che per atto di uccidere) viene per così dire sostituita dall' esperienza; ovvero: I Bassotti mi hanno tormentato quel dato brano, ma comunque riconosco in lui il seme (la Κοινὴ Ἑλληνική) del pensiero del compositore...un poco come avviene in quei sciagurati midi che uso anche io. In questo caso, ma forse solo in questo, la conoscenza non è un limite ma un aiuto per apprezzare la musica: il potere salvifico dell' esperienza. Forse, come esistono infinite stelle, esistono infinite None Sinfonie, sempre uguali ma sempre diverse. Anzi, guardando le indicazioni metronometriche del buon L, così ondivaghe negli ultimi anni di vita, credo proprio che anche lui fosse convinto che, in realtà, tutta la musica fosse solo percezione fallace. Comunque, anche io penso "evviva" chi suona i fortepiano, clavicembali, cordofoni, clavicordi e graziosa famiglia!

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