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Piano Concerto - Forum pianoforte

Fulvio

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  1. Grazie Paolo, in questo momento prendere lezioni da un maestro non è proprio possibile. Potresti gentilmente dirmi la differenza che c'è fra gli "esercizi di tecnica pianistica" (Hanon, Rossomandi...etc) e gli "studi" (Czerny, Chopin...etc). Come mai viene fatta questa distinzione? Gli esercizi sono forse solo meccanici, mentre gli studi hanno invece una loro musicalità e sono quindi da preferirsi? Se volessi invece approcciare Bach, quali sarebbero i brani/studi più elementari?
  2. Riprendo questo vecchio thread perchè pensavo di cominciare il mikrokosmos (vol. 1) per migliorare (più correttamente iniziare quasi da zero) la capacità di lettura dello spartito ed esecuzione al pianoforte. Dalle vostre considerazioni, in varie discussioni, mi sono convinto che l'opera di Bartok sia didatticamente molto valida, per diversi aspetti inerenti l'interpretazione. Volevo chiedere agli esperti se esistono dei metodi più "mirati" per questo genere di finalità. Per qualche tempo (circa un anno) ho preso lezioni di pianoforte. E "suonicchio" alcuni brani di Mozart e Chopin. Ma è più che altro per mio diletto. Parallelamente all'aspetto "ludico", che non voglio comunque reprimere visto che non dovrò fare il pianista di professione, avverto ora il bisogno di ricominciare da zero con solfeggio, teoria, armonia ed esercizi e studi progressivi. Vorrei capire, inoltre, la differenza fra esercizi di tecnica pianistica e i cosiddetti "studi". Grazie
  3. Grazie ancora. Andrò a visionare nuovamente i video che avevi postato!
  4. Paolo, sbaglio o nutri una profonda ammirazione per Rubinstein? Se non erro scrivevi di averlo conosciuto. Il mio maestro invece citava sempre Horowitz! Tornando a noi, se ho ben capito il tuo intervento, dovrei insistere su questo approccio. Perchè non mi viene ancora naturale, dovrei lavorare sulla postura. Al momento, appena smetto di pensarci, le spalle risalgono su con tensioni annesse.
  5. Oggi ero intento nella ricerca della migliore diteggiatura per una sonata di Mozart quando, senza neppure pensarci, mi sono ritrovato a sperimentare una "assenza di tensione" ancora sconosciuta. Casualmente, mentre smanettavo al piano, ho "lasciato cadere" le spalle. Ho realizzato di aver sempre suonato (...meglio dire strimpellato) "facendo spallucce" , lasciatemi passare il termine. Ma abbandonando le spalle alla gravità (proprio come accade mentre si sta in piedi con le braccia lungo i fianchi), avviene un piccolo miracolo. La tensione muscolare si riduce drasticamente. Provando una scala, le dita trasferiscono finalmente il peso e quelle che non suonano sono a riposo (...e non, in tensione, ad antenna, come prima!). Il suono è più rotondo. Soprattutto, si ha finalmente la percezione di scaricare sui tasti tutto il peso dell'arto. Ho quasi l'impressione che i tasti del mio digitale non reggano il "carico". Ora, mi rendo conto che le discussioni in corso siano ad un livello "evoluto". Volevo solo capire, tuttavia, se "suonare col peso" è grossomodo l'esperienza che ho fatto. Quindi se devo insistere, riabituarmi a questa nuova postura "a spalle cadute". Oppure se trattasi di una via sbagliata. Grazie
  6. EDIT nel mio precedente post, volevo dire che andrei sul SOL (5° semiminima) col 5 poi di nuovo col 5 sul SI (6° semiminima). Non riesco piu' a modificare!
  7. Grazie per la conferma Paolo. Fra l'altro, l'utilizzo del pollice sul fa diesis (come mi hai suggerito) e a cui non avrei pensato, semplifica il proseguio. Volevo chiederti, ancora, se nella battuta successiva (la n. 14) invece della diteggiatura consigliata (4-1-2-1 -4), potrei utilizzare (4-2-4-2 -5). Il dubbio sorge dal fatto che andrei sul SI (5° semiminima) col 5 poi di nuovo col 5 sul SI (6° semiminima). E' cosa "ortodossa"? In definitiva, non mi è ben chiaro se nella scelta della diteggiatura si abbia completo agio oppure ci siano delle regole di massima da dover comunque seguire. Invece, da quanto mi hai scritto, mi sembra di aver capito (correggimi se sbaglio) che sui ribattuti sia lecito usare lo stesso dito. Ad esempio, sul walzer op. 69 n. 2 di chopin: alla battuta 101, sui tre RE ribattuti il maestro mi suggeriva di seguire la diteggiatura dell'Urtext. Ma non si può fare, invece, 5-5-5 oppure 4-4-4? Anche perchè l'ultimo ribattutto col mignolo mi scappa sempre 😁! Idem sui tre MI della battuta seguente, la 102. Perchè utilizzare la diteggiatura 1-2-1 quando si potrebbe fare 1-1-1 oppure 2-2-2? Grazie ancora
  8. Buonasera, sto studiando da autodidatta la sonata in oggetto (edizioni Curci, revisione Edwin Fischer). Alla battuta n.13, la diteggiatura che viene consigliata per le prime 5 semicrome (in chiave di violino) è: 4-2-5-4-2. La trovo inutilmente complessa. Vorrei usare la diteggiatura: 5-3-5-3-2. Vorrei capire dagli esperti se la diteggiatura suggerita ha una sua ragione che mi sfugge oppure potrei cambiarla. Ringrazio anticipatamente.
  9. Ciao Paolo, Comprendo. Da adulti si è già strutturati e si tende ad analizzare anche quando non si dovrebbe. Scrivi che suonare senza guardare la tastiera è cosa naturale. Ma è comunque una capacità che bisogna sviluppare, immagino. Ritieni, dunque, sia proficuo investire tempo per affinare tale abilità? E se si, è sufficiente farlo con i brani che si stanno studiando oppure esistono degli esercizi mirati? Grazie
  10. Buongiorno, Ho preso lezioni di pianoforte per un anno e mezzo (adesso ho smesso). Eppure, col mio maestro non sono riuscito a chiarire un dubbio che, per certi versi, non mi consente di aver ben chiaro un “metodo” da seguire per migliorarmi. Mi spiego meglio. Per un principiante, nella fase di studio del brano si considerano il tempo, l’armatura di chiave (quindi la tonalità), le note nelle due chiavi, l’agogica… etc. Insomma, si studia il brano e poi ci si esercita fino alla sfinimento 😃. Quando si esegue il brano lo si può fare con lo spartito davanti oppure a memoria. Ho letto su alcuni testi (Sandor, Chang) che mettere a memoria un brano è procedimento alquanto complesso. A meno che non ci si basi esclusivamente sulla memoria cinetica (di mano) che mi pare di aver capito, tuttavia, sia fallace. Quindi insufficiente. Vedi vuoti di memoria ... etc. Consideriamo il caso di esecuzione del brano con l’ausilio dello spartito. E lasciamo per un attimo da parte l’espressività pianistica, concentrandoci sulle note. Ciò che non mi è chiaro è se, nel corso dell’esecuzione, il pianista/musicista abbia in ogni momento perfetta cognizione dell’altezza e della durata di tutte le note che sta leggendo ed eseguendo (su entrambe le chiavi) e perfetta cognizione dei corrispondenti tasti che va a digitare. Ciò lo definisco “leggere” lo spartito. Oppure si debba fare appello ai quattro tipi di memoria (Cit. Sandor), visiva, acustica, cinetica e intellettuale e dare un colpo al cerchio (razionalità) e uno alla botte (istinto, memoria), ed utilizzare lo spartito più che altro come una “guida”. Allo stesso tempo si suona sulla tastiera un pò consapevolmente e un po a intuito/memoria. Ciò lo definisco “seguire” lo spartito. E’ probabile che progredendo nello studio le due cose si fondino. Il maestro mi diceva che leggere la musica è un po’ come leggere un testo scritto. Quando leggiamo non ci soffermiamo sulle singole lettere, bensì apprezziamo le parole, le frasi. E lo stesso vale per la musica. Ma per un principiante si tratta in effetti di seguire due metodologie di studio differenti. Nel primo caso, ad esempio, va da se che dovrei esercitarmi a suonare senza guardare la tastiera. E già questa non è questione da poco. In soldoni, dovendo suonare un "do", si deve leggerlo e poi trovarlo sulla tastiera in modo razionale (e con una velocità di lettura/esecuzione che aumenta con la pratica), oppure basta affidarsi al cervello che ha "catalogato" quel simbolo grafico e fa andare la mano in automatico" sul relativo tasto? Spero di essermi spiegato. Ringrazio chi vorrà darmi qualche suggerimento.
  11. Riprendo questa vecchia discussione perchè vorrei capire che differenza c'è fra i materiali plastici che vengono oggi utilizzati nelle tastiere dei pianoforti, anche sui coda di fascia alta. In particolare fra il Neotex (Kawai) e l'Ivorite (Yamaha). Per vostra esperienza quale dei due restituisce una sensazione più simile a una tastiera in avorio? Possiedo un digitale Kawai (CA 97) con superficie definita "Ivory & Ebony Touch", e la trovo alquanto scivolosa. Probabilmente è mancanza di tecnica, ma i ribattuti sui tasti neri del walzer op. 69 n. 2 di Chopin li trovo davvero ostici. Grazie
  12. Per mia esperienza, tuttavia, suonando nelle ore notturne col digitale, non si disturbano i vicini forse ma i familiari si. E' strano a credersi ma il rumore dei tasti (o forse i martelli visto che il mio digitale dovrebbe essere un ibrido - kawai CA 97) si avverte chiaramente da un piano all'altro di una casa di campagna. E infatti oltre una certa ora non suono più. Anche perchè il cigolio della panchetta di notte è amplificato anch'esso 😀.
  13. rapido OT: Mi sapete dire, gentilmente, che operazione fa il tecnico dal min. 21:24 al min. 21:46 del seguente video?: Grazie.
  14. @Salvatore71: Ero convinto che i pianoforti nuovi fossero sottoposti ad un definitivo "controllo qualità" da parte del venditore. Nel caso mi farò assistere dal mio maestro (anche se al momento mi sono preso una pausa dalle lezioni). @pianoexpert: Uno Steinway (da Lei ottimizzato e consigliato) merita attenzione. Se dovessi trovarmi a Roma in un prossimo futuro mi permetterò di contattarla privatamente per potere visionare lo strumento nel caso ancora disponibile. Anch'io, come l'utente kklaus, gradirei conoscere, se possibile, modello e anno!
  15. Grazie. Ho visionato i tutorial sull'acquisto di un pianoforte usato e quello relativo alla nomenclatura delle parti (...mi riservo di visionare con calma tutti gli altri). Che dire, davvero molto istruttivi! Il pianoforte è uno strumento davvero complesso e, accingendosi all'acquisto di un usato, tale complessità esigerebbe la valutazione di una persona esperta e competente (possibilmente terza). Come in tutte le cose della vita l'improvvisazione è foriera di grossolani abbagli. Informarsi richiede però tempo, studio, applicazione. L'alternativa sarebbe fidarsi del consiglio del venditore, ciò che potrebbe rivelarsi scelta improvvida. Un bel rompicapo! Il parere di un esperto del settore (come dicevo, persona possibilmente terza) sarebbe la soluzione più ragionevole. Ma nelle piccole realtà come quella in cui vivo, venditore e persona esperta coincidono. Non si scappa. Io penso che un pianoforte "di pregio" andrebbe acquistato solo se in possesso della maturità tecnico/artistica per poterlo scegliere consapevolmente. Nella fattispecie mi sono però ritrovato difronte ad una richiesta di un consiglio di acquisto (...io che studio pianoforte solo da un paio d'anni e possiedo un digitale 😂!). Per farla breve, mio nipote, adolescente, frequenta un'accademia musicale (non ancora il conservatorio) e mia sorella ha deciso di investire in un coda. Ho visitato i vari punti vendita della mia città e ho "provato" un pò di strumenti. Per lo più C3... te li tirano dietro. Alla luce di quanto appreso nei tutorial, alcuni erano davvero messi male, sebbene ricondizionati. Ma sarà poi vero? E, ripeto, con tutta l'attenzione che si può prestare, se non si è un tecnico tante cose forse non si possono capire. E' vero, si possono verificare il suono, la meccanica, i martelli, l'eventuale presenza di ruggine sulle corde ed eventuali crepe evidenti sulla tavola armonica e sui ponticelli. Ma come si fa a capire se la tavola armonica è "davvero" a posto, se il pianoforte non ha preso troppa umidità, se il somière (credo si scriva cosi) e la caviglie siano in ordine? Mica si può andare in negozio con una chiave e provare una ad una... E poi la meccanica... da profano credo che un'analisi rigorosa richiederebbe lo "smontaggio" del tavolaccio e la verifica della meccanica dei tasti, uno per uno. Fra i tanti Yamaha, in questi giorni ho provato un mezza coda (187 cm mi pare) Krauss del '94. Suono davvero bello, rotondo! Ma prezzo troppo impegnativo (15K €) per un acquisto "non consapevole". In definitiva, il mio consiglio è stato di aspettare il tempo necessario per poter acquistare un coda nuovo. Un buon giapponese più in la sarebbe fattibile. Penso che sul nuovo (che non sia un entry level) non si dovrebbero avere brutte sorprese. A parte la svalutazione rapida dello strumento. Mi riservo di provare Il Kawai GX-2 (magari 3) e la serie CX della Yamaha (C2X e C3X nel caso il prezzo diminuisca). In verità la meccanica e il suono Kawai li preferisco (per il poco che ho potuto provare), ma tutti i coda Kawai montano meccaniche con componenti in carbonio, credo. Ciò che, se ho ben capito, è ad oggi un'incognita. Se poteste consigliarmi qualche alternativa agli strumenti indicati e su questo ordine di investimento (20K €), o magari se qualche "serie" è meglio riuscita... ve ne sarei grato. Avrei una rosa più ampia di strumenti su cui lavorare, in prospettiva. Certo è che continuerò ad informarmi....
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