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Piano Concerto - Forum pianoforte

ilDBT

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  1. riprendo al volo la questione rimasta sospesa anche se noto assenza di discussioni nella sezione studio... ciò che volevo introdurre, ma forse non è stato colto, era una parziale critica al tipo di divulgazione sull'insegnamento della tecnica pianistica posto come base che non si può insegnare via web e sia necessaria la presenza del Maestro, la divulgazione è invece possibile ed è sempre stata perseguita, fin dai tempi di Clementi... la bibliografia sulla tecnica pianista è ad oggi vasta, ma quello che noto è una insistenza a mio parere eccessiva sulle tematiche inerenti peso, caduta, rotazione, rilassamento etc... e questo a discapito di altri aspetti altrettanto importanti se non fondanti... ecco perché dicevo di un allievo in scena quando si fa divulgazione tipo quella di cui sopra, un allievo obbligherebbe a prendere coscienza del processo di apprendimento rivedendo alcune delle cose dette in maniera troppo vaga... (questa la critica) un solo es: i 50grammi necessari per abbassare il tasto di un pianoforte moderno che significano qualcosa solo in termini organologici...
  2. Grazie della lettura, segnalo anche l'articolo sul NYT, interessante per altri aspetti (differente adattabilità dei pianisti): https://www.nytimes.com/2020/11/12/arts/music/piano-tuning.html
  3. Yamaha NP12, tastiera (piano) portatile a 5 ottave. Se qualcuno l'ha provata o la possiede mi dice come sono tasti, meccanica, peso? grazie
  4. Cercherò di non divagare troppo. Rubinstein e il peso della spalla che arriva alle sue dita portentose. Ecco che senza volerlo abbiamo già detto tutto. Peso della spalla. Dita portentose. Maurizio Pollini è uno dei pianisti viventi che racconta di quest'altro istruttivo giochetto (questo del peso) che Rubinstein evidentemente amava fare ai suoi adepti (l'altro giochetto è quello della tecnica da tavolo citato sopra). Amo Rubinstein per la sua simpatia e perspicacia. Ma come pianista mi sembra ormai lontanissimo. In altre parole sento più vicini a me Michelangeli e Horowitz, due pianisti che per altri versi vengono oggi classificati come "d'altri tempi"... Gusti a parte direi che la questione della "dita portentose" è quella che sta al centro del mio scrivere qui. In qualche maniera queste dita devono reggere alla tecnica del peso, della caduta e della rotazione. Le falangi sappiamo che devono creare un arco per poter trasmettere correttamente il peso al tasto. Qualsiasi cedimento risulterà nefasto, soprattutto per il suono. Guardando Horowitz uno dice: accidenti questo ha superato l'ostacolo suonando con le dita piatte. Ma chi ha passato anni davanti a una tastiera facendo esercizi sa che non è così. Il dito perfetto deve poter suonare arcuato o disteso, se non addirittura ripiegato su sé stesso (caso limite in mancanza di spazio). Come diceva il mio primo maestro: "poi suonerai come ti pare..." Sì e no. La cosiddetta impostazione è fondamentale, ma la rigità mentale di una impostazione ideologicamente e didatticamente formulata può rivelarsi altrettanto dannosa della cattiva impostazione. La questione finale è che le dita devono comunque essere forti. Negli anni ottanta del secolo scorso, quando iniziai i miei primi studi, nei suoi numerosi scritti Rattalino usava l'espressione "dita che scavano il marmo"; la qualcosa faceva il paio con quello che diceva il mio maestro di scuola vidussiana (non era Rattalino intendiamoci): "la mano del pianista deve essere come una scultura". E penso al calco della mano di Chopin... La discussione dunque è come ottenere dita d'acciaio (sempre Rattalino) magari partendo da dita di burro... Se la tastiera muta o ammutolita di un digitale moderno può essere utile perché non sfruttarla?
  5. Non so quanto sia ancora diffusa questa tipologia di studio ma credo che i pianoforti digitali abbiano reso la cosiddetta "tastiera muta" obsoleta. La "tastiera muta" storica che io sappia aveva una dimensione modesta, 4 ottave a volte meno, dunque risultava facilmente trasportabile e collocabile. Per contro i digitali portatili di oggi sono minimo da 5 ottave, ma per avere una buona meccanica di simulazione devi puntare sugli 88tasti (mod top di oggi è la VPC1 Kawai). Pertanto si parla di almeno 20kg per 135cm di tastiera. Posseggo una tastiera muta di fabbricazione a me ignota, suppongo italiana anni 70/80, 4 ottave (dal Fa). In sostanza una valigetta di legno (75x35) con coperchio tastiera ribaltabile. Tasti purtroppo in plastica, molle come tensione regolabile e affondo del tasto ridotto. In mancanza di altro è meglio che tamburellare sul tavolo come scherzosamente mostrava Rubinstein in una intervista degli ultimi anni; certo è che un tasto in legno pesato sarebbe decisamente meglio... Ora la questione della tecnica pianistica. Avendo iniziato lo studio del pianoforte a una età molto avanzata le difficoltà nell'ottenere elasticità, indipendenza e sviluppare forza nelle dita si sono dimostrate fin da subito impresa quasi disperata. Questa condizione, diciamo “fuori corso”, per mia esperienza, aumenta esponenzialmente i tempi di studio/risoluzione dei problemi tecnici. Qualsiasi livello di perfezionamento si voglia raggiungere. E su qualsiasi repertorio. Ora, non so se sia vero quello che diceva Rubinstein sul tamburellare ma suppongo sia vero in assoluto che l'esercizio della ripetizione sia l'unica via per ottenere elasticità, agilità e forza nelle dita. Non entro nel merito dei metodi e dei famigerati volumi di tecnica pianistica e mi limito qui a pensare alla tecnica fine dei trilli e dei tremoli, o a quelle posizioni difficili in doppie note che richiedono una progressiva divaricazione tra le singole dita in modo da ottenere la posizione ottimale alla futura esecuzione. Tutti esercizi puramente tecnici che col suono hanno ben poco a che fare, e per riprendere Rubinstein, si potrebbero paradossalmente eseguire su un tavolo. E qui torniamo alla tastiera muta e ai moderni digitali in cui il suono può essere controllato a monte (timbro, volume e tocco) o, appunto, eliminato. Evitiamo un equivoco. Posso ripetere per due ore un passaggio di poche battute per studiarne il suono e l'uso dei pedali, e questo lo farei fondamentalmente su un pianoforte acustico di riferimento, ma se si tratta di sbloccare una combinazione di dita ostica o di rimettere in moto un meccanismo arrugginito, nel mio caso sviluppare agilità e forza a un'età molto avanzata, il suono diventa a tutti gli effetti un disturbo. Da qui i miei interessi per le tastiere mute... Lascio a voi ulteriori considerazioni critiche, consigli su eventuali strumenti di lavoro e altro. Intanto grazie per l'attenzione.
  6. ho girato il link perché era tutto sommato recente... ma sono cosciente di come queste cose siano state dette e scritte molte volte a me rimangono sempre i dubbi sul tipo di esposizione e/o divulgazione cioè la mano di colui che illustra i principi è sempre una mano già pianisticamente formata io auspicherei un video che mostra gli stessi principi con un allievo in scena, un allievo con la mano fragile fragile... magari è già stato fatto?
  7. ilDBT

    Buonasera

    grazie; più che un quesito sono considerazioni sparse sullo studio tecnico... adesso riordino le idee e scrivo
  8. non conoscevo, segnalo anche a voi... https://www.youtube.com/watch?v=fU4cxT6f-Kg
  9. ilDBT

    Buonasera

    Ciao a tutti quanti. Da molto tempo volevo iscrivermi. Adesso è arrivato il momento... ilDBT sta per "il dilettante ben temperato" il che dice tutto di me o quasi. il mio quesito iniziale riguarda le "tastiere mute", magari ne avete già parlato...? Eviterei nel caso di aprire un nuovo thread cmq a presto
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