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Piano Concerto - Forum pianoforte

UNA LETTERA SULLA DIREZIONE D'ORCHESTRA di Franz Liszt


GoffredoLIguri
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UNA LETTERA SULLA DIREZIONE D'ORCHESTRA
di Franz Liszt

 

 

[...] Le opere, cioè, per le quali io confesso pubblicamente la mia ammirazione e predilezione, appartengono in massima parte a quelle che i più o meno famosi, e specialmente i sedicenti «virtuosi» direttori d'orchestra trovano punto o poco degne della loro personale simpatia, sì che un'esecuzione di tali musiche, curata dai sullodati, appartiene al mondo delle rarità.
Queste opere si annoverano fra quelle che oggi vengono generalmente catalogate come appartenenti allo stile dell'ultima maniera di Beethoven, alla cui origine si poneva fino a non molto tempo fa, e con nessun rispetto, la sordità e la aberrazione mentale di Beethoven (!).
Tali opere, secondo me, esigono da parte dell'orchestra un progresso al quale solo adesso incominciamo ad avviarci, ma che però è ancora ben lontano dall'essere raggiunto completamente in tutti i suoi sviluppi. Un progresso nell'accento, nel ritmo, nella cura del fraseggio e dei dettagli di alcuni passi determinati; nel declamato e nella dosatura, nell'insieme, delle ombre e delle luci; in poche parole, un progresso nello stile della esecuzione stessa.
Questo modo di fare stabilisce e stringe fra la massa orchestrale e colui che la dirige rapporti ben diversi di quelli che di solito corrono con un imperturbabile battitore di tempo. Perchè in molti passi la dura, la rigida osservanza del tempo e di ogni singola parte della misura (1, 2, 3, 4; 1, 2, 3, 4) ha il sopravvento, contro le ragioni le necessità della espressione e, le soffoca e annulla. Qui, ancora una volta, la lettera uccide lo spirito. È questa, dal punto di vista artistico, una sentenza di morte che io non sottoscriverò mai, per quanto odiosi possano essere gli attacchi che, con simulata imparzialità, mi possono essere rivolti.
Per le opere di Beethoven, Berlioz e altri maestri di simile levatura, mi riesce ancor meno facile che per altri, vedere quali vantaggi - che potrei contestare con piena convinzione anche in casi diversi da questi - si potrebbero realizzare se un Direttore si appropriasse delle funzioni di un mulino a vento, e se, copiosamente sudando, si sforzasse di comunicare alla massa orchestrale gli ardori del suo fanatismo.
Specialmente là, dove si tratta di intendere, di sentire, di penetrare spiritualmente, di un infiammarsi di cuori nel comune godimento del bello, del grandioso, del vero nell'arte e nella poesia: specialmente là non dovrebbe più bastare la presunzione soddisfatta e l'abilità meccanica del direttore d'orchestra-tipo, non solo: ma questo dovrebbe essere reputato inconciliabile con la dignità e con l'alta libertà dell'arte. [...]

 

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