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Piano Concerto - Forum pianoforte
Frank

Perchè un disco di Mozart pensato per i bambini?

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Mi scuso per aver abbandonato temporaneamente - per ragioni di tempo - questo mio topic

 

Il rapporto di Frank con Beethoven è piuttosto contorto - correggimi se sbaglio, caro Frank - e va a corrente alterna, lo intuisco dagli interventi che ho sempre letto suoi, in questo forum e in un forum precedente dove ci siamo virtualmente conosciuti.

 

Ovvio, questa scostanza è percepita dai tuoi figli.

 

Il tipo di elaborazione Beethoveniana è distante dal mondo infantile? Sicuramente lo è di più rispetto a Mozart ma diventa difficile affermare questo rispetto a compositori del Novecento. Dunque i tuoi figli sfilano la musica di Beethoven perché sentono che il loro padre ... in un certo senso non la fila del tutto, quanto meno.

 

 

La realtà dei fatti è che io conte come il 2 di picche quando briscola è bastoni :).

 

Sono loro che scelgono a prescindere dal mio parere, io mi limito a proporre farcendo di poche parole la presentazione del compositore...del tipo: "E' uno dei compositori più importanti (NON IL PIU' IMPORTANTE; NON SONO PER GLI ASSOLUTI) della storia della musica. Poi loro fanno il resto e mi "tocca" ascoltarmi Mozart :D

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Mi scuso per aver abbandonato temporaneamente - per ragioni di tempo - questo mio topic

 

 

La realtà dei fatti è che io conte come il 2 di picche quando briscola è bastoni :).

 

Sono loro che scelgono a prescindere dal mio parere, io mi limito a proporre farcendo di poche parole la presentazione del compositore...del tipo: "E' uno dei compositori più importanti (NON IL PIU' IMPORTANTE; NON SONO PER GLI ASSOLUTI) della storia della musica. Poi loro fanno il resto e mi "tocca" ascoltarmi Mozart :D

Mozart è comunque ... Mozart!

 

Considerando poi che ascoltano anche Bartok ... penso che prima o poi arriveranno a Beethoven anche perché Bartok è proprio partito da Beethoven nei suoi Quartetti.

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"povero" Frank  :) ... ti tocca ascoltare Mozart  :) , , , su questo sono d'accordo con Daniele.

 

caro Daniele . . . sul fatto che i figli di Frank prima o poi arriveranno a Beethoven ci scommetto anche io. Ma non darei per scontato che ciò avverrà con certezza solo perchè sono passati da Bartok... e Bartok nei suoi quartetti è partito da Beethoven.

 

Ho sperimentato sulla mia pelle che, per quanto riguarda il variare dei gusti e degli interessi personali nelle varie stagioni della vita, più che la "consequenzialità" logica delle relazioni di stile tra un compositore e l'altro contano.

 

1) i bisogni personali e lo stato d'animo del momento

 

1a) un amico o qualcuno che ti fa una "testa tanta" con la sua passione-convinzione e ti dice in tanti modi e tante volte che non puoi ignorare quel tal compositore di cui lui va matto.

 

mio caso personale:

 

1) non so quando (da solo) mi sarei avvicinato a Brahms se non avessi sentito e risentito i tuoi interventi entusiasti sulle sue opere

 

2) non so quando (da solo) mi sarei avvicinato a Mahler senza gli interventi di quella "fanatica" Viola che poi è stata bannata dal forum

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mio caso personale:

 

1) non so quando (da solo) mi sarei avvicinato a Brahms se non avessi sentito e risentito i tuoi interventi entusiasti sulle sue opere

 

2) non so quando (da solo) mi sarei avvicinato a Mahler senza gli interventi di quella "fanatica" Viola che poi è stata bannata dal forum

 

Però se ci pensi bene ci sono stati interventi su Stockhausen, Xenakis (Compositore), etc., ma non so se ti sei avvicinato. Per cui temo che i gusti degli altri non centrino, ma banalmente la propria sensiiblità del momento ad un certo repertorio o l'empatia con una persona che, avendo influenza su un'altra (per svariati motivi...io per una donna ho ascoltato pure cocciante :D), può "forzarci" implicitamente ad ascoltare musica distante dal nostro gusto...e come ci diciamo spesso, riascoltare è più facile che ascoltare.Per dopo che ci siè avvicinati per i più svariati motivi, è più semplice :)

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Penso che abbiate entrambi ragione, ci si avvicina ad un compositore - o ad un genere musicale - quando  i bisogni personali e lo stato d'animo del momento lo richiedono e spesso spinti da persone che, avendo influenza su un'altra può "forzarci" implicitamente ad ascoltare musica distante dal nostro gusto.

La dimostrazione è proprio nel fatto che tu Luca, ti sei avvicinato a Brahms, non quando io ho cominciato la mia "predica", ma quando ne hai sentito quella necessità psicologica e la stessa cosa è avvenuta con Mahler.

 

E qui ritorniamo a Frank e ai suoi figli.

 

I figli di Frank hanno la fortuna di avere un padre che ama un certo tipo di musica che non è quella che normalmente i bambini ascoltano. Questo fa sì che essi possano accedervi con naturalezza. Frank, giustamente, non li influenza con ASSOLUTi e questo fa sì che essi scelgano le loro musiche nell'ambito di quel repertorio senza essere influenzati.

Ma ora sono bambini e crescendo indirizzeranno le loro scelte in maniera più "adulta" che li porterà a confermare certe scelte dell'infanzia o anche a stravolgerle completamente e questo dipenderà da tanti fattori che vanno, innanzi tutto, dal rapporto che avranno - o continueranno avere - con la musica ma anche da scelte di carattere squisitamente psicologico, da incontri, amori  e disamori e dunque da quello che gli accadrà nella loro vita.

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Però se ci pensi bene ci sono stati interventi su Stockhausen, Xenakis (Compositore), etc., ma non so se ti sei avvicinato. 

 

No, non mi sono avvicinato (e mi aspettavo anche questa osservazione  :D )

 

Comunque sostanzialmente sono d'accordo con te che dici che è importante la sensibilità del momento. Ma infatti - anche io - avevo scritto come primo punto « bisogni personali e lo stato d'animo del momento».

Solo che, vedi, l'integrale delle sinfonia di Mahler io me l'ero autoregalato a Natale 2015. Solo che è rimasto nel cellophan fino a luglio 2016 quando ho iniziato a leggere gli interventi di Viola.  

 

con Brahms e Daniele invece ha ragione Daniele : è avvenuto il contrario

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Solo che, vedi, l'integrale delle sinfonia di Mahler io me l'ero autoregalato a Natale 2015. Solo che è rimasto nel cellophan fino a luglio 2016 quando ho iniziato a leggere gli interventi di Viola.  

 

 

Ed è questo che mostra il fatto che "tira di più un pelo di f ... che un carro di buoi" :)

 

Nel senso che gli interventi in se non fanno breccia, del resto mica si è parlato di Mahler da quando c'è Viola e per comprare i CD, vuol dire che in qualche modo, avevi sentito nominare Mahler molto prima. Chi ha influenza su una persona, può...più o meno implicatamente, condizionare la direzione d'ascolto. Quanto meno uno si può avvicinare, poi nel mio caso alla fine ho buttato i CD di Cocciante ;)

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Per quel che mi riguarda, penso che aldilà dei "peli" e delle "influenze", quello che ci avvicina o ci allontana da tutto - e dunque anche dalla musica e dai suoi compositori - sono sempre le "affinità elettive".

 

Noi ascoltiamo la musica che sentiamo più vicina a noi al nostro "essere".

 

Questa vicinanza non è data sempre e solo dalla qualità di quella musica ma anche nel sentirsi affini all'uomo e alla vita del compositore che l'ha composta.

 

Io ascolto prevalentemente musica di Beethoven, Bach, Musorskij, Sostakovic, Brahms e Nono e sono completamente consapevole del perché ho queste predilezioni che sono legate comunque e sempre al mio "essere".

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 in qualche modo, avevi sentito nominare Mahler molto prima.

 

certo che l'avevo sentito nominare. Da anni ascoltavo la sua Prima sinfonia e non riuscivo ad andare oltre a quella.

Avevo anche (da anni) preso a prestito alla biblioteca del mio paese tutte le altre sinfonie (una alla settimana)... ma dopo un ascolto, proprio non ce la facevo a dirmi che era roba per me.

Ripeto: a volte l'entusiasmo di un'altra persona - senza scomodare 'peli' e 'buoi' - può qualcosa di più di una guida all'ascolto

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Che Mozart arrivi lì dove altri non arrivano, in fin dei conti, è nulla di nuovo. Non è un caso che una delle più profonde riflessioni sulla musica sia stata condotta da Kierkegaard, che musicista non era («So bene che di musica non me ne intendo, ammetto volentieri di essere un profano, non nascondo di non appartenere alla schiera eletta degli intenditori di musica»), e sia dedicata a Don Giovanni. E infatti: «Nella musica vi possono certo essere molte altre opere classiche, ma c’è un’opera sola della quale si può dire che la sua idea è assolutamente musicale, così che la musica non vi entra come accompagnamento, ma come manifestazione dell’idea, come manifestazione del suo essere più profondo. Perciò Mozart col suo Don Giovanni sta sopra tutti gli altri immortali». Oppure: «Chi vuol conoscere Mozart nella sua vera immortale grandezza, deve considerare il Don Giovanni: in confronto ad esso tutto il resto è casuale, secondario. Ma quando si considera il Don Giovanni in modo da tener presente anche alcune altre parti delle opere di Mozart, sono convinto che non si diminuisce o pregiudica né lui, né se stesso, né il prossimo. Si avrà anzi occasione di rallegrarsi che la vera potenza della musica si esaurisca esprimendosi nella musica di Mozart». O più brevemente: «Praeterea censeo che Mozart sia il più grande di tutti gli autori classici, che il suo Don Giovanni meriti il posto più elevato fra tutte le opere classiche».

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Che Mozart arrivi lì dove altri non arrivano, in fin dei conti, è nulla di nuovo. Non è un caso che una delle più profonde riflessioni sulla musica sia stata condotta da Kierkegaard, che musicista non era («So bene che di musica non me ne intendo, ammetto volentieri di essere un profano, non nascondo di non appartenere alla schiera eletta degli intenditori di musica»), e sia dedicata a Don Giovanni. E infatti: «Nella musica vi possono certo essere molte altre opere classiche, ma c’è un’opera sola della quale si può dire che la sua idea è assolutamente musicale, così che la musica non vi entra come accompagnamento, ma come manifestazione dell’idea, come manifestazione del suo essere più profondo. Perciò Mozart col suo Don Giovanni sta sopra tutti gli altri immortali». Oppure: «Chi vuol conoscere Mozart nella sua vera immortale grandezza, deve considerare il Don Giovanni: in confronto ad esso tutto il resto è casuale, secondario. Ma quando si considera il Don Giovanni in modo da tener presente anche alcune altre parti delle opere di Mozart, sono convinto che non si diminuisce o pregiudica né lui, né se stesso, né il prossimo. Si avrà anzi occasione di rallegrarsi che la vera potenza della musica si esaurisca esprimendosi nella musica di Mozart». O più brevemente: «Praeterea censeo che Mozart sia il più grande di tutti gli autori classici, che il suo Don Giovanni meriti il posto più elevato fra tutte le opere classiche».

... fermo restando che tutto ciò è assolutamente opinabile - senza voler togliere nulla alla grandezza e bellezza di Don Giovanni naturalmente - a cominciare soprattutto dalla frase Che Mozart arrivi lì dove altri non arrivano, in fin dei conti, è nulla di nuovo, per finire sul fatto che Mozart sia il più grande di tutti gli autori classici.

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Io penso che le affermazioni di Kierkegaad andrebbero contestualizzate nella sua filosofia; facendo così risulterà più comprensibile la natura dei suoi assoluti e in particolare ai riferimenti al classicismo e al concetto di sensualità (parlando del Don Giovanni).

 

Qualcun altro troverà la perfezione in Rossini :)

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Qualcun altro troverà la perfezione in Rossini :)

Non ho sottomano la frase esatta ma Hegel  a proposito di Rossini e di Mozart diceva che, forse a causa della sua vecchiaia e dell'instupidimento che spesso causa, preferiva di gran lunga il Figaro di Rossini a quello di Mozart.

Io come lui, la penso nella stessa maniera e non potendo addurre a scusa la vecchiaia, posso sempre ripararmi dietro la mia enorme ignoranza musicale.

Sta di fatto che, dal mio punto di vista, il pesarese ha composto tanti capolavori teatrali e molto di più di quelli che ha composto i salisburghese di cui, al netto di alcune parti in alcune opere, trovo assolutamente geniali solo il Don Giovanni e Le nozze di Figaro.

 

Io penso che se ai bambini - e non solo loro - facessimo ascoltare molta della musica di Rossini probabilmente, molti di quei bambini da grandi ascolterebbero più musica d'arte in generale.

 

 

 

Mozart è sicuramente un genio del periodo Classico ma Rossini lo è altrettanto. :)

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Da considerare anche la composizione "naturale" di Mozart.

A parte le alte frequenze su cui Mozart ha sempre lavorato da piccolissimo (e qui direi che l'apprezzamento dei bambini ci stà a pieno, ricordiamo che i bambini strillano ed emettono suoni naturali che da adulti non produrranno più) ma oltre a questo la musica di Mozart è veramente costituita da uno sgorgare naturale dei suoni; credo sia da attribuire a questo aspetto la fruizione semplificata per tutti.

Comunque sia, io mi sono formato su Mozart ma amo moltissimo Beethoven come altri.

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Per le ragioni del disco, potrei mettere una corona d'oro sui quel che ha affermato Simone. Macchiavelli..."il fine giustifica i mezzi".

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... ma oltre a questo la musica di Mozart è veramente costituita da uno sgorgare naturale dei suoni ...

 

Cosa significa questa frase? Non so se è giusta o sbagliata. Probabilmente è giusta. Mi chiedo però cosa significa. Per quale motivo l'Andantino del Concerto per flauto e arpa è sgorgare naturale dei suoni? Spiegaci meglio.

 

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Mi spiace ma me ne accorgo solo ora e devo fare un'errata corrige sul mio post precedente: ovviamente non è Le nozze di Figaro ma Il Flauto magico,che considero opera di massima genialità nell'ambito della produzione teatrale mozartiana. E' stato un lapsus che mi ha messo in contraddizione verso quello che avevo appena scritto e me ne scuso

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Per quel che mi riguarda  gli unici suoni che sgorgano naturalmente sono quelli ... della natura stessa e basta.

 

Tutto il resto è artefatto dall'uomo a cominciare proprio dalla musica: qualsiasi tipo di musica fatta da una qualsiasi mano umana, anche la più geniale.

 

Continuare ad usare gerghi di questo genere fa parte solo di un'eterna retorica senza senso tipicamente umana - e probabilmente più di stampo culturale occidentale che di altre culture - che ci da l'illusione di essere l'emanazione più assoluta e perfetta della natura mentre invece così non è.

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Per quel che mi riguarda  gli unici suoni che sgorgano naturalmente sono quelli ... della natura stessa e basta.

 

Tutto il resto è artefatto dall'uomo a cominciare proprio dalla musica: qualsiasi tipo di musica fatta da una qualsiasi mano umana, anche la più geniale.

Di fatto è così come dici tu Daniele, e non può che essere così.

 

io però salverei quell'affermazione correggendola radicalmente: non che quella musica "è uno sgorgare naturale dei suoni" ma che "evoca uno sgorgare naturale dei suoni". Altrimenti non vedo come si salvi la serietà artistica di tutta la musica a programma; soprattutto di quelle opere in cui il programma descrittivo-evocativo è stato inseguito intenzionalmente dall'autore.

 

Messa in questi termini io sono d'accordo: quell'Andantino del concerto per flauto e arpa mi evoca, sì, uno sgorgare naturale (liscio, non frizzante  :D ) dei suoni... Ma non lo direi per tutto Mozart, e non direi nemmeno che questi momenti "sgorganti" ci siano solo in Mozart

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Di fatto è così come dici tu Daniele, e non può che essere così.

 

io però salverei quell'affermazione correggendola radicalmente: non che quella musica "è uno sgorgare naturale dei suoni" ma che "evoca uno sgorgare naturale dei suoni". Altrimenti non vedo come si salvi la serietà artistica di tutta la musica a programma; soprattutto di quelle opere in cui il programma descrittivo-evocativo è stato inseguito intenzionalmente dall'autore.

 

Messa in questi termini io sono d'accordo: quell'Andantino del concerto per flauto e arpa mi evoca, sì, uno sgorgare naturale (liscio, non frizzante  :D ) dei suoni... Ma non lo direi per tutto Mozart, e non direi nemmeno che questi momenti "sgorganti" ci siano solo in Mozart

Messa così la cosa può anche "suonarmi" :ph34r:  più accettabile.

 

Più accettabile fermo restando che, come tu ben sai, io continuo ad intendere la musica come rappresentativa solo di sé stessa compresa quella a programma.

 

 Ora Fabio - o chi è d'accordo con lui  B) - ci darà il suo punto di vista di che cosa intenda esattamente circa lo sgorgare naturale dei suoni nell'ambito musicale e mozartiano in particolare ma, nell'attesa, il mio forte sospetto è che questa sua affermazione avvalorata da RedScharlac, sia legata ad uno dei tanti e abusati luoghi comuni su quanto si è detto e si dice sulla musica di Mozart: e cioè che nessuno più di lui abbia saputo con estrema naturalezza esprimere la musica.

Ora, ricordando come uno dei cavalli di battaglia più abusati dai contrari alla musica atonale sia proprio il fatto che essa sia innaturale mentre la tonale lo è, mi rendo conto già fin da questo presupposto di quanto sia sbagliato affrontare il tema musica, incentrandolo nell'abito della naturalità.

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caro Daniele,

 

da una parte anche io sostengo un'indipendenza della musica da tutto ciò che è 'concetto', 'immagine'. 'vicenda'. Però qualche compositore ha lavorato e composto pensando il contrario. E anche io penso che il compositore che si era prefissato (ad esempio) di mettere in musica i quadri di un'esposizione di un caro amico, alla fine, componendo, abbia prodotto qualcosa che segue logiche esclusivamente musicali, e che "funziona" - nel suo essere qualcosa di bello - anche senza titoli e programmi descrittivi.

 

Detto questo non penso che un'opera musicale sia rappresentativa «solo di sè stessa»; penso invece che esprima il mondo interiore di colui che l'ha creata, la sua 'visone del mondo'. Questo l'hai scritto anche tu, di recente, in qualche tuo messaggio.

 

Poi - ma a questo ci tengo meno - cosa potrà intendere chi sostiene che una musica sia «uno sgorgare naturale di suoni»?

Secondo me intende che quella musica sia qualcosa come l'acqua fresca e pulita: puoi berla già da neonato. Fuor di metafora, si intende una musica che ti arriva "diretta" e che riesci ad apprezzarla anche senza una grande erudizione o preparazione in materia.

E' un'idea discutibile, e io non so se la sosterrei  (probabilmente no).

 

Ma esistono molte opere musicali che riscuotono successo senza bisogno di troppe guide all'ascolto: il corale Jesus bleibet meine Freude, il Canone in re di Pachelbel, il Preludio in do del primo libro del Clavicembalo ben temperato, l'Adagio della Sonata "Al chiaro di luna" . . . Ce n'è di "acqua fresca" nella storia della musica! E non solo grazie a Mozart.

 

E comunque anche Mozart ha le sue belle bottiglie di superalcolici

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Detto questo non penso che un'opera musicale sia rappresentativa «solo di sè stessa»; penso invece che esprima il mondo interiore di colui che l'ha creata, la sua 'visone del mondo'. Questo l'hai scritto anche tu, di recente, in qualche tuo messaggio.

 

 

E su questo non ho cambiato idea anche se però è doveroso chiarire il mio punto di vista per non ingenerare equivoci.

 

Io sono fermamente convinto che la musica - in quanto arte e dunque come tutte le arti - sia legata nel suo essere e nel suo svilupparsi indissolubilmente , al periodo storico e dunque culturale e sociale in cui è stata ed è composta e sono altrettanto convinto che qualsiasi musica - aldilà della sua importanza o genialità - sia legata al compositore e dunque alla sua personalità, storia, idee, carattere e ... sostanzialmente a tutto ciò che fa sì che ognuno di noi sia unico e irripetibile.

 

Detto ciò però, è altrettanto indiscutibile per me che, quello  che distingue la musica da tutte le altre arti - e anche dalla letteratura e dalla poesia - è il suo essere forma aleatoria e, in quanto tale, non è descrittiva e nemmeno figurativa. Ma, paradossalmente, questo essere - o non essere - della musica, la rende superiore a qualsiasi altra forma artistica e letteraria umana, in quanto noi possiamo ascoltarla per quello che essa rappresenta puramente - cioè sé stessa - oppure attribuirgli dei significati che per l'appunto - non per niente -  vengono definiti extra-musicali .

Questi significati possono essere stati posti dallo stesso compositore, da un editore, ma anche dalla nostra mente e dunque essere squisitamente personali e infiniti.

Ora qui il tema è Mozart e la sua presa con i bambini  però, come spesso accade, la discussione prende delle pieghe che portano molto lontano e dunque, mi fermo. Quello su cui io continuo però ad insistere - sempre dal mio punto di vista - è l'inadeguatezza con cui si è definita la musica mozartiana, anche in termini purtroppo spesso accademici, creando dei modi di dire e pensare che sono forzati e sbagliati.

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Non so ovviamente cosa intendeva il nostro amico fabio73 parlando del naturale sgorgare dei suoni. Non mi sentirei però di liquidare questa espressione come eterna retorica senza senso. Posso convenire sul fatto che si tratti di retorica, e magari sarà pure eterna. Difficile invece sostenere che sia senza senso: all'opposto, direi che ha una moltitudine di significati, talvolta addirittura in opposizione. In riferimento alla musica, la dicotomia natura-cultura, o naturale-artificiale, ha avuto e continua ad avere fortuna quanto poche altre (mi viene in mente, ad esempio, l'eterna discussione sul rapporto parola-musica). Se ne parla anche qui http://www.nuthing.eu/2012/05/artificiale-naturale.html#comment-form.

 

In Mahler, naturale come opposto non tanto di culturale o artificiale quanto di civilizzato: Naturlaut nella prima Sinfonia, o - in misura più significativa - l'intera terza Sinfonia, per non parlare del Wunderhorn. Discorso analogo, certo però meno esplicito, per Brahms e, risalendo all'indietro, per Beethoven - che però esigerebbe, anche qui, un capitolo a parte. Diverso, almeno in parte, il caso di Webern: per lui il riferimento alla natura è precisamente nel punto di contatto fra emozionale e strutturale. Forse forzando un po' la mano spesso si pensa, più che alla pianta primordiale da lui citata, a delle qualità minerali: pur sempre di natura si tratta. In Wagner la natura, e direi proprio il naturale sgorgare del suono, non è solo un referente poetico bensì una realtà che fa nascere un nuovo concetto puramente musicale: l'intero Siegfried, o più semplicemente l'apertura dell'Oro del Reno.

 

Cambiando prospettiva, la natura è il modello diretto ed esplicito di una stirpe di musicisti che va da Pitagora a Xenakis, da Rameau a Grisey: dove il punto di partenza è precisamente la natura del suono intesa in senso fisico, l'armonia/disarmonia come realtà naturale determinata da strutture infinitamente complesse.

 

Dove si colloca Mozart in tutto questo? Francamente non lo so. Se penso agli esempi fatti finora, oppure alla Gran Partita, credo però ci sia un nesso: forse la sua capacità (ineguagliata dai contemporanei, da Haydn e Beethoven, e da gran parte dei posteri, magari con le eccezioni di Chopin, Bizet, Ravel, Grisey...) di non intervenire, di lasciar andare (o lasciar sgorgare, per riprendere la metafora di prima): in altri termini, distacco e oggettività che gli conferiscono il tono classico per eccellenza. Purtroppo non trovo delle parole abbastanza precise, ma credo che - con un po' di impegno - il concetto si possa mettere a fuoco anche su un piano tecnico. 

 


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"Non intervenire"? . . . "Lasciare andare"? . . . Mozart Maestro ineguagliato di musica che si fa "da se"?

 

Vediamo se ho capito: si possono considerare sgorgati spontaneamente anche i lavori che va a linkare qui di seguito

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=8Ks9Q8AF4Do

 

Pensa che per Marius Schneider riferendosi alla musica cosiddetta occidentale solo il canto gregoriano sgorga naturalmente. Tutto il resto è artificioso, artefatto, innaturale.

 

Schneider nello specificare cosa intendesse per  musica nel senso più pregnante del termine indicò la musica naturale:

 

«Costituiscono tale musica i suoni che l’uomo emette spontaneamente, sia come espressione del ritmo interiore della propria persona, sia come imitazione dei rumori della natura. Si tratta dunque di una musica essenzialmente improvvisata, o conforme alle manifestazioni acustiche abituali di un individuo». Questa, a differenza della musica artistica «non dipende né da un metro convenzionale né da un programma estetico elaborato da una determinata cultura» 

«È tuttavia innegabile che la musica artistica impieghi ritmi e suoni offerti dalla natura. Ma, pur servendosi di questi materiali, li assoggetta sempre a un ordine specificamente umano, anzi razionale. E poiché essa fa parte del mondo della luce, mentre la natura del suono appartiene piuttosto al sogno, le sue troppo coscienti costruzioni non giungono a toccare la regione cosmica. Abbandonando ogni imitazione veramente realistica, essa crea un mondo sonoro artificiale. Invece dell’opulento sviluppo della musica naturale si vede nascere una padronanza della forma di origine nettamente intellettualistica. L’uso, originariamente inconsapevole, delle proporzioni numeriche si fa intenzionale […] Esprimendo le proprie idee mediante un testo cantato, un uomo può certamente simboleggiare se stesso. Ma nella musica artistica una simile realizzazione ci offre una verità limitatissima. È una verità totalmente individuale , alterata dalla convenzione. La maggior parte dei ritmi è assoggettata a schemi metrici e i suoni tradiscono la rigidezza di un sistema tonale preesistente. Invece di attuare se stesso in maniera spontanea, il cantore si esprime mediante una composizione già precostituita. Tuttavia il suo canto rimane simbolico, poiché, pur non manifestando la pura natura dell’uomo, ne esprime uno stato attuale, ossia una natura coltivata» 

 

E sul canto gregoriano

 

«Il canto gregoriano è una forma di orazione, pertanto la sua essenza non si può cogliere per un tramite puramente musicale ma soltanto attraverso la pratica stessa dell’orazione. Esso occupa un termine medio fra la lettera pronunciata della preghiera e la pura contemplazione mistica, poiché si basa su parole concrete il cui senso logico sottende in certi casi ed in altri amplifica fino ai confini del pensiero iperlogico.

Il suo carattere più specifico è la capacità di arginare le forze della devozione, come una chiusa, per incanalarle modellandole dopo averle prima sollevate di livello e poi averle messe in movimento. Dinanzi a questa metafora l’immaginazione romantica sarebbe tratta a raffigurarsi una piena di sentimenti repressi i quali, all’apertura dei battenti della chiusa, precipiterebbero liberi e appassionati come un fiume torrenziale fuor dalla sua prigione. Il lettore non deve interpretare così la metafora. Il canto gregoriano non racchiude nulla di patetico o violento, e neanche di blando o dolce. Il sentimento non gli dà né origine né corpo, ma anzi ne costituisce soltanto l’ombra, cioè una conseguenza. Il canto gregoriano è un cammino, un mezzo di trasporto. Il simbolismo pre-cristiano lo avrebbe chiamato un carro, una nave o un fiume sul quale avrebbero camminato le luminose sillabe sonore.

Nella nostra metafora i due battenti della chiusa simboleggiano la cultura religiosa ed il dominio di se stessi, che contengono le acque d’un lago formato dalla pioggia della grazia divina e dai fiumi che dagli alti  monti del raccoglimento corrono al deposito del subconscio. La superficie comincia a sollevarsi e a cantare allorchè la piena fa traboccare le acque dalla chiusa dopo avere depositato sul fondo tutte le materie impure. […]  Tali battenti infatti non si schiudono mai e l’acqua cristallina ne trabocca soltanto. All’opposto della musica romantica la quale forse pecca per eccesso di comunicatività ed espansività, il canto gregoriano ha una castità ed un carattere (per la concezione musicale moderna) troppo riservato. 

 

[da Il significato della Musica]

 

Condivisibile o no... c'è sempre qualcuno che ti dice che c'è qualcosa di più "naturale" di quello che a te pare "naturale"  :)

 

Ma poi, scusate, questo forum è zeppo di interventi di compositori in cui si va a spiegare ai non addetti ai lavori quanto sia importante il lavoro della composizione! ... di quanto l'ispirazione conti relativamente poco ... o mi ricordo male!?

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