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Piano Concerto - Forum pianoforte
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Sonata "Waldstein" e Andante Favori

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Salve a tutti, soprattutto agli ammiratori del grande, anzi grandissimo, Beethoven.

 

Come ho avuto occasione di scrivere in un altro post (sotto "Composizione"), ho seguito in questi tempi un ciclo di conferenze tenuto da Piero Rattalino sulle sonate per pianoforte di Beethoven. Ieri si è svolto l'ultimo incontro, nel quale Rattalino ha espresso il suo parere sull'attuale crisi della musica dal vivo e le sue idee su come se ne possa uscire; successivamente abbiamo ascoltato la sonata op. 106.

 

Al termine, c'è stata l'occasione per porre una domanda. Io personalmente penso (come scritto nell'altro post, chi vuole se lo legga) che non sia il caso di andare a cercare "significati" nascosti in quella che per me è semplicemente musica e basta (ieri il maestro ha accostato l'op.106 alla vicenda di Giovanna d'Arco...), mentre invece mi sembrano molto più interessanti le questioni formali, perché secondo me sono le forme che fanno la musica, e se si vuole aiutare il pubblico a capire meglio bisognerebbe spiegare anche all'ascoltatore non esperto certe questioni di struttura dei pezzi, anche senza entrare in dettagli troppo tecnici. Bene, parlando dei diversi schemi seguiti da Beethoven nelle sue sonate pianistiche (molte in quattro tempi, altre in tre, altre addirittura in due, differenze che secondo Rattalino solo il frutto di scelte drammaturgiche), si è accennato al caso della sonata op. 53 "Waldstein". Molti testi affermano senza ombra di dubbio (ed anch'io ero a conoscenza di questa versione) che inizialmente la sonata era in tre tempi, ma successivamente l'autore ha eliminato il celebre Andante (rimasto poi senza numero d'opera), sostituendolo con una breve introduzione (anch'essa in fa maggiore), che non può essere considerata come un tempo a sé, ma solo come un breve preludio al rondò. Dunque, una sonata in due tempi. Invece, Rattalino sostiene che questa sia una balla, perché secondo lui l'Andante Favori, che ha inequivocabilmente una vera e propria conclusione, non si collega al rondò.

 

Qualcuno degli esperti sa qual è la storia di questa sonata e dell'Andante? Esiste una prova certa del fatto che quello doveva essere il secondo tempo e poi Beethoven ci ha ripensato? Oppure la sonata è già stata concepita così?

 

Ciao a tutti

 

Gino

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Ciao Gino! Il Biamonti dice questo:

 

Il manoscritto originale è sconosciuto. Gli abbozzi si trovano, insieme con quelli del primo e dell’ ultimo tempo della Sonata op. 53, nel quaderno dell’ Eroica. Il titolo di Andante favori, con il quale il pezzo fu’ designato per la prima volta in una edizione del 1807 di Breitkopf e Haertel ed è oggi ancora comunemente conosciuto, gli deriverebbe, secondo lo Czerny, proprio da Beethoven che sembra lo abbia prediletto e suonato volentieri in riunioni private. A quanto riferiscono il Ries e lo Czerny, questo Andante avrebbe dovuto far parte, come secondo tempo, della Sonata in do maggiore op. 53. Un amico fece notare a Beethoven che l’ opera ne sarebbe risultata troppo lunga; osservazione che, male accolta in principio, convinse tuttavia il maestro, dopo una certa riflessione, a sostituire il pezzo con l’ attuale Introduzione (Adagio molto) al Rondò. In realtà il carattere statico e monocolore dell’ Andante non legava troppo con la splendida animazione degli altri due tempi. Come ha scritto il Rolland il suo difetto principale non era quello di occupare troppo posto, ma di non essere a posto: cosa della quale alcuni (secondo noi a torto) è ancora oggi non sono convinti. La forma è come nel Finale della Sonata, quella di Rondò (e anche questo, cioè la successione nella stessa opera di due movimenti, alquanto lunghi, dello stesso tipo, avrebbe forse nociuto all’ armoniosità della struttura generale, nonostante il loro diverso carattere). Il ritornello, nel cui tema il D’ Indy ha notato analogia con un episodio del Finale di una Sonata di Rust.

 

Detto questo, mi sono andato a prendere il quaderno di abbozzi dell' Eroica (pubblicato da Lockwood e Gosman: Beethoven’s ‘Eroica’ Sketchbook: A Critical Edition Transcribed, edited and commentary by Lewis Lockwood and Alan Gosman. 2 vols. pp. 428 (University of Illinois Press Champaign, Ill.2013. $200. ISBN 978-0-252-03743-6.)

 

gli abbozzi dell' op. 53 sono appena dopo quelli di Vestas Feuer, e coprono in modo consecutivo diverse pagine : Primo tempo, Andante (WoO 57) e finale Rondò... ti allego un paio di foto.... direi si..... Czerny  e Ries (che probabilmente conoscevano la genesi della sonata.... ) avevano ragione  

 

 

un caro saluto,

 

A------------------------IMG_4332.jpgIMG_4333.jpg

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Le prime testimonianze biografiche su Beethoven le dobbiamo a Franz Gerhard Wegeler  e a Ferdinand Ries.

Ferdinand Ries ci riportò la seguente testimonianza relativamente alla Sonata Opus 53: «(...) possedeva originariamente un ampio Andante.» (Andante Favori) «Un amico espresse a Beethoven l'opinione che la Sonata fosse troppo lunga, ottenendone una terribile strapazzata. Ad una riflessione più pacata (...) si convinse tuttavia presto della fondatezza di quell'osservazione (...)» Franz Gerhard Wegeler/Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti&Vitali editore) e l'Andante fu estrapolato e pubblicato a parte. Su questo pezzo di musica, Ries ci riportò anche un altro aneddoto: «(...) Quando Beethoven lo eseguì la prima volta innanzi all'amico Krumpholz e a me, ci piacque enormemente e tormentammo Beethoven così a lungo che dovette ripeterlo. Di ritorno a casa, passando innanzi alla residenza del principe Lichnowsky per raccontargli della nuova eccellente composizione di Beethoven. Fui quindi costretto, per quanto potessi ricordarmene, a suonare tale pezzo in sua presenza. Dal momento che mi ritornava in mente con nitidezza sempre maggiore, il principe mi pregò con insistenza di ripeterlo ancora una volta. Accadde così che anch'egli ne imparasse una parte.

Il giorno seguente, per fargli uno scherzo, il principe si recò da Beethoven dicendogli che pure lui aveva composto qualcosa, e che si trattava di un pezzo per nulla brutto. Incurante del fatto che Beethoven gli disse con risolutezza di non volerlo ascoltare, il principe si sedette al piano ed eseguì, tra lo stupore del compositore,buona parte dell'Andante.

Beethoven si infuriò (...). Mai più permise che fossi presente mentre suonava (...)» Franz Gerhard Wegeler/Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti&Vitali editore)

 

Questa Gino è la verità ma  quel che mi stupisce di più in tutto ciò è che ora Piero Rattalino affermi ciò visto che lui stesso nella sua "Guida alla musica pianistica" così scrive: «Era stato concepito in origine come secondo movimento della Sonata Op. 53 (…) Qualche commentatore ha sentenziato severamente che sarebbe un dovere culturale ricollocare l'Andante nel posto che aveva occupato in origine. Ma in verità non si capisce come lo si potrebbe ricollocare nel contesto della Sonata, perché il breve adagio in fa che segue il primo movimento è organicamente collegato con il Rondò in do, e se si inserisce l'Andate favorito il seguito Andante-Largo-Rondò squilibrerebbe l'architettura della Sonata. La rimozione dell'Andante è secondo me un'altra, e non di convenienza ma artistica. L'Andante favorito, meraviglioso pezzo rievocativo del passato, con il suo tema principale a modo di minuetto e con le ornamentazioni appartiene poeticamente al mondo della calma e trasognata Sonata Opus 54, non a quello della vitalistica, esuberante Opus 53. Beethoven si sta impegnando per raggiungere il traguardo di una sintesi storica che leghi insieme l'epoca contemporanea con l'epoca che la precede. La Sonata Opus 110 rappresenta il culmine di questa ricerca, alla quale Beethoven perviene per gradi.(...) Mettere insieme il futuro e il passato in una sola composizione era però un compito immane, per il quale Beethoven non era ancora maturo. (...) Come pezzo a sé stante ci dà un'immagine dell'Eliso, con la visione dei Beati che danzano cerimoniosamente a tempo di minuetto.(...)»

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