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Piano Concerto - Forum pianoforte

Meccanica del cantabile


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Ciao a tutti, volevo condividere con voi alcune idee che mi sono venute sull'esecuzione dell'Adagio Cantabile della sonata Patetica. Come ben sapete, la maggiore difficoltà tecnica che si ha in questo pezzo è porre in risalto la melodia, il che diventa particolarmente complicato soprattutto nella prima parte, dove la mano esegue delle terze in cui una sola nota è melodica, l'altra è di accompagnamento. Ora ho affrontato il problema e con l'aiuto della fisica sono giunto ad una soluzione  B) ! L'idea è che i tasti devono essere abbassati contemporaneamente, altrimenti verrebbe fuori un arpeggio, il che è assolutamente errato, ma con forze diverse. Come fare? Il dito che suona la melodia deve essere a circa 90° rispetto il tasto, cosicché tutta la forza viene trasmessa come componente normale, mentre il dito che suona l'accompagnamento, pur arrivando sul tasto con la stessa forza e accelerazione, se lo colpisce "di piatto" fa in modo che il grosso della forza si dissipi come componente tangenziale, e solo una parte minore in direzione normale. Questa credo sia la fisica del problema, ho fatto delle prove e anche sul pianoforte digitale funziona, anche se non benissimo. Invito inoltre ad ascoltare su Youtube l'interpretazione di Vladimir Horowitz, che ritengo davvero insuperabile in termini di cantabilità!

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oddio, forse sono troppo semplicistica io....ma mi pare che ti stia complicando di parecchio l'esistenza!!!

 

il cantabile viene.....ehm cantando e cantando e ricantando mentre lo studi!!!! la mano segue la tua necessità di cantarlo appunto!! quando ci sono queste situazioni io risolvo concentrandomi sul dito/nota da cantare ed automaticamente si mette in risalto...anche perchè non in tutti gli accordi potrai controllare così "fisicamente" la posizione

 

poi questo è il mio modestissimo parere!

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Nancy ha ragione, secondo me. Casella dice nel suo libro "Il Pianoforte" ( che ti consiglio assolutamente di leggere) che per suonare legato e cantabile bisogna suonare anche con una certa forza. Naturalmente non quella della "rigidezza", ma quella della gravitazione. Essere capaci di passare il peso da un dito all'altro con la gravitazione del braccio e della spalla. Questo è un principio che fu abbastanza criticato nel secolo scorso, ma io non finirò' mai di raccontare che Rubinstein, che ho avuto la fortuna di conoscere, ci fece sentire sulla nostra spalla quale peso aveva la sua mano nel cantabile. Era impressionante. Naturalmente questo si può ottenere quando tutti i muscoli dell'avambraccio , del braccio e della spalla sono fuori tensione. Addirittura, come anche suggerisce Sandor ( ricordo il libro dal titolo pretenzioso, ma bellissimo"come si suona il pianoforte"...da leggere!!!) a volte, è necessaria anche una certa pressione per legare. In un mio video tutorial, faccio un esempio di come si possono tenere chiuse le dita resistendo in modo che nessuno possa aprirle, pur restando fuori tensione con i grandi muscoli. Questa indipendenza muscolare che deve essere uno dei principali obiettivi, favorisce quella fermezza delle dita necessaria a sorreggere tutto l'apparato dei grandi muscoli senza tensione. A questo punto il cantabile e il legato si sviluppano molto bene. Quindi suggerisco di suonare abbastanza sinceramente forte la melodia, cercando di imparare a "dualizzare" la capacità gravitare con la mano. E' evidente che Bach per questo è un'ottima dieta...già dalle invenzioni a due e tre voci. L'adagio che stai studiando è solo apparentemente facile. Devi sbilanciare, come ha ben suggerito Nancy con altre parole, il peso verso l'esterno della mano, cioè sulla melodia. Come se tutte le note della melodia facessero da "perni" della mano ( forse non è una spiegazione troppo ortodossa, ma credo renda l'idea). Questo è il mio pensiero. Buono studio

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il M° ferrarelli ti ha dato suggerimenti preziosissimi....non scoraggiarti...

è vero anche come dice antares...anche io intendevo cantare e cantare a voce alta...poi certo se hai qualcuno davanti può essere imbarazzante e devi comunque farlo dentro di te. se assimili e fai tua la cantabilità del tema la mano in automatico cercherà di dare più appoggio alle note che la delineano utilizzando le dita che la suonano proprio come perni (bella immagine suggerita da M° Ferrareli) o come aggangi alla tastiera lasciando libere e leggere le altre dita. il peso si sbilancia in automatico verso destra o sinistra a seconda del dito con cui canti...se 5°, 4° oppure 1°. col tempo ti sarà naturale e riuscirai a mettere in evidenza anche voci  centrali più difficili....rendendo i pezzi in cui ci sia polifonia molto intriganti....e potrai fare scelte interpretative anche molto personali. Buono studio!!!!!

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Allora canteró alla Gould ahahah! Il fatto é che voi ne parlate quasi come qualcosa che viene naturale, ma a me (nella vita in generale, ahimé) le cose "naturalmente" non vengono mai :( ecco perché cerco spesso la strada piú cervellotica...

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Grazie Nancy. A volte si rischia di "dire troppo". Non bisogna prendere tutto come fosso "alla lettera", ma come una "immagine". Ragionare , sì, ma poi naturalizzare. Caro Anthos, non bisogna scoraggiarsi. Sappi che anche io da giovanissimo ero molto analitico e credevo che tutto dovesse partire dall'esame profondo. Ma questo mi giocò contro e per esempio non mi sviluppò lettura rapida. La mia insegnante, grande allieva di F. Bacardi e di A. Casella. un giorno , e non solo, alzò la voce dicendomi: "leggere per leggere". Cioè: "qualche volta non chiederti"opp. "non analizzare sempre"...insomma non crearti "sovrastrutture" mentali che possano essere di ostacolo. E allora le famose frasi..." meno fai e più fai"...oppure come come il regista fa dire allo sciocco protagonista Forest Gump: "Per vincere a ping-pong basta mandare la pallina dall'altra parte".......Adesso leggendo questo post hai una immagine completamente rovescia di quello che ho detto precedentemente...ma  è così solo apparentemente! Servono tutte e due! Il Grande G. Verdi diceva: "Impara le regole e poi dimenticale"...nel senso che bisogna ritornare a studiare i particolari, i passaggi, le armonie, le qualità del suono ecc..ma poi assimilare tutto come appartenesse alla nostra natura e lasciarsi un po' andare. Questo va e vieni, dentro e fuori l'analisi, credo ti servirà a raggiungere buoni risultati. La Musica ci suggerisce tutto: il ritmo, il suono, la tecnica. ...Bhe stavolta pure ho parlato troppo. ...la bestia perde il pelo ma non il vizio, anche se il mio barbiere dice di no! :)  Buono studio!

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Leggo ora questo interessante post... Imparare la tecnica del peso è un MUST ! Chi suona senza usufruire del peso deve rinunciare al cantabile ed il cantabile è praticamente quell'elemento che ci fa sembrare le interpretazioni di Horowitz, di Rubinstein ecc. così, come dire... "Magiche". Senza il cantabile si perde tutta questa magia.

Inizialmente non è facile impratichirsi con questa tecnica ma nel tempo diventa naturale e il cantabile esce fuori come ce l'abbiamo in testa senza troppi problemi. 

Ne parlavo privatamente qualche tempo fa con un iscritto del forum che mi chiedeva dei consigli proprio sul cantabile e la tecnica del peso. Gli ho registrato un breve video che, con la sua autorizzazione posso girarti. 

Molti credono poi che basti fossilizzarsi sulla resa del cantabile alla destra mentre uno studio preliminare a mani separate ti farà capire quanto importante sia il cantabile anche alla sinistra. 

Insomma ci sarebbe tantissimo da discutere ma non è sicuramente questo il luogo giusto per farlo. Per certe cose c'è bisogno di un maestro. 

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Ma certamente. Quello che dice Simone è giusto! Le due mani devono essere ben pronte e capaci a sviluppare il cantabile. Sempre Rubinstein racconta in un video, che credo potrai trovare, come esegui' non certo diligentemente a New York lo studio op. 25 n. 11 di Chopin. Dice nel video di aver eseguito negligentemente la destra, ma con grande evidenza e contabilità nella sinistra. Il pubblico andò in delirio e neanche valutò bene la non buona esecuzione della destra. Il "cantabile" in quel caso aveva fatto da padrone!!!!. Con questo vorrei dire che è il caso di partire dallo studio a mani separate : si scoprirà certamente l'importanza del legato sia nella destra che nella sinistra e  quale evidenza dare ad una mano rispetto all'altra.  

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Ne ho fatto uno nuovo così non dobbiamo chiedere permessi in giro. Ovviamente il video non ha la pretesa di insegnare a suonare con il peso ma solo di dare alcuni esempi e spiegare cosa sia mettendo a confronto il suonare senza e con il peso. Ho volutamente esasperato alcune cose ed ho dovuto suonare sul digitale (ho registrato il video ieri sera e non potevo suonare sull'acustico). Certamente sull'acustico avremmo potuto curare maggiormente le sfumature ma per lo scopo del video vedrete che si capisce bene anche sul digitale. 

 

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Grazie Simone, ho trovato l'esercizio da farsi sul coperchio del pianoforte davvero... illuminante! Ti ringrazio anche per aver suonato sul digitale, mi hai davvero tirato su di morale. Infatti per problemi personali potrò permettermi un acustico solo tra qualche anno, e devo ammettere che ho sempre dei grandi complessi di inferiorità rispetto i pianisti più facoltosi che possono permettersi le meccaniche di migliore qualità. Tra l'altro  tra poco devo cambiare digitale perché il mio Korg SP-250 è andato e mi sto orientando verso un Kawai ES-100. Ad ogni modo grazie ancora, sei un esempio per me, e scusate per l'off-topic!

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Bene! Mi trovo naturalmente d'accordo sul bellissimo video di Simone che ben illustra la tecnica del peso e non solo. E' chiarissimo il trasferimento del peso da un dito all'altro, che credo sia alla base del cantabile. Non credo che senza una sincera e chiara percezione dell'appoggio delle dita si possa costruire una tecnica sicura. Naturalmente come ben sottolinea sempre Simone, tutto deve essere seguito da un Maestro che, vicino all'allievo, possa controllare come avviene tutto ciò. Qualche mio Maestro diceva che la buona qualità del suono e la buona qualità nella sua continuità ci dice se striamo trasferendo correttamente questi principi sulla tastiera. Acquisire un "proprio" suono dona al pianista una vera e propria identità pianistica e artistica. Lui è "riconoscibile" attraverso il "suo" suono. Lui "parla" e si "esprime" attraverso la "dizione" del suo suono.

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