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Piano Concerto - Forum pianoforte
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Metodo Suzuki, vogliamo parlarne?

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http://onlinemusiclass.altervista.org/metodo-suzuki-grande-frode-storia-musica/

 

L'articolo non è un gran che ma di fatto mi sembra che sia la prima volta che si sollevino perplessità su questo metodo.
Io penso che il problema maggiore siano le cosiddette "propedeutiche", non sono un pedagogo però mi è capitato di conoscere allievi che provengono da questo metodo che hanno problemi ... poi risolti con molta difficoltà.

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Il metodo suzuki si basa, come riportanto anche nell'articolo nell'imparare per simulazione. In poche parole il maestro suona delle note e l'allievo deve cerca di ripetere quello che ha fatto il maestro copiandone la postura, i movimenti ecc. ecc. 

 

Io non mi ritengo particolarmente affezionato a questi metodi di ripetizione per simulazione perché rischiano seriamente di depersonalizzare l'allievo ed inoltre non sono basati sull'apprendimento personalizzato che fa i conti con la propria genetica, con la propria personalità, con la propria intelligenza ed in ultima istanza ma non ultima come importanza, con la propria autonomia. È vero che all'atto immediato l'allievo si pone subito in un panorama musicale ma è altrettanto vero che questo potrebbe causare dei danni nel futuro. In generale sono sempre contro qualsiasi tipo di tentativo di copiare qualcosa a qualcuno perché così facendo non si riuscirà mai a trovare il proprio Io, sia questo legato alla musica, sia questo legato all'arte in generale. 

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Il metodo suzuki si basa, come riportanto anche nell'articolo nell'imparare per simulazione. In poche parole il maestro suona delle note e l'allievo deve cerca di ripetere quello che ha fatto il maestro copiandone la postura, i movimenti ecc. ecc. 

 

 

Diciamo che va bene a 5 anni :)

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Detto tra noi, io lo bandirei... Bisogna formare musicisti non automi. I computer suonano per imitazione, noi siamo esseri umani... Parecchie spanne sopra e non dobbiamo dimenticarcelo !

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Bisogna anche dire che il metodo Suzuki per alcuni bambini ha fatto miracoli. Si sentono suonare cose da ottavo anno fatte da bambini di 6 anni. Forse qualche merito bisogna darlo a questo metodo.

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Gli esempi sono sempre le migliori cose per chiarire un concetto a causa dell'esemplificazione che ne segue. 

 

Poniamo dunque che io sia un ingegnere edile che deve costruire un palazzo...

Durante il progetto mio figlio mi chiede di affiancarmi, così, entusiasta della sua curiosità per il mio lavoro, gli spiego tutte le fasi, dal progetto alla direzione in cantiere: - qui dobbiamo fare una gettata con tot cemento, qui le travi devono essere larghe x a base quadrata e alte y, il massetto sul solaio dev'essere fatto di argilla espansa per non appesantire troppo il solaio, la prima squadra di operai dovrà fare questo, la seconda questo, il secondo giorno mandiamo gli elettricisti e gli idraulici ecc. ecc.  - 

Andiamo sul cantiere e cominciamo a dirigere gli operai. Lui segue e si appunta ogni cosa che gli ho detto.

Bene... Mio figlio a 12 anni sarà potenzialmente in grado di fare lo stesso identico palazzo in un altro posto e potrà dirigere gli operai imponendo le stesse direttive che ho imposto io sul palazzo che ho già costruito. 

Poniamo che mio figlio sia stato tanto bravo nel copiare il mio lavoro nel primo palazzo da guadagnarsi le prime pagine sui giornali: "Bambino di 12 anni progetta e realizza palazzina". 

 

Gli chiedono dunque di realizzare un palazzo diverso, più grande... Morale della favola -> Lui non sa farlo e se lo facesse probabilmente il palazzo cadrebbe appena arrivati a costruire il secondo piano... Cadrebbe perché non è un vero ingegnere, è solo un bambino che ha copiato le direttive del padre, lui non può sapere come fare i calcoli del cemento, non saprebbe come distribuire i pesi dei solai, non saprebbe calcolare le tolleranze. È solo un bambino che ha copiato di sana pianta quello che ha fatto il padre. 

 

Ora... Probabilmente il metodo di copiare il padre potrebbe portare i suoi benefici in futuro facendolo appassionare alla materia per poi intraprendere la strada dell'ingegneria edile, quando sarà grande e capace di intendere l'ingegneria alla base delle costruzioni, ma potrebbe anche decadere come interesse una volta scoperto che la strada per diventare ingegnere non è solo quella di dirigere gli operai e disegnare progetti, perché capirebbe che prima di disegnare progetti e dirigere squadre di operai, ci sono tanti calcoli da fare (scoprirebbe una parte che potrebbe essere per lui noiosa).

 

 

Con questo voglio dire che le cose andrebbero fatte per gradi. Bisogna fornire le basi della costruzione introducendo i materiali, parlando delle basi fisiche di carico e tolleranza di carico ecc. ecc. Questi sono degli strumenti che poi uno studente può spendere in diversi contesti cosicché se domani arrivasse qualcuno a chiedere di costruire un palazzo diverso da quello che ha costruito suo padre potrebbe rispondergli: - Non c'è problema -. 

 

Nel pianoforte l'impostazione di base della tecnica pianistica, del solfeggio e della teoria musicale sono argomenti troppo importanti per essere sorvolati e richiedono il tempo giusto o meglio, quello che gli spetta, per essere assimilati, soprattutto se si insegnano ai bambini. Mettersi al pianoforte e fargli vedere per un anno di fila quali note suonare è una scorciatoia che, sempre secondo il mio modestissimo parere, non porta da nessuna parte, o comunque serve a poco se non a niente. A questo punto potresti replicare dicendo: "Ma anche tu spesso hai detto che la tecnica dovrebbe essere assmilata nella musica e non solo tramite esercizi tecnici e ginnastica per le dita". "Si" rispondo io, "la tecnica deve essere assimilata in un contesto musicale che sia però alla portata del ragazzo/bambino, cosicché questa possa essere capita e sperimentata in altri contesti musicali".

Bisogna accettare il fatto che per arrivare a certi risultati si debba fare anche il lavoro sporco, per gradi, con tanta dedizione e sacrificio perché non si diventa pianisti copiando gli altri così come non si diventa ingegneri copiando gli altri. Questo pensiero che ho appena citato mi ricorda molto una frase di Carlo Rubbia intervistato a Ballarò quando parlando delle sue perplessità riguardo alla fusione fredda disse (citazione non testuale perché non ricordo esattamente ma il senso era questo): - Non credo che Dio ci abbia fatto un regalo da cui ricavare energia in modo così semplice -.

Tornando al pianoforte, sono pronto a scommettere 10 a 1 che se dopo quei bei video virtuosistici del Liszt maturo, mettessimo dinnanzi a quei bambini, sul leggìo, un brano estratto a caso dal Cesi-Marciano non sarebbero in grado di suonare una battuta di fila all'altra.

A questo punto (frase retorica) "mi sorge spontanea una domanda"... Cos'hanno imparato questi bambini ?

Risposta: - un unico brano in tutto un anno di studi col solo scopo di dare spettacolo e mettere sotto i riflettori il suo maestro e la sua tecnica "rivoluzionaria" -. 

 

 

PS. Ovviamente, lo ribadisco, questa è solo una mia umilissima opinione. 

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Mi sembra un esempio molto calzante. Difficile controbattere effettivamente, mi sembra molto logico quello che dici. Diciamo comunque che nella fase d'infanzia forse ottenere subito dei risultati può essere una cosa che motiva il bambino.

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Simone ha già ben argomentato questa discussione su di un concetto molto complesso. Ogni diverso metodo, secondo me, può andar bene per soggetti diversi. Il Maestro lo ritengo fondamentale. Non vorrei dire molte parole, ma per la mia esperienza fatta da studente e da Musicista, penso che soprattutto sia necessario capire cosa ci sia "dietro " alla Musica. Forse la cosa propedeutica migliore è prima ascoltare molto e ascoltare i Grandi. Oggi è molto facile...basta aprire you tube e possiamo ascoltare sia il bambino principiante "tanto bravo a papa'" o il grande Rubinstein, o Lang Lang. Tutti i grandi pianisti e direttori raccontano di aver assistito a concerti e aver desiderato di essere sul podio o seduti allo strumento o di imbracciare un violino. Sicuramente ciò che ci suggerisce la Musica è il metodo migliore. Ed allora sarà il "buon" Maestro che saprà far osservare all'allievo come rendere e realizzare. Come rendere l'esecuzione efficace , giusta e piacevole all'ascolto. Come rendere le frasi intellegibili e come vestire il tutto con il "buon gusto". Insomma troverà Lui la strada per "formare" questo o quell'Allievo , anche a seconda delle sue capacità, dei suoi talenti, dei suoi limiti. Dai primi pezzi del Beyer sino alla scelta dei repertori all'Allievo più congeniali il Maestro può essere presente, se L'Allievo lo vorrà. Ognuno di noi, poi, può essere a volte Maestro , ma anche Allievo, perché non si finisce di imparare. Ognuno di noi può essere "mai Maestro" e/o "mai Allievo". Dipende anche da come si manifesta il nostro Ego.Confucio dice: "Quando l'Allievo è pronto, il Maestro appare". Ognuno interpreti questa grande frase a modo suo.

Ora quando "confezioniamo " un metodo per tutti non possiamo aspettarci grandi risultati. La Callas diceva che nel Vaccaj, libro per iniziati al canto su testi di Metastasio, c'è tutto quello che un cantante deve saper fare. Bene. Ma come deve essere cantato? Un buon libro ci può dare una piccola luce, ma un buon Maestro ci illumina. Io non ho mai seguito il metodo Suzuki e quindi non voglio dimostrarmi contrario per partito preso. Ma credo che possa solo fornire alcuni rudimenti e formule da ripetere. Certo può essere un buon inizio, ma non esauriente. Ho visto anche altri metodi a "livelli" basati su esecuzione soltanto di pezzi contemporanei. Io credo valga la pena anche studiare i grandi Classici. Ci insegnano molto. Questo senza nulla togliere alla cultura della Musica contemporanea, di diverso approccio.

Insomma ...alla fine ho parlato troppo e forse vorrei dire ancora molto. Mi fermo qui.

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Mi sono imbattuto solo oggi in questo forum ed ho già risposto a Laura, che ho trovato come prima nella lista cercando "Suzuki" . Ho dato uno sguardo alle varie rispote e, a parte di averne eventualmente saltata qualcuna, mi sembra che non si colga l'essenza del Metodo Suzuki, il quale NON è un metodo per produrre musicisti o semplicemente per fare imparare uno strumento musicale. Al contrario è un sistema semplice a prima vista ma estremamente profondo per lo sviluppo psichico dei bambini. Il Dr. Suzuki diceva sempre che il suo desiderio primario era di formare dei buoni cittadini. Come ho fatto con Laura mi permetto anche qui di consigliare una lettura fondamentale per comprendere la metodologia educativa "Suzuki":

< Shinichi Suzuki: Lo Sviluppo Precoce delle Abilità - Edizioni Volontè & C. - Milano >. Lo si trova anche su Amazon e Mondadori.  Se interessato ad avere altre informazioni basta contattarmi liberamente ( mauro.biancolevrin@libero.it ) e gratuitamente inviarò alcuni PDF che trattano alcuni aspetti basici della filosofia che sottostà al Metodo del Dr. Suzuki. 

Mauro Bianco Levrin

 

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