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Piano Concerto - Forum pianoforte
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La Scuola Di Beethoven

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Non avevo notato questa sezione, apro questo topic per parlare degli allievi di Beethoven.

 

Quali, in cosa si sono distinti e cosa hanno portato avanti del grande maestro?

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Un allievo fu Czerny, possiamo dire che di sicuro ha tante affinità con Beethoven per quanto riguarda la fuga … non gli vengono neanche a pagarle :)

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Un allievo fu Czerny, possiamo dire che di sicuro ha tante affinità con Beethoven per quanto riguarda la fuga … non gli vengono neanche a pagarle :)

 

Bella roba... In queste due righe stai dicendo che 1) a Beethoven non venivano le fughe nemmeno a pagarle (il ché non è assolutamente vero), 2) Czerny merita di essere ricordato solo per il fatto che, come a Beethoven, non gli venivano le fughe nemmeno a pagarle. Scarsino e del tutto infondato.

 

Le parole di Haydn su Beethoven. Queste sì, sono due righe che val la pena di leggere.

«Avete molto talento e ne acquisirete ancora di più, enormemente di più. Avete un'abbondanza inesauribile d'ispirazione, avete pensieri che nessuno ha ancora avuto, non sacrificherete mai il vostro pensiero a una norma tirannica, ma sacrificherete le norme alle vostre immaginazioni: voi mi avete dato l'impressione di essere un uomo con molte teste, molti cuori, molte anime.»

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Nella 110 tanto per portare un'esempio c'è fuga e fuga rovesciata. Una più bella dell'altra...

 

Esatto... e la fuga delle Diabelli? e quella delle Variazioni sull'Eroica? E La Grande Fuga?!! :huh:

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Ciao a tutti e molte grazie a Simone che ha aperto questa sezione, esordendo già con una ottima osservazione, puntuale e correttissima!

Sul modo di procedere di B. nella Fuga, esistono due libri dedicati proprio a quest' argomento che sfatano i luoghi comuni che ahimé si ripropongono: il primo è l' ottimo Beethoven's Fugues di Donald Francis Tovey, Oxford University Press, del 1944. Analisi completa sullo sviluppo dell' idea fugata in B. L' altro, recentissimo, della Dott.ssa Julia Ronge, con la quale abbiamo avuto un piacevole scambio di opinioni proprio l' estate scorsa al BH. Il ibro si intitola Beethovens Lehrzeit: Kompositionsstudien bei Joseph Haydn, Johann Georg Albrechtsberger und Antonio Salieri. Julia osserva attentamente gli studi fatti dal nostro soprattutto col l' Albrechtsberger, che proprio un cretino, parlando di fughe, non era. L' osservazione finale riguarda il fatto che chiunque di noi può scrivere fughe corrette, ma qua la forma si flette all' intenzione, ma senza essere scorretta. Quando si tratta semplicemente di scrivere e di scegliere fra correttezza formale ed espressione, B. sceglie sempre la seconda. Per replicare al post inserito proprio mentre sto scrivendo, ecco una piccola lista a memoria delle fughe in catalogo: Opus 35 15 variazioni e Fuga per Pianoforte in mib maggiore su un tema tratto dalle "Le Creature di Prometeo", Opus 43. Opus 133 Grande Fuga, in si bemolle maggiore, per 2 Violini, viola e Violoncello Opus 134 Grande Fuga, , in si bemolle maggiore, per Piano 4 mani (trascrizione dall'opus 133) Opus 137 Fuga per 2 Violini, 2 viole e Violoncello, in re maggiore. Poi le fughe inserite nelle composizioni più importanti, dalla 110 all' Opus 106! Ragazzi! la fuga della Hammerklavier! E poi quelle due fughe delle Diabelli? E quella nella Missa Solemnis? Infine, per piacer del cielo, ecco delle fughe che non sono "Tantot libre tantot recherchée" : Hess 64, WoO 31, Hess 29, 30, 31.... e per ultimo, nei prossimi giorni inserirò l' edizione originale del libro di Seyfried "Beethoven Studien" sul sito, cosicché ci si potrà rendere conto che fughe scolastiche B. ne scriveva a mazzi come i fiori (credo siano sopravvissuti circa 450 esercizi, fra editi ed inediti)

 

Bacioni a tutti!

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Premesso che quoto tutti gli interventi a parte quello di Backspace, al massimo Czerny non ha capito una mazza della lezione (sulla fuga) di Beethoven ;)

 

Del resto la grande fuga facciamo fatica a comprenderla veramente ancora oggi, la ritengo uno dei brani più avanguardistici della storia, ancora oggi non si sono sciolti tutti i nodi…figuriamoci dove poteva arrivere un uomo del suo tempo ...

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Se si intende come "Allievo" una persona che segue assiduamente le lezioni da un maestro o da un "pedante", Beethoven ebbe solamente un allievo, ovvero l' Arciduca Rodolfo d' Austria, cui non lesinò neppure delle bacchettate sulle mani. Anche in questo caso, ecco il romanzo familiare di Beethoven che si ripropone: nessuna famiglia, nessun allievo che potesse apprendere la sua tecnica. Rodolfo era musicalmente discreto, (credo esista qualche registrazione di sua musica da camera, a cura della Bayer Records), ma niente di eccelso (ma economicamente fondamentale!). Inutile dire che B. gli dedicò molte opere, dal famoso trio Opus 97 ecc... Interessante è il tema "O Hoffnung" WoO 200, sul quale l' Arciduca scrisse una moltitudine di variazioni di interesse modesto. (altrettanto modeste sono le variazioni che scrisse per l' album delle "Variazioni Diabelli"). Insomma, forse si potrebbe dire che Beethoven scelse con cura il suo allievo: ricco, potente, fedele, mediocre....

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Grazie Armando

 

Insomma, forse si potrebbe dire che Beethoven scelse con cura il suo allievo: ricco, potente, fedele, mediocre....

 

Con "mediocre" però sei un po' "cattivello" .... , non penso Beethoven temesse "avversari" , anche il buon Schubert ne venne adombrato ... e parliamo di un altro geniaccio ;)

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No no Beethoven era ben consapevole del suo ruolo primario nella cultura del tempo. Il nocciolo è che detestava gli allievi, (detestava gli allievi- Allevi.... bella assonanza... su questo dovrò rifletterci sopra.... ) però amava molto le "palanche", quindi ha scelto, non consapevolmente o intenzionalmente (la seconda che ho detto, come diceva Quelo) il personaggio che lo impegnasse meno, pagasse molto e che fosse la chiave per entrare nei salotti bene. Chi meglio di Rodolfo? Ma chi avrebbe tollerato all' epoca di avere una messa per la sua elezione di Arcivescovo due anni dopo la cerimonia? (mi sarei inc. pure io beethoveniano di ferro!!) In quanto alla mediocrità di R. in effetti è una mediocrità puramente musicale. Rodolfo era - al contrario - un uomo di ottime virtù e fu molto amato ad Olomuc. Pensa che si opposero - senza successo - alla traslazione del suo corpo nella Cripta dei Cappuccini a Vienna. Analizzando alcune sue opere forse svettano (ma svettano come cavalcavia di autostrada) due trii per clarinetto. Appunto Rodolfo ebbe lezioni di teoria, ma B. non fu in grado (o non ne ebbe intenzione) di donare nulla del su IO musicale. Infine, mi sa che fra tutti ci siamo dimenticati della formidabile fuga della sonata per violoncello Opus 102 che tanto fece sbalordire Shindler!

 

Amicizia----------------------------------------

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Beh, tutti sanno che Czerny prese lezioni da B. fra il maggio 1801 e metà 1803. L' anedottica ci riporta di un Beethoven ammirato della tecnica di Czerny lo volle come allievo. Ebbene, io diffido sempre dei riporti ottocenteschi, che hanno rovinato - per esempio - la memoria del rapporto fra Haydn e B, che fu al contrario sempre molto cordiale. Indubbiamente Beethoven si fidava in alto modo dello Czerny, tanto da affidargli l' ingrato ruolo della parte del solista nella prima del suo quinto concerto per pianoforte - onore-onere non trascurabile! - nel febbraio (o giù di lì) del 1812. Inoltre ha trascritto per pf le sinfonie di b, ma ha fatto trascrizioni di altre opere: settimino, quartetti eccc..... Nei quaderni il rapporto fra i due è sempre molto franco e cordiale, ma come compagno di bevute B. preferì sempre Holz. (Czerny doveva essere veramente pesante... poi come B. rimase sempre "signorino") Ho un bel libro che si intitola "Beyond the Art of Finger Dexterity di David Gramit., nel quale viene messa in luce la qualità della produzione musicale di Czerny, a prescindere dalla produzione teorica e teoretica musicale. Ok. Ci siamo. Detto questo, rispetto, stima, tutte le sonate suonate a memoria... tutto bene............ ma....... leggo su un quaderno di conversazione che, quando a Beethoven, attorno al 1824, un amico domandò quale edizione del Metodo di Czerny dovesse acquistare, Beethoven scrisse: "dia retta a me, usi il metodo Clementi". Un bell' applauso. aὐτὸς ἔφa. Ipse Dixit.

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Beh, gentile Azzurro, proprio definire Karl un allievo è un poco esagerato. All' epoca gli studenti studiavano regolarmente musica, e Karl non fece eccezione. In più era nei desideri dello zio farne qualcosa, e ne volle un primo tempo fare un musicista. Il Salomon, in un libro famoso traccia il profilo di B. proprio a partire dalla proiezione psicologica che ebbe nei confronti del nipote (non è neppure immaginabile il trauma di questo ragazzo conteso fra madre e zio). Di mano del nipote, comunque, ci rimane proprio poco: qualche esercizio molto semplice proprio a cavallo degli abbozzi della sonata Opus 106. (nonchè il testo di Holz Holz geigt die quartette WoO 204) Più interessante sarebbe analizzare i manoscritti del fratello di B. e padre di Karl, Caspar Anton Carl. Lui si che aiutò fattivamente Ludwig, e credo di potere attribuirgli almeno i minuetti WoO 12 ed il trio per pianoforte, violino e violoncello Anhang 3.

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