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Viaggio all'interno del pianoforte

 

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Movimento e sensazione nel "Doppio scappamento"

Perchè appare così complessa la tecnologia del pianoforte ? Perché è così difficile il dialogo tra pianista e tecnico ? Perché è così raro l'avvicinamento ai segreti della meccanica di un piano da parte del pianista ? Un probabile risposta sta forse nella disaffezione che nel tempo si è venuta a creare nei riguardi di funzioni e meccanismi i quali, certi e precisi per definizione, appartengono al mondo della scienza e della tecnica. Ben lontana è la sfera artistica, dove gli elementi di appartenenza sono invece personali e sfumati. La convizione, poi, di una impenetrabilità di certi principi di funzionamento di uno strumento musicale non favorisce l'avvicinamento delle due sfere di conoscenze, privando il musicista del piacere di esplorare il proprio strumento e trarne grandi vantaggi per la sua carriera professionale. Nel caso del pianista questo allontanamento si constata molto di frequente, sia per la complessità dello strumento, sia per l'assenza di una informazione che sia resa in un linguaggio comprensibile e soddisfacente. La complessità, in realtà, esiste poiché ci troviamo di fronto ad uno strumento che in circa due secoli di evoluzione ha subito notevoli e continue modifiche sotto il profilo tecnologico. L'informazione manca perché non sussiste una dispciplina, in Italia, che si proccupi di affrontare e di battere i problemi ed i principi organologici che interessano il pianista nel suo approccio allo strumento. Nel nostro viaggio, che non ha certo la pretesa di esaurire le innumerevoli conoscenze nel campo, tenteremo di esplorare tali difficili meccanismi e cercheremo di chiarire alcuni concetti fondamentali che nel tempo, per tradizione artigiana, i tecnici hanno "vestito" con definizioni e significati alquanto lontani dalla realtà o almeno poco adatti a raffigurare certi fenomeni che si manifestano nel funzionamento dello strumento. Una di queste definizioni ormai consolidata nel linguaggio tecnico ed anche pianistico, è quella di "doppio scappamento", che distinguerebbe la meccanica del pianoforte a coda da quella del verticale. Una delle fondamentali innovazioni successive all'invenzione di Cristofori ed a quelle di altri suoi successori fu l'introduzione, da parte di Erard, di tale tipo di meccanica. Si tratta di un meccanismo più sofisticato rispetto al "semplice scappamento" di prima invenzione, che si limitava soltanto a "sfuggire" sotto la stina del martello immediatamente dopo che questo avesse incontrato la corda. Il grande vantaggio della moderna meccanica, come il pianista ben avverte sotto le sue dita, è quello di poter ribattere velocemente un qualsiasi tasto senza attendere che questo torni ogni volta e completamente nella sua posizione iniziale di riposo. E' sufficiente, infatti, a condizione di una buona regolazione, che il tasto risalga dal fondo di circa 2/5 della sua corsa perché il martella possa essere pronto ad un nuovo colpo contro la corda. Grande vantaggio per il musicista, che può così economizzare l'ampiezza dei movimenti di articolazione e di rotazione e realizzare più facilmente altri gesti fondamentali di base come il "legato" e lo "staccato", il "non legato", le note ribattute ecc. Qual'è il miracolo di questa nuova invenzione ? Perché ancora tanti misteri avvolgono il buon funzionamento di questo meccanismo ? Perché l'uso del termine "doppio" quando la leva di scappamento è sempre una ed una sola ? Potremmo arrivare ad una risposta con definizioni e grafici parlando di leve, di perni e di spinte, nominare lettere ed incognite, tracciare tangenti e linee di forza, enunciare formule ed equazioni. Una volta tanto, invece, vorremmo parlare delle sensazioni. Sì, proprio di quelle che il pianista avverte durante l'esecuzione di un brano, magari riservando volutamente una maggiore attenzione alla risposta che lo strumento è capace di dare alle sollecitazioni della sua mano. Una sensazione moltoricorrente, che il pianista esplicita dopo aver provato uno strumento, è quella di aver avvertito una "tastiera troppo lenta" o "troppo dura" rispetto a quella alla quale è abituato. Nel primo caso, avrà avvertito un senso di insicurezza e di inaffidabilità ad eseguire veloci passaggi; nel secondo una maggior fatica muscolare per eseguire gesti di ripetizione come "note ribattute", "ottave in rapida successione", "staccati veloci", ecc. In tutti e due i casi, la causa è da ricercare quasi sempre nella cattiva condizione di funzionamento di alcune parti come i "perni di centro della meccanica", per mezzo dei quali i più importanti pezzi della meccanica stessa si muovono e danno vita all'energia finale occorrente al martello per percuotere la corda. Tali perni costituiscono dei veri punti di articolazione, come lo sono, nel nostro corpo le rotule dei ginocchi ad esempio. Con l'usura ed in particolari condizioni di temperatura e di unidità relativa tali "articolazioni" del pianoforte divengono più rigide e/o più lente attraverso un processo purtroppo irreversibile ma non irrimediabile. L'artrite o l'allentamento di certi legamenti possono essere due buoni esempi di paragone riferiti al corpo umano, ma nel pianoforte esiste una vantaggiosa realtà: è possibile sostituire tali perni e restituire alla meccanica la "giovinezza" di un tempo. E' pur vero che tali sensazioni sulla tastiera non dipendono unicamente dalla "malattia dei perni", come, nel nostro corpo, un sintomo può dipendere da cause diverse e combinate tra loro. La meccanica di un piano a coda si muove grazie alla rotazione di alcune parti ma anche grazie allo "scivolamento". E' il caso proprio della famigerata "leva di scappamento", cioé quella levetta che permette alla stina del martello di salire fino a che quest'ultimo colpisca la corda. Subito dopo il colpo, la levetta di scappamento "sfugge" alla spinta e, dopo aver assolto al suo dovere, si mette momentaneamente da parte. Se quest'ultima condizione non si verificasse, il martello rimarrebbe attaccato alla corda senza permettere a quest'ultima di vibrare liberamente. Così accadeva nel clavicordo dove le "tangenti" lasciavano le corde solo se le deita dell'esecutore lasciavano ritornare i tasti alla loro posizione di partenza. Il pianista, invece, avverte sul moderno strumento un piccolo piacevole "scatto" allorché la leva di scappamento sfugge sotto al rullino del martello ed annulla la sua spinta. Quando ciò avviene il martello ha già incontrato la corda ed il tasto è quasi al massimo del suo affondo. Questo scatto quasi inavvertibile in una meccanica ben regolata e non troppo usurata, diviene con il tempo troppo evidente, quasi "duro" e fastidioso. Inoltre disorienta il pianista, il quale avverte una discontinuità nella resistenza che i tasti oppongono alle sue dita. Un altro elemento della meccanica è responsabile, oltre ai perni di centro, di questo inconveniente. La leva di scappamento, per spingere la stina del martello in alto, si punta contro un piccolo rullino cilindrico rivestito in pelle. La punta della levetta di scappamento spinge e scivola lungo la superficie del rullino fino a quando, volutamente un altro piccolo congegno gli "ordina" di sfuggire alla spinta. Questo continuo "comando" logora la pelle del rullino che via via, come un'anziana signora, perde la sua "bella forma" di un tempo. La forma perfettamente tonda del rullino si appiattisce ed impedisce così il tranquillo scivolamento della leva di scappamento lungo la sua superficie di circonferenza. Anche in questo caso, al pari di un intervento di chirurgia estetica, il tecnico può ripristinare questa rotondità sostituendo la pelle dei rullini o, se ciò non bastasse, sostituendo tutti i rullini con una nuova serie della stessa misura. Tutto questo complicato movimento avviene in una frazione di secondo e si ripete centinaia di migliaia di volte durante un'esecuzione, su uno o più tasti, in diverse zone della tastiera. Non è superfluo, a questo punto, sottolineare che per ripetere un abbassamento di uno o più tasti, sarebbe necessario che questi ritornassero alla loro posizione di partenza: infatti la fase che deve attirare di più la nostra attenzione è proprio quella di "ritorno" del tasto e non quella di "abbassamento". Vediamo insieme il perché di ciò, immaginando di vedere un film al rallentatore. Quando il pianista inizia a togliere il peso del dito dal tasto, la leva di scappamento comincia a riposizionarsi sotto il rullino tondo, ma... Ecco che a circa 2/5 della corsa del tasto (cioé molto prima che il tasto ritorni alla sua posizione di riposo !) avviene il miracolo: un'altra levetta, tangente al rullino, detta di "ripetizione", spinge in alto allegerendo il peso dell'asticciola del martello fino a sollevarla. Via libera per lo scappamento, che non si aspettava davvero di potersi mettere nella sua posizione iniziale con tanto anticipo. Il pianista può, in quel momento, addirittura risuonare la nota ottenendo la stessa intensità del primo colpo ed avverte una strana sensazione: senza aver fatto risalire il tasto completamente alla sua posizione iniziale, sente di nuovo sotto al dito la consistenza ed il peso del martello pronto a colpire la corda di nuovo. Sembra proprio esistere un "secondo scappamento" pronto ad agire in anticipo rispetto al primo. In realtà il "doppio scappamento" non esiste. L'unico che la meccanica prevede è aiutato, come detto, da una leva e da una molla che gli permettono di riposizionarsi sotto il rullino con un certo anticipo. Quando la meccanica non è ben regolata, con il tempo e l'usura, questo complesso e miracoloso processo è quasi vanificato come pure è disturbato se alcune parti non compiono liberamente i loro movimenti (perni di centro non efficienti, rullini deformati, guarnizioni dei tasti consumati). E' il caso di parlare di veri e propri ostacoli che "cospirano" contro il buon funzionamento della meccanica e contro la buona performance che il pianista si propone di ottenere. Questi piccoli "diavoletti" che cercano di nascondere le prerogative di scelta che le Case Costruttrici vantano sui propri strumenti prendono il "secondo nome" tecnico di attriti, riguarderanno l'oggetto di trattazione del nostro prossimo incontro.


A cura di Paolo Ferrarelli (Pianista, Musicologo, Pianoexpert) che sarà lieto di essere gratuitamente a vostra disposizione per esaminare e risolvere i problemi del vostro pianoforte.